Il mondo della musica dal vivo finalmente respira. Dopo due estati praticamente bloccate dalla crisi sanitaria, è arrivato un momento di tregua che permette al settore di vivere pienamente e di rilanciare la sua macchina organizzativa. Ma la pandemia non appartiene ancora al passato e sembra anzi portare con sé effetti collaterali indesiderati. Tra questi c’è la penuria di tecnici, che mette in difficoltà alcune organizzazioni costringendole ad adattarsi. E a farlo rapidamente. Suono, luci, video, montaggio, elettricità e così via. Trovare persone competenti e disponibili diventa un’impresa disperata. “Ho dei colleghi che non hanno un giorno libero da quasi due mesi”, spiega Amandine Bour­let, tecnica del suono della tournée di Jacques Dutronc insieme al figlio Thomas. Il motivo? “Con il covid-19, tra il 10 e il 15 per cento dei professionisti del settore ha cambiato mestiere, mettendosi a fare altro”, racconta Philippe Pasin, direttore tecnico del festival Nuits sonores di Lione. “Abbiamo visto già quest’inverno che molte persone erano uscite dal circuito. Sentivamo che l’estate sarebbe stata complicata”. E così è.

Imbuto d’estate

La carenza di tecnici è palese. Ma la ragione principale di questo problema va cercata altrove. Dall’inizio della crisi molti eventi sono stati annullati, rinviati o hanno cambiato formato. E così l’estate del 2022 diventa una sorta d’imbuto, un periodo che concentra tutte le manifestazioni musicali che non si sono potute svolgere in precedenza. L’offerta di concerti e di festival non è forse mai stata così alta. “Non possiamo sdoppiarci”, dice Amandine Bourlet. “Nei gruppi
Facebook dei tecnici compaiono almeno dieci messaggi al giorno in cui si dice che una certa struttura cerca qualcuno per il giorno dopo, a volte per il pomeriggio stesso. Alcuni locali c’inviano tre o quattro messaggi al giorno per gli stessi motivi. È un fatto nuovo e piuttosto demenziale”. Considerando quelli che hanno gettato la spugna e l’impressionante eccesso d’offerta, l’effetto valanga è garantito.

Non tutti i festival sono colpiti. Alcuni funzionano da tempo con delle squadre di tecnici fedeli, che sono tornate quest’anno e li proteggono dalle brutte sorprese. “Ma facciamo comunque fatica ad assumere”, ammette Philippe Pasin di Nuit sonores. “Per questa edizione, che si è svolta a fine maggio, siamo andati a cercare personale a Grenoble, Annecy o Chambéry. Altri eventi lionesi hanno chiamato rinforzi da Clermont-Ferrand o da Nantes. Con un inevitabile sovrapprezzo”. La maggior parte delle squadre lavora sul filo del rasoio, senza prevedere sostituti in caso di contrattempi o di test positivi al covid-19. “Ci sarebbe piaciuto ampliare un po’ il personale”, ammette Julien Collange, direttore di produzione del festival Sakifo, che si è tenuto alla Réunion all’inizio di giugno. “Ma non c’era nessun tecnico disponibile dalla Francia. Le cose sono andate bene, ma è stato un bel rischio. Se qualcuno fosse mancato all’appello, ci sarebbe stato un effetto a catena. Per noi sarebbe stato un disastro”.

È stato quindi necessario adattarsi, dimostrare flessibilità. Per esempio, molti festival hanno aumentato il numero di giorni dedicati al montaggio e allo smontaggio dei palchi e delle strutture. Vista la riduzione di effettivi il tempo necessario per l’installazione cresce. E, inevitabilmente, i tecnici hanno meno disponibilità per andare a lavorare su altri eventi. Un circolo vizioso che dovrebbe continuare fino all’inverno.

“Più i tecnici sono qualificati, più sono difficili da trovare”, continua Pasin. “Alcune aziende di servizi forniscono i palchi e le scene, ma non le persone necessarie a montarli. Questo non fa che spostare altrove il problema”. E obbliga i festival a rivedere al ribasso le loro ambizioni scenografiche, in mancanza di manodopera disponibile.

Nuits sonores, Lione, 25 maggio 2022 (Laurie Diaz, Nuits Sonores)

Di fatto, a essere interessata è tutta la forza lavoro della musica dal vivo: dai tecnici del suono alle guardie di sicurezza, dai volontari ai gestori dei bar. A questo si aggiunge la consapevolezza che i più giovani, quelli che escono dalle scuole, non hanno potuto formarsi adeguatamente negli ultimi due anni, a causa del fatto che non c’erano eventi per fargli fare esperienza.

In generale è abbastanza diffusa l’idea che ci saranno conseguenze a lunghissimo termine per il rinnovamento complessivo della forza lavoro. Lo scopriremo in futuro. Nel frattempo la mancanza d’esperienza dei nuovi arrivati richiede ulteriori sforzi da parte del personale più esperto.

In cerca di lati positivi

E poi ci sono le attrezzature. La concentrazione di eventi estivi sta avendo un forte impatto sulle disponibilità di magazzino. La carenza si fa sentire in tutta Europa. Maxime Gaudefroy, direttore operativo della società di servizi Mx événement, con sede nel dipartimento della Val-d’Oise, non ci gira intorno: “Non è rimasto nulla, proprio nulla. Né nuovo né di seconda mano, né in Francia né in Europa. Bisogna navigare con quel che si ha. Non possiamo investire, quindi dobbiamo fare la manutenzione delle attrezzature disponibili. Oggi, chi vuole acquistare un prodotto e pagarlo subito lo avrà a metà del 2023, o addirittura alla fine, soprattutto se si tratta di apparecchiature audio professionali. Chi le ha se le tiene strette, oppure può venderle, spesso molto rapidamente. I prezzi delle attrezzature usate sono quasi uguali a quelli delle nuove. Alcune aziende hanno smesso di fare preventivi per i festival già a marzo, perché non avevano più nulla da fornire. I grandi festival sono in difficoltà, perché a volte le attrezzature non sono consegnate fino all’ultimo momento e spesso arrivano incomplete e sparse”.

Philippe Gillo, direttore di un’altra società di servizi – Koroll, con sede in Bretagna – conferma, ma considera questa carenza anche un’opportunità per rivedere alcuni modelli . “Può portare le persone a mettere in discussione la corsa verso il sempre più grande. E costringe a trovare soluzioni condivise, o almeno a convincersi che una strumentazione che andava bene cinque anni fa andrà bene anche per altri cinque”. 

Un altro aspetto positivo è che i tecnici possono scegliere di lavorare per il miglior offerente, compensando finanziariamente gli ultimi due anni, più precari e incerti del solito. “È un bene, c’è lavoro per tutti”, conclude Amandine Bourlet. “Nella maggior parte dei casi, gli stipendi sono dignitosi, mentre la crisi li aveva fatti calare drasticamente. Abbiamo più margine di contrattazione. Ma quest’inverno le cose rallenteranno, quindi non dobbiamo farci illusioni”. Nel frattempo, ognuno prende quello che può. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1470 di Internazionale, a pagina 87. Compra questo numero | Abbonati