Francesco Zanardi ha 51 anni e ha passato gli ultimi dodici a documentare gli abusi sessuali commessi sui minori dai preti cattolici in Italia. Sta colmando un vuoto, dice, creato dal rifiuto della chiesa di fare un’indagine approfondita.

Dopo l’assemblea della Conferenza episcopale italiana (Cei), che si è tenuta a Roma dal 23 al 27 maggio, e la nomina del nuovo presidente, il cardinale Matteo Zuppi, Zanardi spera che inizi la resa dei conti. La chiesa italiana dovrà decidere se avviare una commissione d’inchiesta indipendente sugli abusi, simile a quelle di Francia e Germania.

Francesco Zanardi. Roma, 3 ottobre 2018 (Simone Padovani, Awakening/Getty Images)

Dal suo appartamento nel centro di Savona, Zanardi dirige il progetto Rete l’abuso, che ha uno dei più grandi archivi digitali sugli abusi sessuali commessi dai preti in Italia. Gran parte del tempo la passa a cercare documenti processuali, a scoprire dove sono i sospetti molestatori, a parlare con gli avvocati che lo aiutano a verificare i racconti delle vittime. “Le vittime sono accomunate dal fatto di voler evitare che succeda anche ad altri. Solo chi ha subìto un abuso sa cosa si prova dentro”, dice Zanardi. A febbraio ha formato con altri otto gruppi un coordinamento di associazioni chiamato “Oltre il grande silenzio”, per la lotta contro gli abusi nella chiesa. Hanno lanciato l’hash­tag #ItalyChurchToo per chiedere alla gerarchia italiana un’indagine imparziale.

La scelta del nuovo presidente della Cei, che ha un mandato di cinque anni, è cruciale anche perché i vescovi sono divisi. Alcuni sono convinti che un’eventuale indagine su vasta scala dovrebbe essere interna e avvalersi di strumenti già esistenti come il coordinamento diocesano contro gli abusi. Altri pensano che dovrebbe essere affidata a un gruppo esterno, composto da studiosi, avvocati ed esperti di abusi. I vescovi non sono d’accordo neanche sui limiti temporali dell’indagine, se debbano comprendere solo il passato recente o anche episodi vecchi di decenni.

Gli scandali legati agli abusi sessuali hanno compromesso la credibilità della Chiesa cattolica romana, che nel mondo ha dovuto pagare centinaia di milioni di dollari in accordi e patteggiamenti, portando alcune diocesi alla bancarotta. Finora la chiesa italiana non ha mai presentato delle scuse ufficiali per gli abusi, anche se alcuni vescovi lo hanno fatto.

Le organizzazioni delle vittime affermano che per decenni la chiesa italiana ha gestito gli abusi trasferendo i preti di parrocchia in parrocchia, dando fiducia a terapie psicologiche di dubbio effetto, screditando le vittime e usando la sua influenza sulle autorità civili per mettere a tacere le cose. In un caso di circa vent’anni fa un vescovo spedì in Vaticano una lettera e un dossier su Nello Giraudo, che all’epoca era un prete accusato di aver molestato degli adolescenti in un campo scout e in una comunità per giovani disagiati. Giraudo e il suo avvocato hanno negato le accuse. Nella lettera, che l’agenzia Reuters ha visto, il vescovo scriveva che avrebbe “provato il più possibile” a evitare ogni ulteriore contatto tra il prete e i bambini e gli adolescenti. Ma due mesi dopo assegnò a Giraudo la guida di un’altra parrocchia in un’altra zona. Il sacerdote doveva dire la messa, visitare i malati, assistere le famiglie e fare catechismo agli adulti. La lettera d’incarico, però, non specificava che doveva tenersi a distanza dai bambini. In un appunto interno della diocesi, che risale a quel periodo, si dice che c’erano sospetti su Giraudo da almeno vent’anni. Il prete si era sottoposto a una terapia psicologica.

Le migliori intenzioni

Un’altra lettera rivelava che aveva confessato le sue “tendenze pedofile” a un confratello, ma non gli è mai stato ordinato di lasciare il sacerdozio. Lo ha fatto nel 2010 e nel 2012 ha patteggiato un anno di custodia cautelare per aver molestato nel 2005 un diciassettenne in un campo scout. Ha rifiutato di rispondere alle domande della Reuters sulle accuse a suo carico. Zanardi racconta che all’età di dodici anni è stato abusato da Giraudo e che in seguito ha sofferto di depressione e fatto uso di droghe.

Hans Zollner, un sacerdote tedesco che dirige il Centro per la protezione dei minori della Pontificia università gregoriana di Roma, da anni sollecita la chiesa italiana ad accettare un’indagine indipendente.“Possiamo avere le migliori intenzioni, ma se la facciamo internamente nessuno ci crederà”, dice.

I sostenitori di un’indagine interna affermano che la chiesa ha le risorse necessarie, facendo notare che circa il 62 per cento delle 226 diocesi italiane ha istituito dei centri di ascolto dove si possono presentare denunce di abusi.

Papa Francesco ha dichiarato di vergognarsi per l’incapacità della chiesa cattolica di affrontare i casi di abusi sessuali e ha detto che deve diventare una “casa sicura per tutti”. Prima dell’assemblea della conferenza episcopale, Zanardi aveva dichiarato che non gli importava chi sarebbe stato eletto presidente, “purché faccia una minima parte di quanto è stato fatto all’estero”. ◆ nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1462 di Internazionale, a pagina 37. Compra questo numero | Abbonati