Come si fa ad accettare le critiche?

◆ Ho letto l’articolo sulle critiche (Internazionale 1654) dalla mia prospettiva di sindaca di Orvinio, un piccolo comune del Lazio. Qui la critica non è mai un dato statistico o un commento sui social media, ma ha il volto di un vicino di casa o la voce di chi incontri la mattina al bar. In una comunità così ristretta, imparare a “incassare” non è solo un esercizio psicologico, ma un atto politico di resistenza. Se la critica ci abbatte, il servizio pubblico si paralizza; se invece impariamo a considerarla come un termometro del sentire comune, la nostra vulnerabilità si trasforma in ascolto. Spesso, chi critica agisce parallelamente all’amministrazione, senza mai convergere. Il vero salto di qualità, per chi governa e per chi osserva, sarebbe trasformare quel dissenso in collaborazione attiva. Accettare un commento negativo significa cercare di riportare al centro chi ha scelto di restare ai margini a giudicare, perché, in fondo, ogni critica è un segnale di cura verso il bene comune.
Roberta De Sanctis

Come rifare l’America

◆ L’articolo di Adam Shatz (Internazionale 1654) dice molto sugli Stati Uniti di oggi e su come siano arrivati all’attuale stato di degrado, anche se trovo che la copertina tradisca le aspettative sulle risorse di cui ancora disporrebbero per reinventarsi (riconducibili scontatamente a Mamdani). Lo stesso autore afferma che “New York non è gli Stati Uniti”. Mettendo da parte fantasie consolatorie, occorrerebbe ripartire dal senso di vergogna. Peccato che ne sia rimasto ben poco in circolazione.
Daniele Baldisserri

Complotti

◆ Il podcast di Leonardo Bianchi (internazionale.it) è magistrale. Il taglio delle interviste, le testimonianze e le musiche rendono questo prodotto unico. Parlare di complotti senza cadere nelle solite atmosfere tragiche, cupe o misteriose è il metodo più efficace per smontare queste assurdità così pericolose.
Fulvio

Un mondo di single

◆ Negli ultimi numeri è stato spesso affrontato il tema del calo delle nascite (Internazionale 1653). Trovo incredibile però che nessuno degli articoli parli del fatto che se la popolazione mondiale continua a crescere, le risorse diminuiscono. So che è un argomento spinoso da affrontare, ma non vorrei che ci si concentrasse troppo sul problema urgente di rendere economicamente sostenibile un sistema in cui l’età media si alza, sottovalutando le conseguenze a lungo termine.
Giacomo Lamura

Errori da segnalare?
correzioni@internazionale.it

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati