Dopo la rivoluzione islamica del 1979 e la crisi degli ostaggi nell’ambasciata statunitense a Teheran, l’Iran è sempre stato il principale elemento di disturbo per Washington al livello globale. Più della Corea del Nord, più di Cuba. E più della Russia e della Cina (anche se l’attacco all’Iran è un segnale inequivocabile per Pechino). Verrebbe da dire che l’Iran ha rovinato i piani di Trump. I negoziatori iraniani si sono dimostrati capaci e gli israeliani hanno avvertito: “La stanno tirando per le lunghe, vi stanno prendendo in giro”. E così è arrivata l’ora della vendetta.
Ne consegue che l’attuale guerra (a differenza di quella di “riscaldamento” dello scorso giugno) ha un’importanza fondamentale e potrà concludersi (dal punto di vista di Trump) solo in due modi: o l’attuale regime chiederà perdono a Washington per tutti i suoi peccati, cedendo le scorte di uranio arricchito e rinunciando a dotarsi di armi nucleari; oppure se non si arrenderà sarà distrutto.
Per l’attacco è stato scelto il momento giusto: la Russia ha le mani legate dalla guerra in Ucraina; la Cina da sola, senza Mosca, non s’immischierà e si limiterà a brontolare; i paesi arabi sono divisi: c’è chi ingoierà il boccone amaro, chi festeggerà in silenzio e chi andrà su tutte le furie assumendo una posizione anti-iraniana per essere stato bombardato sul proprio territorio. L’Iran dovrà comunque cavarsela da solo.
Il vero punto è che credere a Trump è impossibile. Fidarsi è pericoloso. Trump è in grado di condurre negoziati di pace usandoli come copertura per prepararsi alla guerra. Niente è più cinico di un presidente che dà vita a un’organizzazione chiamata consiglio di pace e contemporaneamente attacca stati sovrani. In realtà in politica e in diplomazia il cinismo oggi è moneta corrente. I prossimi giorni ci diranno se sarà Trump a fallire o l’Iran a cedere. Comunque sia, la potenza militare è ovviamente dalla parte degli Stati Uniti e di Israele. Vladimir Orlov, Kommersant, Russia
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati