Cultura Suoni
The mountain
Gorillaz (Dr)

Sono tornati i “giorni da incubo”? Con l’apertura narrata dall’attore Dennis Hopper, il nono album dei Gorillaz richiama Fire coming out of the monkey’s head, brano iniziale del disco del 2005 Demon days. I cinici, dopo i concerti organizzati per i 25 anni del progetto, potrebbero parlare di fiato corto. Ma il nono lavoro della band virtuale di Damon Albarn, The mountain, guarda avanti. Ispirato dalla morte del padre di Albarn, artista amante dell’arte indiana e di Ravi Shankar, il disco intreccia lutto e spiritualità: il sitar di Anoushka Shankar, figlia di Ravi, è il filo conduttore. Albarn ha disperso le ceneri a Varanasi; il fumettista Jamie Hewlett, l’altro creatore dei Gorillaz, ha perso il padre poco dopo. Ne nasce una riflessione sulla mortalità guidata dal pensiero indiano. Ambizioso anche nella parte animata – 2-D, Murdoc e soci fuggono dalla fama verso montagne mistiche – l’album è stato inciso tra Londra, il Devon, New Delhi e New York. Tra gli ospiti, vivi e defunti (Mark E. Smith, Bobby Womack, Tony Allen, Proof), tutto è integrato con coerenza. Dal funk di The Moon cave alla satira di The happy dictator, fino alla dolente The hardest thing, Albarn fonde emozione e critica politica. The manifesto descrive il tema dell’aldilà, intrecciando in modo vertiginoso i rap contrastanti di Trueno e Proof e il lavoro al sarod dei fratelli Amaan e Ayaan Ali Bangash. Tra ballate sontuose e pop, The mountain è un disco su perdita e trascendenza, ricco di calore e visione. Nei Gorillaz c’è ancora vita.
Kevin Harley, Record Collector

Blame the clown
Twisted Teens (Dr)

Nei circoli punk i Twisted Teens ce l’hanno già fatta, soprattutto grazie alla loro impronta unica: Caspian Honey­well, spesso in gilet di pelle, urla con la voce roca da fumatore incallito, mentre RJ Santos, elegante in giacca e cravatta, gli costruisce intorno un suono di chitarre lo-fi. La loro musica è garage punk con una sferzata di country; la personalità della band si diffonde nella musica come se fosse tintura, creando una tonalità tra seppia e technicolor. Tutto quello che riguarda il duo di New Orleans è senza pretese. I Twisted Teens scrivono canzoni che nascono nella pancia ma le suonano con precisione, mantenendo l’atteggiamento di musicisti sicuri e rilassati. E quando Blame the clown comincia a sembrare troppo serio, ecco che c’infilano un po’ di umorismo nero. Il punto di forza del disco è senza dubbio il suo legame forte con la musica statunitense radicata nel blues e nel folk. Le canzoni piene di calore e la narrazione paziente ed emotiva poggiano sulle fondamenta costruite da Lead Belly, Woody Guthrie e Charlie Patton.
Nina Corcoran, Pitchfork

Martinů: concerti per violino; Stravinskij: Divertimento

Parigi, 1932. Bohuslav Martinů, che vive nella città francese da nove anni, riceve la commissione di un concerto per Samuel Dush­kin, violinista per cui è già stato scritto quello di Igor Stravinskij. Dopo un po’ il compositore ceco, stanco per le incertezze del solista, consegna il lavoro al suo editore, che non lo pubblica. Riceverà la prima esecuzione da Josef Suk a Chicago nel 1973. Il violinista Josef Špaček e il direttore dell’orchestra sinfonica della radio di Praga Petr Popelka lo liberano dei modelli stravinskiani e francesi per sottolinearne il tono intensamente ceco con un’esplosione di colori. Nel secondo concerto (1943), più noto, gli interpreti fanno valere le stesse qualità entusiasmanti. Scritto negli Stati Uniti e tagliato su misura per lo stile espansivo di Mischa Elman, qui il lavoro di Martinů canta come gli è successo di rado. L’album è saggiamente completato dal Divertimento per violino e piano di Stravinskij: Špaček e Miroslav Sekera ne conservano la leggibilità e l’intensità ma ne ritrovano le radici idiomatiche.
Thomas Deschamps, Diapason

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1654 - 27 febbraio 2026
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