Armenia

Armenia

Capitale
Jerevan
Cambio
Ora locale
Borsa
Meteo
Pil pro capite
Temperatura
Popolazione
Moneta
Dram
Superficie
Putin è di nuovo padrone del gioco nel Caucaso

Nel conflitto nel Nagorno Karabakh il presidente russo ha lasciato spazio alla Turchia che appoggia l’Azerbaigian, ha invitato gli armeni a riconoscere il cessate il fuoco e ha anche approfittato del fallimento europeo nelle trattative. Leggi

La sconfitta dell’Armenia ribalta gli equilibri nel Caucaso

Dopo un mese di guerra sul destino dell’enclave del Nagorno Karabakh abbiamo un vincitore militare, l’Azerbaigian, e due vincitori politici, la Russia e la Turchia. Leggi

pubblicità
Una notte sotto le bombe in Nagorno Karabakh

Nelle ultime quattro settimane il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il controllo della repubblica autoproclamata ha causato quasi mille morti. Un reportage dalla città di Stepanakert. Leggi

Putin impone una fragile tregua nel Nagorno Karabakh

Al di là del conflitto tra Azerbaigian e Armenia sul destino del Nagorno Karabakh, sono i rapporti di forza tra le potenze regionali la posta in gioco nell’attuale scontro. Leggi

I paesi dell’ex Unione Sovietica preoccupano Putin

Nella regione è in corso un cambiamento generazionale, quasi trent’anni dopo la caduta dell’Urss. E questa aspirazione preoccupa il presidente russo che ha appena fatto approvare il prolungamento a vita del suo potere. Leggi

pubblicità
La guerra tra l’Armenia e l’Azerbaigian diventa più sanguinosa

Attacchi indiscriminati e sproporzionati, vittime tra i civili, scuole e ospedali colpiti. I combattimenti tra armeni e azeri per il controllo del Nagorno Karabakh possono essere fermati solo da un intervento internazionale. Leggi

Russia e Turchia si sfidano nel conflitto del Nagorno Karabakh

Il Caucaso meridionale diventa il terzo “fronte”, insieme a Siria e Libia, di un rapporto complesso e basato soprattutto sulle relazioni personali tra i due autocrati, Recep Tayyip Erdoğan e Vladimir Putin. Leggi

Cosa c’è dietro gli scontri nel Nagorno Karabakh

L’Azerbaigian ha lanciato un’offensiva nella regione occupata dall’Armenia negli anni novanta: la dittatura di Ilham Aliyev ha un grande bisogno politico di una guerra in questo momento. Leggi

La miniera d’oro che divide l’Armenia

Il progetto per la costruzione di una miniera è bloccato da anni perché il governo non riesce a decidere se tutelare l’ambiente o attrarre investitori stranieri. Intanto gli attivisti dell’area lottano per il diritto all’acqua pulita. Leggi

Sulle tracce di mio padre

Nel 1915 il governo turco ordinò lo sterminio degli armeni dell’Anatolia. Centinaia di migliaia di persone furono uccise. Molte altre fuggirono. Tra loro c’era Setrak, il padre dello scrittore Jean Kehayan. Dall’archivio di Internazionale. Leggi

pubblicità
Ritagli di Armenia

Da cinque anni il festival Emerging talents si occupa di promuovere fotografi emergenti da tutto il mondo. Tra gli autori in mostra, il progetto di Lucie Khahoutian. Leggi

Le proteste in Armenia che preoccupano Mosca

Nikol Pashinyan doveva diventare primo ministro, ma il suo impegno contro la corruzione non l’ha aiutato. Ora il paese si prepara a un blocco totale. Leggi

