A causa della guerra nel golfo Persico, il Sud Sudan ha cominciato a razionare l’elettricità nella capitale Juba, lo Zimbabwe a diluire il carburante aumentando la percentuale di etanolo, Mauritius ed Etiopia a limitare i consumi o a destinare le riserve energetiche ad alcuni settori. “Ma nel mondo degli affari gli sconvolgimenti internazionali creano anche dei vincitori”, scrive il settimanale keniano The East African. “Con il mar Rosso e lo stretto di Hormuz bloccati, l’Africa è diventata un corridoio alternativo per i trasporti marittimi e la Nigeria ne approfitta”. L’uomo più ricco del continente, l’imprenditore Aliko Dangote, proprietario di una megaraffineria vicino a Lagos, sta negoziando contratti per 1,2 miliardi di dollari per la vendita di fertilizzanti e petrolio a dodici paesi africani. Ma non è l’unico: stanno facendo grandi affari anche l’etiope Belayneh Kindie (logistica), il tanzaniano Mohammed Dewji (oli alimentari e farine), il keniano Vimal Shah (beni di largo consumo). Anche la compagnia aerea Ethiopian airlines sta beneficiando di un aumento del traffico delle merci. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati