La terra ha parlato. A pochi passi dalla pista olimpica di Cortina d’Ampezzo si è aperta alla fine dell’agosto 2025 una faglia lunga trenta metri. Ai piedi dell’ultimo pilone della nuova cabinovia (Apollonio-Socrepes, progettata per trasportare fino a 2.400 persone ogni ora), un dislivello di 50 centimetri separa ormai le due estremità della spaccatura, visibile nonostante il telone messo per nascondere lo smottamento. I lavori sono stati interrotti, ma nella conca ampezzana, nel cuore delle Dolomiti, il gigantesco orologio in corso Italia continua a scandire il conto alla rovescia in vista dei giochi olimpici di Milano Cortina, che partiranno il 6 febbraio 2026.

La vicenda dello smottamento è stata portata in tribunale dagli abitanti di due frazioni che si trovano vicino al cantiere. Il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi, eletto nel 2022, si mostra rassicurante. “La faglia è molto superficiale” spiega, aggiungendo che “sono state prese tutte le precauzioni del caso”. Sulla stessa linea è la risposta della Società infrastrutture Milano Cortina (Simico), l’azienda incaricata di costruire le opere olimpiche: “Questo cedimento non sorprende, considerando la natura ben nota del suolo”. La Simico precisa che “il progetto ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie”.

La nuova pista da bob a Cortina (Belluno), dicembre 2025. (Beatrice Citterio)

Ma in un rapporto svelato dal Corriere delle Alpi, Eros Aiello, del centro di geotecnologia dell’università di Siena, conclude che “lo sbancamento è stato eseguito senza le doverose indagini geotecniche in un ambiente ‘a rischio frana’ e senza le previe ‘opere di presidio’”.

La geografa Carmen De Jong, dell’università di Strasburgo, che da anni studia gli effetti dei grandi eventi sulle montagne, si spinge oltre: “Se durante i giochi si verificheranno condizioni meteorologiche insolite, come un improvviso riscaldamento e scioglimento delle nevi o delle piogge intense, la sicurezza degli atleti, del personale di supporto e del pubblico potrebbe essere minacciata”.

Un pilone di una cabinovia costruita per le Olimpiadi del 1956 e chiusa nel 2019, monte Cristallo (Belluno), aprile 2024 (Beatrice Citterio)

A rischio mafia

Nel centro abitato gli anziani trattengono il fiato. Sanno bene che la zona della faglia è ad alto rischio, ma lo dicono a bassa voce, in un luogo dove qualsiasi critica ai giochi è mal vista e dove la polizia sorveglia gli oppositori dell’evento. Inoltre da queste parti gli assembramenti sono limitati. Questi rischi, però, non hanno impedito l’apertura di tre grandi cantieri: oltre a quello per la cabinovia, c’è quello per costruire uno chalet di lusso (il cui muro di sostegno si è già spostato, secondo gli avvocati dei residenti) e quello per la ristrutturazione di un’altra cabinovia, appena avviata e che non sarà completata prima dell’ottobre 2026, sette mesi dopo la chiusura dei giochi. “È la prova, se mai ce ne fosse bisogno, che con la scusa dei giochi olimpici si sta finanziando un modello obsoleto di sviluppo degli sport invernali, che ignora la scarsità della neve”, commenta De Jong.

Il sindaco, intanto, sottolinea con soddisfazione l’effetto benefico dei giochi su Cortina. Come se la località definita “la perla delle Dolomiti”, una delle più famose stazioni sciistiche europee, avesse davvero bisogno di nuovi riflettori. Nel suo ufficio rivestito in legno, Lorenzi afferma che “il vasto programma di modernizzazione in corso permetterà di anticipare le esigenze dei turisti di domani” e dunque di “risvegliare” Cortina.

Nei mesi che hanno preceduto i giochi, i viaggiatori ricchi, fulcro del turismo locale, hanno lasciato il posto alle scarpe antinfortunistiche, ai caschi protettivi e ai gilet fluorescenti degli operai che lavorano nelle strade dentro e fuori del centro abitato. A dicembre, su corso Italia, la strada pedonale costellata di boutique di alta moda dove batte il cuore di Cortina, hanno riaperto i negozi di marchi famosi, come Dior e Prada, dopo una fase di ristrutturazione. Le gallerie d’arte hanno fatto scorta di opere destinate agli ampi chalet della zona.

Lo slittamento del terreno e la crepa ai piedi della nuova cabinovia hanno ricordato a tutti che le mafie stanno cercando di ritagliarsi uno spazio nel mercato dei giochi. Il divieto a sedici aziende, imposto nell’ottobre 2025 dalla Struttura per la prevenzione antimafia del ministero dell’interno (40 dal gennaio 2025), di avere contratti con la pubblica amministrazione o licenze perché sospettate di infiltrazioni mafiose, ha risvegliato i timori sulla qualità di alcune costruzioni. Luigi Casanova, direttore di Mountain wilderness Italia e uno dei maggiori esperti del problema, è convinto che le mafie siano “ormai concretamente presenti nei giochi”.

Spese miliardarie

◆ Dai giochi olimpici di Atene del 1896 (i primi dell’era moderna) a oggi, i costi legati all’organizzazione delle Olimpiadi sono aumentati del 200mila per cento, stimava Time nel 2016. Anche il numero degli atleti partecipanti è passato da 251 a circa undicimila. Uno studio del 2024 dell’università di Oxford ha calcolato quali sono state le Olimpiadi più costose (in dollari del 2022), escludendo i costi delle infrastrutture non direttamente legate ai giochi.

1. Soči, Russia, 2014 Per i giochi invernali sono stati spesi 28,9 miliardi di dollari, contro un budget iniziale di 12 miliardi. Secondo altre stime, la spesa reale è stata di 59,7 miliardi di dollari.

2. Rio de Janeiro, Brasile, 2016 Le Olimpiadi sono costate 23,6 miliardi di dollari e hanno cambiato il volto della città.

3. Londra, Regno Unito, 2012 I giochi sono costati 16,8 miliardi di dollari: avrebbero dovuto essere un modello di inclusione, ma la promessa di realizzare progetti di edilizia sociale non è stata pienamente rispettata.

4. Tokyo, Giappone, 2020 Le Olimpiadi estive sono state complicate dalla pandemia di covid-19. Il budget iniziale è quasi raddoppiato, fino a raggiungere i 13,7 miliardi di dollari.

5. Barcellona, Spagna, 1992 La spesa per i giochi estivi è stata di 11,6 miliardi di dollari, ma ha contribuito a far diventare la città un’importante destinazione turistica.


Un dibattito messo a tacere

A settembre i giornali italiani hanno dato la notizia dell’arresto di due fratelli accusati di aver minacciato alcuni politici per ottenere degli appalti a Cortina. Sono in corso le indagini per scoprire in quale misura i due fratelli e altri soggetti abbiano potuto infiltrarsi nel giro degli appalti per le Olimpiadi. La Simico si dice “certa” che la mafia non sia riuscita a mettere le mani sull’attività edile, “grazie al protocollo di legalità firmato con la Struttura per la prevenzione antimafia, che permette di controllare tutte le persone, le aziende e gli appaltatori che lavorano nei cantieri”.

Il dibattito sull’opportunità di ospitare i giochi nel 2026, in un periodo storico in cui le Alpi sono notoriamente soggette alle frane (ultimamente ce sono state molte lungo le vie d’accesso a Cortina) e allo scioglimento del permafrost, sembra essere stato completamente messo a tacere. L’evento viene presentato come la prima olimpiade di una nuova era, ecologica e sostenibile. Questa retorica però non convince Vanda Bonardo, presidente della sezione italiana della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi. Bonardo ha contato più di cento riferimenti al “concetto di sostenibilità” nel documento per la candidatura di Cortina, ma ritiene che “i giochi saranno tutt’altro che ecologici. I cambiamenti che hanno colpito la zona di Cortina sono profondi e in molti casi irreversibili”. Bonardo cita l’ampliamento delle piste, la costruzione di nuove infrastrutture e i bacini per la neve artificiale, sottolineando che queste opere “alterano habitat preziosi, interrompono corridoi ecologici essenziali per molte specie e riducono la capacità globale dell’ambiente di adattarsi al cambiamento climatico”.

Troppi costi e poca neve
Numero di impianti sciistici dismessi in Italia dal 2020 (Rapporto “Nevediversa” di Legambiente, 2025)

De Jong ricorda che alcuni studi condotti sulle Alpi francesi e italiane “hanno dimostrato che una pista da sci è in media venti volte più impermeabile del terreno naturale ed è completamente impermeabile a partire da una profondità di venti centimetri”.

Silverio Lacedelli, 75 anni, ingegnere idraulico-forestale che vive nella zona, mostra i cannoni da neve piantati a intervalli regolari sulla pista da sci che le atlete percorreranno a febbraio. “Mentre producono la neve, raffreddano l’aria affinché la neve non si sciolga al suolo. Bisognerà sistemare i cannoni su tutta la lunghezza della pista. Già ora sappiamo che per mantenere il ghiaccio sulla pista da bob sarà usata l’energia equivalente a quella prodotta da settemila frigoriferi”, ha calcolato Lacedelli.

