Lídia Jorge (Ulf Andersen, Gamma-Rapho/Getty)

Quaranta giorni prima di morire, la madre della scrittrice portoghese Lídia Jorge chiese alla figlia di scrivere un libro intitolato Misericordia. Non era una richiesta nuova: l’aveva ripetuta più volte negli anni precedenti, da quando era entrata in una casa di riposo dell’Algarve, dove sarebbe morta di covid nell’aprile del 2020. Da quell’incarico è nato questo romanzo, pubblicato in Portogallo nel 2022. Contro i pregiudizi e contro ogni avversità, la vita non si ferma in una casa di riposo. Attraverso il monologo interiore della signora Albertì assistiamo tanto a routine banali quanto a fatti straordinari: una ribellione contro l’umiliazione di una seduta fotografica, la protesta per la mancanza di uova fritte, una morte dopo una notte clandestina di passione, un’invasione di formiche o l’arrivo di un virus che trasforma la struttura in una prigione per persone indifese. La scrittrice portoghese ritrae una realtà appartata, relegata in un angolo della scena occupata da una popolazione attiva sempre di fretta.

La casa di riposo è uno spazio chiuso con codici propri, dove la vita nasce e si spegne, dove le persone s’innamorano e si tradiscono, dove la malinconia si diffonde dopo ogni diminuzione nel numero dei residenti. La signora Albertì, madre di una scrittrice costretta a viaggiare per il proprio successo e alter ego della stessa Jorge, dipende dagli altri per spostarsi sulla sedia a rotelle. Compensa questa immobilità con un’immaginazione sfrenata, una naturale inclinazione alla scrittura e una memoria volubile che le consente di ricordare uno a uno i vialetti del suo giardino con tutti i loro fiori e, all’improvviso, di dimenticare parole necessarie. Lídia Jorge attribuisce due voci alla sua protagonista. Nei rapporti con gli altri la signora Albertì si rifugia spesso nel silenzio o nella reticenza. Nel flusso dei pensieri che affida a un registratore, invece, scorre un torrente di riflessioni complesse, divertenti e stravaganti. Solo con la figlia si mostra loquace, quando recupera l’antica autorità materna per rimproverarle di essere diventata una scrittrice di romanzi che finiscono male, in uno dei passaggi più spassosi del romanzo. A partire dalla figura della madre, Jorge ha costruito un personaggio potente nella sua fragilità e la signora Albertì ci offre una grande lezione di saggezza. Tereixa Constenla, El País

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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati