Dopo aver perso la maggioranza assoluta in parlamento alle elezioni legislative di giugno e non essere riuscito a coinvolgere nessun partito in un accordo di coalizione, il 4 luglio il presidente Emmanuel Macron ha presentato il primo governo di minoranza in Francia da quasi trent’anni. Le novità sono poche: la premier Élisabeth Borne resta al suo posto, il popolare ministro della salute Olivier Véran diventa portavoce dell’esecutivo mentre il ministro della solidarietà Damien Abad, indagato per violenza sessuale, non è stato confermato. Macron ha invitato il governo a “tenere duro”, dato che lo attende una lunga fase di continuo confronto politico a cui la Francia non è abituata: ogni iniziativa legislativa dovrà essere negoziata con le opposizioni di destra e di sinistra, che hanno già cominciato a formulare le proprie proposte, come la tassa sui profitti straordinari delle aziende energetiche presentata dal Partito comunista. Per evitare imbarazzi, nota Le Figaro, dopo il rimpasto Borne non chiederà il voto di fiducia al parlamento, rompendo una tradizione consolidata nella politica francese.◆

Questo articolo è uscito sul numero 1468 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati