Cultura Suoni
Don’t be dumb
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A$AP Rocky (Dr)

Il quarto album in studio di A$AP Rocky riannoda un filo con il suo passato e con un presente irregolare. È il primo progetto completo dopo otto anni segnati da vicende legali, incursioni nel mondo della moda, singoli sporadici e una vita sempre più esposta. Nel frattempo Rocky è cambiato: oggi è padre, icona di stile e figura pubblica. L’album riflette questa trasformazione, come un bilancio tra quello che è stato e quello che è diventato. Il disco si apre con un’energia riconoscibile. Brani come Order of protection e Helicopter mescolano musica da club, suoni distopici e produzioni ambiziose, che spaziano dalle suggestioni teatrali di Danny Elfman a momenti più psichedelici. L’album evita deliberatamente una sola direzione stilistica. In Stole ya flow spicca una strofa letta da molti come una frecciata a Drake, diventata rapidamente un caso. Non manca però una dimensione più intima. In Stay here 4 life, dov’è ospite il cantautore Brent Faiyaz, l’arroganza lascia spazio alla vulnerabilità, mentre collaborazioni come quella con la rapper Doechii e il bassista Thundercat ampliano il paesaggio sonoro. Don’t be dumb non è privo di difetti: a volte è sovraccarico e dispersivo, e l’ambizione lo rende poco a fuoco. Ma proprio questa tensione ne definisce l’identità. Questo è il ritratto di un artista a suo agio nelle contraddizioni, tra hip-hop, punk, jazz e sperimentazione. Non sostituisce i classici di A$AP Rocky, ma riafferma quello che lo rende unico: il gusto per il rischio e il rifiuto di smussare ogni imperfezione. Un ritorno che, di per sé, è già una dichiarazione d’intenti.
Mary Chiney, Beats per Minute

The lighthouse
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Tessa Rose Jackson (Bibian Bingen)

Le origini del folk di Tessa Rose Jackson vanno da Bert Jansch fino ai R.E.M. e a Sharon Van Etten. Questo suo quarto album, registrato nella campagna francese, si allontana dalle sfumature dream pop dei precedenti per abbracciare uno spirito più grezzo e caldo, confrontandosi con le origini, la mortalità e la memoria. La canzone che dà il titolo al disco sfoggia arpeggi di quinta perfetta, fiati sommessi e percussioni che fanno da cornice a un viaggio verso un faro, durante l’alta marea e con un vento solitario. La morte di una delle due madri di Jackson quando lei era adolescente influenza i testi in diverse occasioni. La produzione sostiene i momenti più vivaci come Fear bangs the drum e Wild geese. Anche la voce è sicura, accattivante ma mai compiaciuta; diventa potente nelle canzoni più semplici. Una rinascita luminosa per questa musicista britannica di origini olandesi.
Jude Rogers, The Guardian

Paul Hindemith: Ludus tonalis
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Le opere di Bach per tastiera hanno ispirato molti compositori del novecento, in particolare Hindemith e Šostakovič, che però non erano semplici imitatori: era la mimesi formale a ispirarli. Il Ludus tonalis di Hindemith è composto da venticinque pezzi: anzitutto dodici fughe, una per tonalità; tra una fuga e l’altra c’è un Inter­ludium. La serie si apre con un Prælu­dium e si chiude con un Postludium che l’autore indica come solenne. I tempi dell’Hindemith birichino sono passati: ora dimostra il dominio di un compositore di formazione germanica. Queste serie presentano un rischio accanto alle loro virtù: la monotonia, almeno se la sequenza viene eseguita tutta d’un fiato. Ma l’acuto Hindemith inserisce episodi agitati (già dal primo interludio, “con energia”, e il terzo, “scherzando”) tra altri dal sapore francese o perfino introspettivi (quasi tutte le fughe), sempre senza eccessi romantici. Musica cerebrale e mai emotiva, che tende continue trappole alla tonalità. Jacob Katsnelson scompone queste venticinque pagine con una ricerca di ciò che è nascosto, pacata quando si tratta di passaggi che richiedono lentezza oppure agile negli episodi più contrastati. Né l’autore né il pianista scendono a compromessi con l’ascoltatore.
Santiago Martín Bermúdez, Scherzo

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1650 - 30 gennaio 2026
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