Il partito al potere verso la vittoria alle legislative in Armenia.
Il partito al potere verso la vittoria alle legislative in Armenia. Il partito repubblicano dell’attuale presidente Serge Sarkissian, secondo le prime proiezioni, ha ottenuto il 46 per cento dei voti alle elezioni legislative, contro il 25 per cento guadagnato dalla coalizione di opposizione, guidata dall’uomo di affari Gaguik Tsaroukian.
Si è conclusa la crisi degli ostaggi a Erevan, in Armenia.
Si è conclusa la crisi degli ostaggi a Erevan, in Armenia. Il gruppo armato che il 17 luglio si era asserragliato con alcuni ostaggi all’interno del comando della polizia della capitale armena si è arreso. Lo hanno reso noto fonti della sicurezza locale, che ha arrestato venti persone. I miliziani erano sostenitori di Jirair Sefilian, esponente di primo piano dell’opposizione, arrestato a giugno dopo un tentativo di colpo di stato.
Un’altra notte di tensioni e proteste in Armenia

Un gruppo armato ha occupato un commissariato a Erevan, in Armenia, per chiedere le dimissioni del presidente Serž Sargsyan. Quattro agenti sono ancora in ostaggio. Il 20 luglio migliaia di persone sono scese in strada per chiedere una soluzione pacifica al governo. Ci sono stati violenti scontri tra dimostranti e forze di sicurezza. Il video dell’Afp. Leggi

pubblicità
Ancora in corso l’occupazione di un commissariato a Erevan, in Armenia.
Ancora in corso l’occupazione di un commissariato a Erevan, in Armenia. Un gruppo armato legato a un oppositore politico, Jirair Sefilian, ha fatto irruzione il 17 luglio in un commissariato delle capitale e da allora tiene in ostaggio cinque persone. Durante la notte sono stati liberati due ostaggi. Gli uomini armati chiedono le dimissioni del presidente Serž Sargsyan.
In Armenia un gruppo armato ha occupato un commissariato
In Armenia un gruppo armato ha occupato un commissariato. Un agente sarebbe morto. Gli uomini sono ancora all’interno del commissariato, nella capitale Erevan. Hanno in ostaggio sette agenti, tra cui il capo della polizia locale, e chiedono la liberazione di Jirair Sefilian, un politico dell’opposizione arrestato in giugno per detenzione illegale di armi. È in corso una negoziazione per trattare la resa degli attentatori.
In Armenia il papa tiene viva la memoria del genocidio

Da quando è in carica, papa Francesco ha moltiplicato gli incontri e le proposte senza dare molto peso alle formule diplomatiche. La sua virtù principale? La franchezza. Ne ha fornito una nuova prova in occasione del suo viaggio in Armenia, la più antica nazione cristiana. Leggi

Il papa visita l’Armenia e condanna il genocidio compiuto dai turchi.
Il papa visita l’Armenia e condanna il genocidio compiuto dai turchi. Francesco ha partecipato alla commemorazione nella capitale Erevan di quello che ha definito “il genocidio”. Nel 2015 un riferimento simile ha scatenato una crisi diplomatica tra Vaticano e Ankara, che ha sempre negato di aver sterminato 1,5 milioni di persone di origine armena nel 1915, durante la prima guerra mondiale.
Turchia e Armenia alzano i toni in vista del voto tedesco sul genocidio armeno.
Turchia e Armenia alzano i toni in vista del voto tedesco sul genocidio armeno. Il nuovo primo ministro turco Binali Yıldırım ha definito “assurda” la risoluzione che sarà votata domani al parlamento tedesco, in base alla quale l’uccisione di massa degli armeni nel 1915 sarà ufficialmente definita un “genocidio”. Secondo Yıldırım la risoluzione danneggerà i rapporti tra Berlino e Ankara. Il presidente armeno Serž Sargsyan ha invece auspicato che i deputati tedeschi non si facciano intimidire dalla Turchia.
pubblicità
Abbonati a Internazionale per leggere l’articolo.
Gli abbonati hanno accesso a tutti gli articoli, i video e i reportage pubblicati sul sito.
Sostieni Internazionale
Vogliamo garantire un’informazione di qualità anche online. Con il tuo contributo potremo tenere il sito di Internazionale libero e accessibile a tutti.