L’Ice arriva in Italia

◆ Una divisione dello United States immigration and customs enforcement (Ice), l’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane, sarà presente ai giochi di Milano Cortina. La notizia ha suscitato forti polemiche in Italia. La protezione dei cittadini statunitensi alle Olimpiadi è tradizionalmente affidata al dipartimento di stato, ma l’amministrazione Trump ha deciso di inviare anche una divisione dell’Ice. Afp


Se vogliamo dare credito alle stime di De Jong, i refrigeratori saranno assolutamente necessari. Secondo la simulazione effettuata dall’esperta, infatti, “durante i giochi di Cortina del 1956 la temperatura media invernale è stata di 3,5 gradi sotto zero. Stavolta la media sarà di quattro gradi in più, quindi sopra lo zero”.

Questo è uno dei motivi per cui la capienza del bacino collinare di 85mila metri cubi è in fase di ampliamento. L’obiettivo è arrivare a 120mila metri cubi. I lavori, avviati il 2 ottobre, saranno completati solo a maggio. Per disporre di una quantità sufficiente di neve sarà prelevata l’acqua dal fiume Boite, che attraversa Cortina, e poi sarà fatta risalire di 800 metri verso il bacino collinare, per poter alimentare i cannoni. Secondo De Jong, però, il flusso del Boite non sarà sufficiente, e “nel peggiore dei casi si rischia di essere costretti a portare la neve con l’elicottero”.

Lacedelli non dimentica il sacrificio dei larici. Percorre ogni giorno queste montagne in compagnia del suo cane ed è ancora sconvolto dalla scomparsa di un pezzo del paesaggio, visibile soprattutto in autunno, la stagione dorata in cui i boschi di larici diventano gialli e arancioni, colorando i pendii. “Finora sono stati abbattuti più di cinquecento larici di 160 anni per allestire la pista da bob. Non sarebbe mai dovuto accadere: quegli alberi erano protetti”, spiega indicando un’area a sudovest di Cortina.

Le sedi degli eventi olimpici

In queste montagne, che dal 2009 fanno parte del patrimonio mondiale dell’Unesco, da un millennio le famiglie locali gestiscono a rotazione più di diecimila ettari di terreni comuni. Queste “regole d’Ampezzo”, uno dei più antichi esempi europei di proprietà collettiva inalienabile e indivisibile, hanno bloccato diversi progetti speculativi nel centro abitato, dove i prezzi degli immobili sono altissimi. Ma davanti alla legge straordinaria emanata per i giochi e alle sue procedure semplificate, le regole d’Ampezzo non hanno potuto nulla. Gli alberi che erano considerati un ostacolo sono stati tagliati. L’impegno a sostituirli preso da Simico non consola nessuno. “Questi larici, sotto i cui rami sono passati i soldati della prima guerra mondiale, rappresentavano un pezzo della nostra storia. Furono piantati per combattere l’erosione del terreno dopo che una frana aveva spazzato via due villaggi”, ricorda Lacedelli. Gli alberi, inoltre, costituivano un habitat per gli uccelli e gli insetti alpini oltre che un rifugio per camosci, caprioli e marmotte.

Nel documento per la candidatura non era prevista alcuna costruzione in questa zona, ma solo la ristrutturazione della pista da bob costruita per i giochi invernali del 1956. Un’ipotesi che alla fine è stata bocciata, così come quella di usare la pista di Torino, costruita per i giochi del 2006, costata 110 milioni di euro e chiusa dopo cinque anni. Davanti a questa impasse, il Comitato olimpico internazionale, che suggeriva di disputare le gare di bob, skeleton e slittino in Austria e in Svizzera, ha incassato un netto rifiuto dal governo guidato da Giorgia Meloni, deciso a mantenere lo svolgimento di tutte le competizioni sul territorio italiano. Una decisione da 120 milioni di euro, il prezzo di questo nuovo serpente di ghiaccio che domina ormai il paesaggio all’ingresso sudoccidentale di Cortina. La centrale di refrigerazione della pista funziona a pieno regime da ottobre, quando in una giornata di sole la temperatura ha raggiunto i 16 gradi. E intanto aleggia già lo spettro del “dopo”. Finirà nella lista delle strutture sovradimensionate che deturpano le montagne? Sono in molti a temerlo, anche perché in Italia le persone che praticano il bob sono meno di cento. Il sindaco, ex giocatore di curling e difensore accanito dell’utilità dell’impianto, la pensa diversamente. Lorenzi scommette “sull’allenamento a Cortina delle federazioni dei paesi vicini e sullo svolgimento di gare internazionali nei prossimi quattro anni”. Secondo lui così sarà possibile incassare “gli 1,1 milioni di euro necessari al funzionamento annuale dell’impianto”.

“Siamo passati da un budget iniziale di 1,5 miliardi a più di sei miliardi di euro spesi, e mancano ancora cento giorni all’inaugurazione”, sottolinea con preoccupazione Vanda Bonardo.

Uno “sforamento” che deve far riflettere, considerando il budget da 2,13 miliardi di euro approvato il 20 ottobre scorso dal Comitato organizzatore delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi che si terranno nelle Alpi francesi nel 2030. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati