Il comunicato diffuso il 5 maggio dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) risveglia pessimi ricordi: dopo la morte di tre passeggeri su una nave da crociera olandese nell’oceano Atlantico, l’istituzione ha parlato della possibilità di una “trasmissione tra esseri umani” dell’hantavirus, che ha origine dai roditori.
Allo stato attuale niente lascia pensare che l’allerta possa trasformarsi in una pandemia mondiale simile a quella del covid-19, anche se bisogna ammettere che le leggerezze rispetto ai primi segnali della malattia a bordo della nave ricordano le esitazioni e le smentite in occasione della comparsa del covid a Wuhan, in Cina, nel dicembre 2019, prima che il virus travolgesse il pianeta.
A questo punto è legittimo domandarsi se il mondo abbia imparato la lezione della pandemia. Siamo più preparati dal punto di vista collettivo ad affrontare fenomeni che gli epidemiologi considerano inevitabili in un sistema globale, in cui centinaia di milioni di persone si spostano ogni anno e dove gli umani dominano sul regno vegetale e animale esponendosi a dei rischi? La risposta, purtroppo, è no.
Il ruolo dell’Oms
La lotta contro il covid-19 è stata ostacolata dall’opacità cinese sulle origini della trasmissione del virus (ancora non chiarite) e dal comportamento controverso dell’Oms. L’istituzione, infatti, aveva rilanciato le informazioni incomplete diffuse dalle autorità cinesi, ritardando la reazione del resto del mondo.
Il ruolo dell’Oms può essere determinante. Ne sono stato testimone a Pechino durante la diffusione della Sars, una malattia respiratoria provocata da un altro coronavirus. All’epoca, quando il governo cinese aveva nascosto la trasmissione del virus nella capitale, gli ispettori dell’Oms avevano dichiarato di “non credere più alle cifre diffuse dalle autorità”. Due giorni dopo il ministro della sanità era stato licenziato e la Cina aveva scelto la via della trasparenza.
Questi due esempi opposti evidenziano fino a che punto la cooperazione intenzionale sia importante. È precisamente questo il ruolo dell’Oms. Eppure gli Stati Uniti di Donald Trump hanno voltato le spalle all’organizzazione attraverso uno dei primi decreti firmati dal nuovo presidente nel gennaio 2025, entrato in vigore un anno dopo.
Qual è oggi la conseguenza di questo gesto? Gli Stati Uniti erano il primo finanziatore dell’Oms, oltre a disporre di un imponente sistema scientifico che partecipava ai lavori dell’organizzazione. Ora tutto questo non esiste più. Come prevedibile, è la Cina ad aver raccolto il testimone, aumentando il suo finanziamento all’Oms a cinquecento milioni di dollari.
Lasciando l’Oms e nominando come segretario alla salute Robert Kennedy Jr., un politico vicino alle teorie del complotto, Trump è rimasto fedele alla sua opposizione al multilateralismo. Ma come succede con il clima, i virus sono problemi che non riguardano mai un solo paese. Lo dimostra il fatto che sia stata proprio l’Oms, grazie a una rara intesa tra Stati Uniti e Unione Sovietica, a permettere di debellare il vaiolo.
Casualmente la nave olandese dove si sono verificati i decessi causati dall’hantavirus era partita dall’Argentina di Javier Milei, un paese che ha seguito l’esempio di Trump.
L’Oms di sicuro non è perfetta, così come le altre organizzazioni delle Nazioni Unite. Ma non è distruggendo quel poco di cooperazione internazionale esistente che il mondo migliorerà. Piuttosto rischia di succedere il contrario.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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