Cultura Suoni
Secret Love
Dry Cleaning (Max Miechowski)

Il terzo album dei Dry Cleaning contiene testi bizzarri come “un fungo alieno, che va in palestra per dimagrire”. Ma è un altro verso a catturare l’attenzione, in Cruise ship designer: “Voglio essere sicura che ci siano dei messaggi nascosti nel mio lavoro”. Da quando è apparsa sulla scena, nel 2018, la band londinese è stata definita come surreale, enigmatica e imperscrutabile. Tornando a Cruise ship designer, la cantante Florence Shaw non descrive semplicemente il suo processo artistico ma prende in giro l’idea di disseminare il proprio lavoro con messaggi nascosti. L’autrice non vuole ostentare la sua intelligenza e non ci tiene a scrivere cose strane per il gusto di farlo: c’è sempre un’origine emotiva. Dal punto di vista strumentale, se le chitarre acide caratterizzano il gruppo anche stavolta, la produzione di Cate Le Bon aiuta la band a virare verso atmosfere più dilatate e segnate dal funk elettronico degli anni ottanta. I Dry Cleaning hanno superato l’effetto sorpresa iniziale e si stanno espandendo verso nuovi spazi.
Alexis Petridis, The Guardian

Marty Supreme (original soundtrack)
Daniel Lopatin (Aidan Zamiri)

Daniel Lopatin non si limita a musicare i film dei fratelli Safdie: li trasforma in portali sensoriali. In Good time e Uncut gems il suo amore per il kosmische creava un contrasto con le immagini, immergendo storie frenetiche degli anni dieci in un’aura rétro. Con Marty Supreme, nuovo film di Josh Safdie con Timothée Chalamet, Lopatin porta questo approccio all’estremo. Il film segue un giovane giocatore di ping pong ebreo-statunitense negli anni cinquanta, deciso a conquistare la gloria. La musica è centrale nel film: una sequenza di hit anni ottanta – dai Tears for Fears ai New Order – accompagna l’ascesa del protagonista. Se prima le colonne sonore di Lopatin tendevano al pastiche, in Marty Supreme il suo linguaggio raggiunge una sintesi totale. Il compositore costruisce un paesaggio sonoro saturo, fatto di arpeggi, flauti, bassi e sintetizzatori vintage che dialogano con la sua produzione come Oneohtrix Point Never. Seguendo il viaggio globale della storia, la colonna sonora assorbe suggestioni dell’elettronica giapponese, con marimbe e ritmi rimbalzanti che richiamano simbolicamente il ping pong. Anche se funzionano al massimo nel film, i brani reggono anche da soli. Lopatin destruttura il genere sportivo e lo ricompone come un’odissea psichedelica sull’ambizione umana. La sua musica è fondamentale per l’impatto emotivo di Marty Supreme.
Sam Goldner, Pitchfork

The unreleased recordings
Radu Lupu, piano: con artisti vari

Radu Lupu era un perfezionista. Dalla metà degli anni ottanta in poi fece raramente nuovi dischi. Questa pubblicazione è quindi una scoperta affascinante. Il cofanetto è diviso in due parti: registrazioni in studio e dal vivo. Resta un enigma perché finora i primi due meravigliosi cd non siano stati pubblicati: ci sono i quartetti per piano di Mozart e due sonate di Schubert, la D 840 e la D 850, in cui i movimenti lenti mostrano Lupu al massimo della sua arte di penetrazione silenziosa, capace di dire molto pur dando l’impressione di fare poco. Una scoperta importante è il terzo disco, con un recital di Haydn del 1988 di grande profondità interpretativa. Gli Études symphoniques di Schumann, dal vivo nel 1991, mettono in luce il virtuosismo del pianista romeno, che affronta le difficoltà dell’opera riuscendo al tempo stesso a trasmetterne il carattere romantico e oscuro. Un altro disco dal vivo riunisce lo Schumann del Carnevale di Vienna (1983) e i Quadri di un’esposizione di Musorgskij (1984), che confermano Lupu come uno straordinario pittore del suono. Un ulteriore motivo d’interesse è rappresentato dalle sue registrazioni di opere del novecento: All’aria aperta di Bartók e la sonata di Copland. Il cd finale comprende un’avvincente esecuzione del concerto per pianoforte K 456 di Mozart.
Tal Agam, The Classic Review

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1647 - 9 gennaio 2025
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