Le elezioni legislative armene, osservate attentamente da Mosca e dall’Unione europea, si sono concluse con la vittoria del partito del premier Nikol Pashinyan, al governo dal 2018. La sua formazione – Contratto civile, su posizioni centriste ed europeiste – ha ottenuto quasi il 50 per cento dei voti, seguita da Armenia forte, del filorusso Samvel Karapetyan, con il 23 per cento. Come spiega il sito armeno Evn report, il voto ha dato a Pashinyan un mandato per continuare la battaglia contro gli oligarchi e proseguire il percorso verso l’Europa. “L’Armenia può anche cercare di avvicinarsi all’occidente, ma non si libererà facilmente dell’influenza russa. I legami economici e di sicurezza sono troppo stretti, e il desiderio di maggiore libertà si scontrerà con la realtà di una lunga dipendenza. L’Armenia resta un paese nel limbo”, scrive il tedesco Frankfurter Rund­schau, a cui fa eco il bulgaro Trud: “L’Armenia è diventata un nuovo fronte nello scontro geopolitico tra Mosca e Bruxelles. Il rischio è che ora sia spinta verso un’alleanza con l’Unione europea, che non ha troppa voglia di accettarla e neanche gli strumenti per proteggerla”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati