In un paese in cui le grandi industrie e le fortune politiche sono spesso legate a un sistema ferroviario vasto e interconnesso, l’India ha speso molto per l’acquisto di nuovi treni, ma quando si è trattato di garantire la sicurezza di quelli già in uso è stata molto più avara.

Di queste scelte si discute dopo che in un incidente ferroviario avvenuto il 2 giugno nello stato orientale dell’Odisha sono morte almeno 278 persone e 1.100 sono rimaste ferite. Gli investigatori hanno concentrato le loro indagini sul malfunzionamento di un segnale che potrebbe aver provocato lo scontro fra tre treni, causando il peggior disastro ferroviario nel paese da molti anni a questa parte. Secondo quanto riferito dalle autorità, lo scontro è avvenuto quando un treno passeggeri che viaggiava a circa 120 chilometri all’ora in direzione sud, verso la città di Chennai, si è immesso nel binario sbagliato e ha colpito un treno merci in sosta. I vagoni deragliati del primo treno si sono rovesciati poi su un altro treno passeggeri in avvicinamento.

Negli ultimi anni l’India ha messo mano come mai in passato alle sue sgangherate infrastrutture, e le ferrovie, cuore pulsante della quinta economia del mondo, sono state tra le principali beneficiarie. Nell’ultimo anno il governo ha speso quasi trenta miliardi di dollari per il sistema ferroviario, il 15 per cento in più rispetto al 2022.

Tuttavia, le risorse destinate alla manutenzione dei binari e ad altre misure di sicurezza sono diminuite. Un rapporto pubblicato nel 2022 dal revisore generale dei conti, un organo indipendente, conferma il calo degli investimenti per i lavori di ristrutturazione dei binari, e i funzionari hanno dichiarato di non aver nemmeno speso tutti i soldi stanziati.

Tenuto conto che le linee ferroviarie indiane sono usate ogni giorno da più di venti milioni di passeggeri, molti dei quali lavoratori migranti, un politico non sbaglia se distribuisce denaro a pioggia su tutto il sistema. E in effetti è proprio quello che ha fatto tra grandi fanfare il primo ministro Narendra Modi. Quest’anno il bilancio per il sistema ferroviario, uno dei più estesi del mondo, è cinque volte più alto rispetto all’inizio del suo mandato. Nella maggior parte dei casi, però, le iniziative di Modi non hanno riguardato ciò che serve per far andare i treni da un punto A a un punto B senza incidenti, ma hanno puntato sul miglioramento della velocità e del comfort. Il primo ministro non fa altro che tessere le lodi dei nuovi treni elettrici di lusso Vande bharat, che collegano le città più importanti. E ha dato la priorità all’acquisto di un convoglio ad alta velocità in stile giapponese che però non cambia nulla nella vita dei passeggeri comuni.

Il governo invita a inquadrare questi sforzi nel più ampio tentativo di portare i viaggi in treno ai livelli degli standard mondiali, così da attirare investimenti dall’estero. Stando all’ultimo bilancio, però, la spesa per il miglioramento delle condizioni di sicurezza dei 13mila treni più vecchi del paese è diminuita, sia in proporzione alla spesa complessiva sia in termini assoluti.

Secondo Partha Mukhopadhyay, del Center for policy research di New Delhi, c’è un aspetto in particolare su cui sarebbe necessario soffermarsi. “Il sistema di segnalazione potrebbe forse essere gestito con maggiore attenzione”, ha detto. “Sul piano strategico, richiede competenze che con il passaggio ai treni ad alta velocità diventeranno sempre più importanti”.

Per quanto possa essere stato devastante l’incidente del 2 giugno, oggi viaggiare in treno in India è di gran lunga più sicuro che in passato. Un tempo i deragliamenti erano comuni: dal 1980 alla fine del novecento ne avvenivano circa 475 all’anno. Secondo un rapporto presentato dai funzionari delle ferrovie al congresso mondiale sulla gestione dei disastri, nel decennio precedente al 2021 il numero è crollato a poco più di cinquanta. Più in generale, la sicurezza ferroviaria in India è migliorata. Il numero di incidenti gravi continua a scendere: nel 2020 sono stati 22, rispetto ai trecento di vent’anni fa.

In rotta di collisione

Con il governo Modi, l’India si è data alle grandi spese. Il ministro delle finanze e la Banca mondiale sperano che le aziende private seguano l’esempio dell’esecutivo e investano più soldi nell’economia indiana. I trasporti, compresi quelli su rotaia, giocano un ruolo di primo piano nell’aumento degli investimenti pubblici. “Nel ventunesimo secolo la crescita e la riforma del sistema ferroviario sono essenziali per il rapido sviluppo del paese”, ha dichiarato Modi nel 2022.

A marzo, nel tentativo di promuovere tecnologie per la sicurezza sviluppate in India, il ministro delle ferrovie Ashwini Vaishnaw e il direttore della commissione sulle ferrovie sono saliti su due treni lanciati in rotta di collisione. L’idea era dare una dimostrazione di un nuovo sistema, il Kavach (Corazza). Quando i due convogli erano a quattrocento metri di distanza, il meccanismo ha fatto entrare in funzione automaticamente i freni. Il Kavach, però, è stato installato su un numero molto ridotto di treni indiani e copre circa 1.350 chilometri di rete ferroviaria sui 60mila complessivi. Sui treni che si sono scontrati nell’Odisha non c’era. “Se ci fosse stato l’incidente non sarebbe avvenuto”, ha detto l’ex ministra delle ferrovie Mamata Banerjee. Parole respinte da Vaishnaw, di cui qualcuno ha già chiesto le dimissioni: “Questo incidente non ha niente a che fare con il sistema per evitare le collisioni”. ◆ gim

Da sapere
Biglietti troppo cari

◆ L’incidente ferroviario del 2 giugno 2023 in India ha messo in evidenza non solo le preoccupazioni per la sicurezza dei passeggeri, ma anche altri annosi problemi come il sovraffollamento dei treni e i perenni ritardi, scrive Scroll.in. Eppure l’attenzione del governo è concentrata sul Vande bharat, un nuovo servizio giornaliero che collega le principali città indiane a una velocità semielevata, e per il quale New Delhi spende in media 1,15 miliardi di rupie (13 milioni di euro) a treno. I biglietti costano più di quelli dei treni ordinari, mezzi di trasporto fondamentali soprattutto per i poveri. Le ferrovie indiane, inoltre, hanno elevato 130 treni allo status “superveloce”, alzando così il prezzo del biglietto senza però risolvere il sovraffollamento e i ritardi.


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Questo articolo è uscito sul numero 1515 di Internazionale, a pagina 33. Compra questo numero | Abbonati