C’era una volta a… Hollywood, l’ode di Quentin Tarantino alla Los Angeles della fine degli anni sessanta, è stato il grande vincitore della settantasettesima edizione dei Golden glo be, aggiudicandosi i trofei per la migliore commedia, la migliore sceneggiatura e il miglior attore non protagonista. Nel com plesso la Hollywood tradizionale si è presa una rivincita sull’aggressività dei servizi di streaming. L’epico 1917 di Sam Mendes, ambientato durante la prima guerra mon diale (in Italia uscirà il 23 gennaio), ha vinto come miglior film drammatico e Mendes ha ricevuto il premio per la regia. “Spero che questo significhi che la gente andrà a vederlo al cinema, dove dovrebbe essere visto”, ha dichiarato Mendes dal palco, sfer rando un colpo diretto a Netflix.
Una serata umiliante
Per il gigante dello streaming è stata una serata umiliante. Netflix ha preso parte alla cerimonia addirittura con 24 nomination, tra cui le sei per Storia di un matrimonio di Noah Baumbach, il film che ha avuto più nomination, e le cinque per The irishman di Martin Scorsese. Ma si è portato a casa solo i due premi a Laura Dern come attrice non protagonista (Storia di un matrimonio) e a Olivia Colman come migliore attrice in una serie drammatica (The crown). Amazon e Hulu si sono aggiudicati un paio di premi ciascuno, tra cui vale la pena di ricordare quello alla migliore serie comica per Flea bag _(Amazon). La Hbo ha invece convertito in premi quattro delle sue quindici nomina tion, tra cui la migliore serie drammatica (Succession) e la miglior miniserie (Chernobyl). La grande vincitrice tra le case di pro duzione è stata la Sony Pictures, a cui si deve _C’era una volta a… Hollywood.
La cerimonia di premiazione è comin ciata su note frivole e oscene con il comico britannico Ricky Gervais, di nuovo in veste di presentatore, che ha sparato una serie di battute silenziate dai censori della Nbc. Ha preso in giro Joe Pesci paragonandolo a Baby Joda, ha fatto una battuta molto volga re sulla star di Cats, Judi Dench, che si lecca, si è preso gioco dell’ossessione di Holly wood per la diversità e ha sentenziato che “a nessuno importa più dei film”.
Man mano che la serata andava avanti però le cose si sono fatte più serie. Nel suo discorso di accettazione del premio come migliore attrice in una miniserie (Fosse/Verdon, Fx) Michelle Williams ha invitato le donne ad andare a votare. “Quando è il mo mento di votare, vi prego di farlo nel vostro interesse”, ha detto Williams. “È quello che gli uomini hanno fatto per anni, ecco per ché il mondo somiglia così tanto a loro”.
Patricia Arquette, che si è aggiudicata il premio come migliore attrice non protago nista per la sua partecipazione alla minise rie di Hulu The act, ha dispensato a tutti una dura dose di realtà ricordando che, tra una cosa e l’altra, l’America si trova “sull’orlo di una guerra” e che Donald Trump all’inizio della serata aveva minacciato via Twitter di distruggere siti culturali iraniani.
I Golden globe, assegnati dalla Hollywood foreign press association (Hfpa, l’associazione della stampa estera di Hollywood), non sono ritenuti dei premi indicativi per il valore artistico delle produzioni. Ma danno il via alla stagione dei premi (le nomination agli Oscar saranno annunciate il 13 gennaio) e i vari studios cercheranno di sfruttare le vittorie ottenute ai Golden glo be. Negli ultimi dieci anni solo nel 50 per cento dei casi Golden globe e Oscar sono andati allo stesso film, anche se lo scorso anno si sono trovati d’accordo nel premiare Green book. In ogni caso la Nbc, che tra smette in diretta la premiazione, guadagna una fortuna in introiti pubblicitari.
Niente è sicuro quando si parla dei Gol den globe, ma Renée Zellweger era la cosa più certa di questa cerimonia. Ha vinto il premio come miglior attrice in un film drammatico per il suo straziante ritratto di una Judy Garland di mezza età in Judy della Roadside Attractions. Sul versante maschi le, Joaquin Phoenix ha vinto come attore in un film drammatico per Joker. Eddie Murphy era il favorito per il premio come miglior attore comico per la sua interpretazione di un attore comico in difficoltà che s’in venta un grande successo pieno di stereotipi sui neri in Dolemite is my name, di Netflix.
A sorpresa sul palco è stato chiamato invece Taron Egerton (Rocketman, della Para mount). Uno sconcertato Egerton ha rin graziato sua madre ed Elton John, da lui interpretato nel film: “Grazie per aver vissuto una vita non ordinaria”. Awkwafina ha vin to il premio come migliore attrice in una commedia per The farewell (A24).
Lacrime e sottotitoli
Negli ultimi anni star come Oprah Winfrey e Meryl Streep hanno fatto la loro comparsa sul palco dei Golden globe per ricevere premi alle loro carriere e hanno pronunciato sfoghi accorati sulla politica o sulle molestie sessuali. Stavolta pare che l’Hfpa abbia voluto affermare un bisogno di gentilezza. I premi alla carriera sono andati a Tom Hanks ed Ellen DeGeneres, entrambi noti più per la loro capacità di unire che di polarizzare. Nell’offrire il Golden globe a DeGe neres, la star di Saturday night live Kate McKinnon ha raccontato cosa abbia significato per lei, giovane lesbica, il coming out di DeGeneres, che ritirando il premio ha ricacciato indietro le lacrime a fatica. Hanks ha quasi pianto parlando della sua fami glia e riflettendo sul suo mestiere: “Il tuo lavoro è arrivare in orario, conoscere le battute e avere la testa piena di idee”.
L’associazione della stampa straniera di Hollywood è stata fatta a pezzi sui social network per aver candidato solo registi uo mini e aver escluso donne come Greta Gerwig (Piccole donne) e Lulu Wang (The fare- well). Ma l’assenza di riconoscimenti per le registe è un problema che va oltre gli 88 componenti dell’Hfpa. E quest’anno le donne rischiano davvero di essere escluse anche dagli Oscar per la miglior regia.
Gli elettori dei Golden globe avrebbero potuto mandare tutti fuori strada assegnando il premio come miglior regista a Bong Joon Ho per Parasite, una gemma che sfida qualsiasi definizione di genere che ha comunque vinto il premio come miglior film straniero. “Una volta superata la barriera dei sottotitoli potrete avere accesso a tantissimi film straordinari”, ha detto Bong, parlando in coreano.
È stata una buona serata per la Hbo. Chernobyl ha vinto il premio per la migliore miniserie e Succession, la faida dinastica ambientata nel mondo dei mezzi d’informazione che ha fatto incetta di ottime recensioni, ha vinto il premio come miglior serie drammatica. Apple, alla sua prima uscita vera e propria, aveva due possibilità nella categoria della miglior attrice di una serie drammatica. Jennifer Aniston e la sua compagna di cast Reese Witherspoon era no entrambe candidate per The morning show. Tuttavia a vincere è stata Olivia Col man per il suo stoico ritratto della regina Elisabetta in The crown di Netflix. L’attrice britannica è stata presa alla sprovvista: “So no già un po’ ubriaca perché non pensavo che sarebbe accaduto”, ha detto. u gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1340 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati