L’Europa brucia e si prosciuga. Il fatto che da anni le sue temperature aumentino a una velocità doppia rispetto alla media mondiale non è più solo un’evidenza scientifica inconfutabile, ma una componente centrale della vita – e purtroppo della morte – di milioni di europei. Da metà maggio molti paesi stanno affrontando una serie di ondate di caldo estremo che non sono ancora finite e che in alcuni casi – Germania, Francia, Polonia, Ungheria e Regno Unito – hanno portato i termometri a livelli mai registrati. L’esito più drammatico della crisi climatica sono le morti premature, soprattutto tra le persone anziane. Quest’estate circa 25mila europei sono morti a causa del caldo. Nel 2024, l’anno più caldo finora, 32 paesi europei, con una popolazione complessiva di 539 milioni di abitanti, hanno registrato più di 62mila decessi legati alle alte temperature.

In attesa dei dati completi di agosto, giugno e luglio sono stati i mesi più caldi mai registrati nell’Europa occidentale e hanno messo in evidenza le tante fragilità del continente di fronte a un’emergenza che comporta anche enormi danni economici. Poche immagini rappresentano meglio questi danni come quelle degli incendi devastanti – più di 600mila ettari sono già bruciati nel 2026 nell’Unione europea – e di una siccità che ha portato il livello dei fiumi ai minimi storici come in alcuni tratti del Danubio e del Reno, due arterie economiche fondamentali per l’agricoltura, la produzione di energia, il trasporto delle merci e il turismo. La Romania ha dovuto chiudere la sua unica centrale nucleare perché il livello troppo basso del Danubio non consentiva di raffreddarla in sicurezza, e l’Ungheria ha dovuto fare lo stesso, per la stessa ragione, con la sua unica centrale, che produce circa la metà dell’elettricità del paese.

Secondo un recente rapporto della Triodos Bank, i costi e le perdite provocati dal caldo e dalla scarsità d’acqua nei soli settori dell’agricoltura, dell’energia, dei trasporti e della logistica potrebbero costare quest’anno all’Unione lo 0,5 per cento del pil, cancellando quasi la metà della crescita prevista dalla Commissione. L’Europa non è chiaramente preparata ad affrontare le conseguenze della crisi climatica, come ha dichiarato la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera. L’emergenza ci obbliga a ripensare aspetti decisivi del nostro modello sociale ed economico. E l’unica strada passa per la decarbonizzazione dell’economia e la transizione ecologica. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati