Cultura Libri
Marigold e Rose. Una storia
80 pagine, 10 euro

Marigold e Rose della poeta statunitense Louise Glück, premio Nobel per la letteratura nel 2020 e morta il 13 ottobre 2023, può essere divorato in una sola seduta, e questo è probabilmente il modo migliore per entrare nel suo mondo stranamente ipnotico, in parte perché il tono non scivola mai verso un’intensità violenta, e in parte per il ritmo ordinato della prosa di Glück.

Dieci brevi capitoli raccontano – anche se non in ordine cronologico – il primo anno di vita di due gemelle, le Marigold e Rose del titolo. In questo periodo muore la nonna, la madre prova a tornare al lavoro, le gemelle “prima gattonano, poi camminano e si arrampicano, poi parlano”. Il libro potrebbe sembrare limitato o addirittura, dato l’argomento, banale. Trattandosi di Glück, non c’è questo pericolo. Al contrario, come la sua poesia, Marigold e Rose trae forza da un’acuta capacità di osservazione. Quasi a sottolineare la somiglianza con la metrica dei versi, ogni capitolo non è diviso in paragrafi che si susseguono discorsivamente, ma in blocchi di testo collegati tra loro e separati da quelle che in un’opera poetica chiameremmo interruzioni di strofa. E in effetti questi blocchi di testo ricordano un po’ le strofe di una poesia. Ognuno di essi agisce come una sorta di tableau vivant all’interno della storia: messi l’uno accanto all’altro, fanno pensare a un fregio. La novella di Louise Glück offre un tenero esame dei modi diversi di entrare nella giovinezza, uno dei quali è diventare una scrittrice.
Fiona Sampson,The Guardian

Come ho vinto il Nobel
299 pagine, 19,00 euro

Il Rubin Institute Plymouth (Rip), conosciuto anche come Cancel university, è un rifugio per i problematici, i censurati e gli sventurati nell’eccezionale romanzo satirico di Julius Taranto. Situata su un’isola immaginaria al largo del Connecticut, l’università è stata fondata da un miliardario provocatore.

Nella sua guerra contro l’ideologia woke, il presidente dell’università si è accaparrato i più brillanti tra i “cancellati”: professori licenziati per molestie si aggirano per il campus insieme a piccoli truffatori, personaggi televisivi, un ex senatore che una volta si è travestito da nero. La protagonista Helen è un’assunzione collaterale. Il suo mentore, il fisico premio Nobel Perry Smoot, si è unito al Rip dopo essere stato denunciato per essere andato a letto con una studente. Helen e Perry sono vicini a una scoperta nel campo della superconduttività che potrebbe portare enormi guadagni, quindi lei non ha altra scelta che seguirlo: una seccatura per Helen, ma un autentico tormento per il marito Hew, sensibile e di sinistra. Mentre Helen s’immerge nel suo lavoro e comincia ad apprezzare le virtù di questo “sogno libertario e libertino” ben finanziato – dove, sostengono i suoi campioni, l’eccellenza professionale ha più valore della correttezza politica – Hew trascorre le sue giornate online, radicalizzandosi. Una favola divertente e contemporanea sulle assurdità di un mondo in cui la politica condiziona ogni aspetto della vita quotidiana.
Sam Sacks,
The Wall Street Journal

Mostri
176 pagine, 16,00 euro

Frédéric Richaud purtroppo scrive poco. Torna adesso con un romanzo, genere che aveva abbandonato nel 2011. Mostri è ambientato nella Parigi del 1655. È la storia del destino di una donna singolare, prima di tutto fisicamente. Catherine Bellier, detta Cateau, era deforme al punto di provocare ribrezzo in chi la incontrasse, ma era anche brillante e sensibile. Era una guaritrice, specializzata in intestini. La sua fama la avvicinò alla regina Anna d’Austria (e in seguito a Luigi XIV), di cui curò le afflizioni. Mazarino non la prese bene. In breve, a corte contava solo l’apparenza, anche se si trattava di bugie. La stupidità regnava. E “i mostri non sono quelli che si pensa che siano”. Richaud è abile e dotato. È un piacere ascoltarlo parlare della “relatività del brutto” a partire dalla sua eroina, una creatura orribile che sembra “uscita dalle latrine”.
Vincent Roy,
L’Humanité

Tra le onde
324 pagine, 18,00 euro

Il secondo romanzo di Namwali Serpell è un’elegia. Un giorno, al mare, quando Cassandra – detta C – ha dodici anni, avviene un incidente terribile e inspiegabile e il suo fratellino, Wayne, di sette anni, è perso per sempre: il suo corpo non sarà mai ritrovato. La famiglia convive con questo trauma; la madre, che nega la morte di Wayne, crea Vigil, una fondazione che si occupa di bambini “scomparsi”, e il padre se ne va. Anche quando Cassandra diventa maggiorenne è inseguita dallo spettro del fratello. Con un abile stratagemma, Serpell continua a riportare indietro le lancette dell’orologio, reimmaginando ogni volta la scena dell’ultimo giorno sulla spiaggia. Wayne che muore in un incidente d’auto. Wayne che è catapultato da una giostra. Il lettore si chiede: come è morto davvero? È morto davvero? “Non voglio dirvi cosa è successo. Voglio dirvi come mi sono sentita”, dice Cassandra. L’ambientazione della storia, tra spiagge, strade e aeroporti, è secondaria rispetto alle emozioni che suscita. Cassandra non smette mai di soffrire. Poi c’è un altro incidente. Da giovane donna incontra un uomo di nome Wayne che le ricorda suo fratello in modi che non riesce a razionalizzare. Quella che segue è una storia sulla scivolosità della vita, che s’interroga sulle emozioni legate al ricongiungimento e alla redenzione e all’identità meticcia. Possiamo riscrivere la morte? Possiamo riscrivere la vita? Possiamo amare di nuovo, dopo una perdita?
Sana Goyal,
Financial Times

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1537 - 10 novembre 2023
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