José Perán, che di mestiere fa la guida cicloturistica, frena bruscamente: “È lui!”, esclama. Ci sono appena sfrecciati davanti tre ciclisti: uno di loro era Alejandro Valverde, ex campione spagnolo. Almeno secondo Perán. Prima che però la guida possa assicurarsene, i tre sono già spariti in lontananza sulla pista, una linea drittissima che taglia la pineta. 

Poco importa. Perán, 46 anni, barba brizzolata e casco rosso, e il suo gruppo – di cui facciamo parte anche noi – non sono qui per avvistare celebrità o per correre come se fossero a una gara. Tutt’altro. Chi si muove lungo i tratti di strada riservati solo a biciclette e pedoni della Vía verde del noroeste di solito è alla ricerca di tranquillità e natura, e dell’opportunità di scoprire una Spagna lontana da coste affollate e grandi città: tutte caratteristiche ben presenti lungo la pista che per circa ottanta chilometri si snoda nell’entroterra, dalla città di Murcia fino a Caravaca de la Cruz.

Poco fuori Murcia cominciano i calanchi, profondi solchi scavati nelle rocce dall’erosione: sembra un paesaggio lunare. Poco dopo il tragitto comincia ad attraversare una pianura fertile, ricca di pinete e frutteti. Sulle colline a ovest si vedono vigneti e mandorleti.

Il percorso che seguiamo è una delle Vías verdes (strade verdi) di Spagna, nate nel 1993, quando cominciò la conversione delle linee ferroviarie dismesse in piste ciclopedonali non accessibili ai veicoli a motore. La Spagna conta più di 3.300 chilometri di vecchi binari da scoprire a piedi o in bicicletta: si passa da tratti brevi, per chi vuole fare solo una passeggiata, a più lunghi, come la Vía verde de ojos negros, nella regione di Valencia, il percorso più esteso del paese, di recente prolungato fino a raggiungere i 193 chilometri di lunghezza.

Nel 2023 questa rete ha compiuto trent’anni. E non smette di espandersi: ormai gli itinerari sono 135 e di continuo nascono nuove tratte e collegamenti. “Dopo il covid”, osserva Perán, “sia la gente del posto sia i turisti vogliono spostarsi e viaggiare in modo più attivo e sostenibile”.

Castello del cinquecento

Tutto questo regala nuova vita anche al resto delle vecchie infrastrutture: al momento sono circa 125 le ex stazioni che ospitano bar o pensioni. Inoltre, sono stati aperti musei, piccoli centri informazioni e negozi per noleggiare biciclette. Poi ci sono i tunnel, i viadotti e i ponti ferroviari, che invece si prestano particolarmente bene a essere fotografati. 

Al contrario del presunto corridore professionista, il nostro gruppo, composto da cinque ciclisti della domenica, se la prende comoda. Pedaliamo con calma, girovagando per i villaggi, visitando le fortezze e fermandoci nelle _bodegas _(cantine). A dirla tutta, bariamo anche un po’: per evitare le brulle colline iniziali e arrivare a Mula, la località a metà strada in cui – secondo Perán – comincia la parte più bella dell’ex linea ferroviaria su cui oggi corre la Vía verde del noroeste, ci affidiamo a un taxi. In effetti il nostro punto di partenza sembra proprio uscito da un film della Disney: a bordo strada, accanto al furgoncino che ha portato qui le nostre bici a noleggio, ci sono dei coniglietti che brucano l’erba, mentre sopra le nostre teste uno scoiattolo salta di ramo in ramo. L’aria è piena del profumo del rosmarino selvatico. In lontananza, alle spalle degli ulivi e oltre i tetti del villaggio, si stagliano le mura del castello cinquecentesco di Mula. 

“È una regione ricca di storia”, spiega Perán: gli iberi vi costruirono alcuni insediamenti e una necropoli, più tardi i romani usarono le sorgenti calde della zona per edificare delle terme che esistono ancora oggi. Infine, gli arabi elaborarono un ingegnoso sistema per rendere fertile il terreno arido. A giudicare da quanto si vede ancora oggi, è chiaro che ci sono riusciti: in bicicletta oltrepassiamo alberi di limone, con i frutti che lanciano bagliori tra palme e cipressi; dietro i cardi in fiore spuntano rami carichi di melograni. Qualche chilometro più in là, la strada corre tra alberi carichi di succose prugne, pesche e pesche noci.

Se vogliamo fermarci per cogliere un frutto o per scattare una foto, Perán non ci mette fretta. Al contrario, è proprio lui a invitarci a guardare quello che abbiamo intorno. Nel villaggio di El Niño, per esempio, una chiesa di pietra e mattoni fiancheggiata da due torri si staglia su un’altura. “Sembra una frase fatta, ma è vero”, dice Perán aggiustandosi il casco, “in questo tour la meta è il viaggio stesso”.

In pellegrinaggio

Fino al 1971 lungo la Vía verde del noroeste passavano i treni. A volte le gambe ne risentono: il percorso è in leggera ma costante salita, d’altronde dal punto più basso della piana del Río Segura fino a quello più alto prima di arrivare a Bullas ci sono circa seicento metri di dislivello. Circondata da vigneti, Bullas, è il posto perfetto per riprenderci dal primo giorno di pedalate. “All’epoca, anche il vino di questa regione era trasportato su rotaia”, racconta Alicia López Amor, del locale Museo del vino, che si trova in una vecchia bodega del posto e ospita una moderna esposizione multimediale. Da queste parti già i romani coltivavano la vite, e poi mandorle e olive; successivamente, la ferrovia ha consentito l’esportazione di questi prodotti in grandi quantità, prima a Madrid e poi da lì alla volta del Nordeuropa. Oggi, però, succede il contrario: i turisti – nordeuropei, ma anche e soprattutto spagnoli – percorrono la strada verde per venire a visitare il museo.

A soli dodici chilometri da Bullas, c’è il sito archeologico di Begastri, vicino a Cehegín, un’altra testimonianza della storia di questa regione. Lo attraversiamo il giorno seguente. “Una città dimenticata”, dice Maria Gil Chico, che ci accoglie all’ingresso del parco archeologico. Per molto tempo la popolazione ha valorizzato il fatto che qui avevano vissuto iberi, romani e visigoti, anche se quando pioveva parecchio dal terreno venivano sempre fuori resti archeologici. “Durante la costruzione della ferrovia, gli operai hanno scoperto delle pietre con delle iscrizioni”, racconta Gil Chico, “ma finora gli scavi hanno portato alla luce meno del 1o per cento del patrimonio archeologico della zona. Capire perché i romani usassero il luogo come sito militare non è difficile: guardando al di là di quello che resta delle mura si dominano le colline per chilometri. In lontananza, le catene montuose, dalle più diverse sfumature di colore, si stagliano contro il cielo. Sotto di noi, la strada verde prosegue verso ovest su un imponente viadotto.

Se il giorno prima avevamo avuto gran parte della pista tutta per noi, su questo tratto c’è un gran viavai: chi porta il cane a passeggio e chi sfreccia in bicicletta indossando tute di lycra; bambini che giocano con l’eco nei vecchi tunnel ferroviari e famiglie ai tavoli da picnic sotto i pergolati di legno, ai lati del sentiero.

“Qui confluiscono diversi itinerari”, racconta qualche chilometro più avanti Mariano Cristea, l’oste che ci serve le tapas (alimenti serviti in piccole porzioni per accompagnare una bibita) per pranzo. Nei dintorni di Bullas si snoda un tradizionale itinerario enoturistico. Inoltre la Vía verde del noroeste costituisce l’ultimo tratto del pellegrinaggio verso Caravaca de la Cruz. “Ogni sette anni, quando la città celebra l’anno santo”, spiega Cristea, “qui arrivano fedeli di tutto il mondo. A parte questo, però, la cittadina è un posto piuttosto tranquillo”.

Grazie ai pellegrini e ai ciclisti della Vía verde del noroeste, Cristea fa ottimi affari: da lui devono passare per forza. La Estación (La stazione) è un albergo-ristorante con otto posti letto, ospitato in una vecchia stazione restaurata con amore, che sorge direttamente lungo il sentiero: mancarla è impossibile.

La destinazione ultima del nostro tour è Caravaca de la Cruz, dove il servizio navetta è già in attesa di prendere in consegna le nostre bici. Prima di tornare a Murcia passeggiamo un po’ per la graziosa cittadina con i suoi edifici rinascimentali, le sue strade acciottolate, i suoi bar invitanti e la fortezza dei cavalieri templari che svetta su tutto il paesaggio. L’anno prossimo i pellegrini torneranno a invadere questo luogo, diretti alla basilica in cui è conservata la croce di Caravaca, una reliquia contenente un frammento della croce di Gesù.

Noi, invece, abbiamo già deciso: vogliamo percorrere un’altra delle Vías verdes. Affinché la meta sia di nuovo il viaggio stesso. ◆ sk

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Questo articolo è uscito sul numero 1528 di Internazionale, a pagina 66. Compra questo numero | Abbonati