L’hypnagogic pop è una tendenza lo-fi degli anni duemila che scava nell’inconscio adolescenziale dei suoi autori, recuperando suoni analogici e costruendo un immaginario psichedelico innescato da ricordi di ricordi. Per entrare nel secondo disco di Chanel Beads, che ha lo stesso titolo del primo, bisogna conoscere questa tendenza, ma non è sufficiente per sbrigliarne il suono e l’approccio. Qui la bassa fedeltà nasce sul computer di casa; inoltre Shane Lavers, l’artista dietro al progetto, insegue una temporalità sfumata, più ancorata a un presente perpetuo che a una reinterpretazione del passato. In Your day will come strofa e ritornello scorrono con un ritmo costante e a un tempo medio. La voce eterea e androgina sembra quella di un cyborg, come se il midi fosse stato umanizzato. Tra la veglia e il sonno questi momenti si dissolvono continuamente, trasformandosi nell’origine di un desiderio intenso. Non è un disco che rappresenta il futuro del pop o del rock, ma per ora nient’altro coglie così bene lo spirito del nostro presente.
Allen Hale,
The Line of Best Fit
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati