L’ultimo film di Ali Asgari è una satira libera e arguta che svela la stratificazione infinita della burocrazia culturale iraniana. Bahram (il regista Bahram Ark, che interpreta una versione romanzata di se stesso) realizza film d’autore in turco-azero, nessuno dei quali è mai stato proiettato in Iran. Quando anche al suo ultimo film viene negato il permesso di proiezione, Bahram e la sua produttrice Sadaf (Sadaf Asgari, che interpreta anche lei una versione di se stessa) decidono di ribellarsi. Ambientato in un solo giorno, con un’energia improvvisata e uno spirito provocatorio, Divine comedy sostiene in modo convincente che l’arte e la risata sono armi potenti contro l’oppressione.
Wendy Ide, Screen International
Iran / Italia / Francia / Germania / Turchia 2025, 98’. In sala
Italia 2025, 131’.
Sorrentino, un edonista con una spiccata sensibilità per il mondo materialista e le sue ripercussioni, ha piazzato il suo attore feticcio al vertice del potere. Servillo interpreta un immaginario presidente della repubblica che si prepara alla fine del suo mandato. Un momento teso e delicato per lui e per i suoi più stretti consiglieri. Il presidente è infatti perseguitato da fantasmi che lo tengono legato a una vita che dovrà presto abbandonare. È molto piacevole tornare nel dettagliato e stilizzato universo sorrentiniano, con tutti i suoi incanti e tutti i suoi personaggi unici e appassionati.
Manohla Dargis, The New York Times
Stati Uniti 2025, 104’. In sala
Victor interpreta Agnes, insegnante neolaureata che vive in una casa in campagna e che, a seconda del suo umore, può essere accogliente e confortevole o isolata e spaventosa. Stati d’animo opposti – conforto e terrore, solidità e paralisi, rabbia e dolore – animano un film in cui Agnes deve riprendersi da quella che lei chiama “una cosa brutta che mi è successa”. La “cosa brutta” non è il punto. La preoccupazione principale dell’autrice sono le sue conseguenze, cupi promemoria di quanto siano comuni le “cose brutte” nella vita di tante donne. Victor è arrivata al cinema attraverso internet, con i suoi video diventati virali sui social. Il passaggio al grande schermo non è sempre aggraziato, ma si capisce il perché del suo successo. La combinazione di umorismo impassibile con un tocco più duro fa pensare a una sarcastica cugina americana di Phoebe Waller-Bridge (Fleabag).
Ann Hornaday, The Washington Post
Stati Uniti / Giappone 2025, 110’. In sala
L’attore statunitense Phillip è finito in Giappone per girare degli spot pubblicitari e poi ci è rimasto, in cerca di fortuna. Interpretato con disperazione da cane bastonato da Brendan Fraser, Phillip è assunto come “bianco di riferimento” da un’agenzia che fornisce attori per interpretare ruoli specifici nelle vite dei loro clienti. Un fatto reale a cui si è ispirato anche Werner Herzog per il suo Family romance, Llc. Il rischio per gli attori è l’eccessivo coinvolgimento. Rental family è toccante, forse troppo sentimentale, ma dolce e piacevole.
G. Allen Johnson, San Francisco Chronicle
Regno Unito / Stati Uniti 2026, 109’. In sala
Il compito di Nia DaCosta – rimpiazzare Danny Boyle per dirigere il secondo capitolo di una trilogia – non era facile. Ma il suo viaggio nel mondo di 28 anni dopo si rivela un’esperienza completa e soddisfacente. La portata generale del film forse è inferiore rispetto al primo capitolo, ma per alcuni versi (per esempio l’appartenenza al genere horror) è superiore. Spike (Alfie Williams) si è avventurato da solo nel mondo ed è stato catturato dai Jimmy, che non sono il gruppo di assassini di zombie che ci si potrebbe aspettare. Spike dovrà lottare tra il male (il lord Jimmy Crystal di Jack O’Connell) e il bene (il dottor Kelson di Ralph Fiennes). Il sequel è degno del primo film. Ora siamo pronti per il capitolo finale.
Olly Richards, Empire
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