L a rielezione del sindaco conservatore a Graz era data per scontata. La seconda città più grande dell’Austria è un posto in cui non è raro incontrare gli abitanti con i lederhosen, i tradizionali pantaloni con le bretelle, e il dirndl, l’abito con il grembiule. Anche Elke Kahr, leader del locale Partito comunista d’Austria (Kpö), era convinta che avrebbe perso contro l’elegante erede di una dinastia di commercianti. Così quando ha scoperto il risultato del voto, a settembre, era altrettanto sorpresa del giornalista che le ha dato la notizia: i comunisti avevano vinto e lei sarebbe stata la nuova sindaca. “Era senza parole e io pensavo che fosse uno scherzo”, racconta Kahr. I giornali di tutta Europa hanno cominciato a chiamare la città Leningraz, un nome che la fa sorridere.

“Sì, sono una marxista convinta”, dice Kahr nel suo ufficio, pieno di scaffali usati dell’Ikea, messi al posto dell’imponente mobilio del suo predecessore, Siegfried Nagl, del Partito popolare austriaco (Övp). Kahr, sessant’anni, sta cercando di “ridistribuire la ricchezza” , dice. Ma questo non significa che il Kpö vuole espropriare i beni della borghesia o abolire il libero mercato. La sindaca ha dichiarato che il suo obiettivo è “alleviare il più possibile i problemi delle persone”. Per un osservatore esterno, i problemi della città potrebbero non essere evidenti. Quando Arnold Schwarzenegger visita Graz, la città dov’è nato, che oggi conta circa trecentomila abitanti, passeggia per strade pulite e passa davanti a condomini moderni e a buon mercato. Ma i poveri e le persone che lottano contro l’aumento dei prezzi e la riduzione dei salari sono molti.

Elke Kahr a Graz, 13 settembre 2021 (Heinz Stephan Tesarek)

Per quasi vent’anni Kahr ha aiutato di tasca sua le persone a pagare le bollette o la lavatrice. Si faceva spiegare qual era il problema, chiedeva il numero di un conto in banca e trasferiva del denaro, di solito qualche centinaio di euro. Nel corso della sua carriera politica ha sempre usato così circa tre quarti del suo stipendio. Da quando nel 2005 è diventata consigliera comunale Kahr ha dato più di un milione di euro a chi ne aveva bisogno. Gli avversari politici l’hanno accusata di comprare voti. “In realtà sono liberi di farlo anche loro, se vogliono”, ha commentato Kahr. “Tra l’altro non si tratta di beneficenza. Sono semplicemente convinta che i politici guadagnino troppo”, ha aggiunto. Il suo stipendio di sindaca è di circa 120mila euro, più di quattro volte la media nazionale, e i 32mila euro che tiene per sé le bastano. Si muove con l’autobus e il tram, fa acquisti in negozi economici e vive in affitto in un appartamento modesto, pieno di libri e dischi, insieme al compagno, un funzionario del Partito comunista d’Austria in pensione.

L’anomalia

L’Austria ha una lunga tradizione socialista e ha creato un grande sistema di sussidi pubblici. L’assistenza sanitaria è gratuita e l’università non si paga. Ma gli elettori hanno voltato le spalle al Partito comunista da quando nel 1956 gli austriaci assistettero in prima fila alla violenza con cui l’Unione Sovietica represse una rivolta popolare nella vicina Ungheria. Da quel momento il Kpö non ha mai ottenuto seggi al parlamento in nessuna elezione nazionale.

Graz è un’anomalia rispetto al resto del paese: l’attenzione data dal Partito comunista alla questione abitativa ha portato dagli anni novanta alcuni carismatici comunisti nel consiglio comunale. Nessuno di loro è mai stato più popolare di Kahr. Sia i sostenitori sia gli avversari la descrivono come una persona alla mano, gentile e diretta. Gli elettori le fanno spesso i complimenti perché “non sembra una politica”, somiglia più a un’assistente sociale.

Da piccola fu rimproverata per aver “parlato come una comunista”. A diciott’anni decise di scoprire perché

Nel ruolo di sindaca alla guida di una coalizione con socialdemocratici e verdi, ha la forza di orientare le politiche cittadine. Questo significa, tra le altre cose, abbassare le tasse per le fognature e i rifiuti, nonché gli affitti degli alloggi di proprietà del comune. Kahr ha fatto in modo che migliaia di residenti avessero diritto ad abbonamenti scontati per i trasporti pubblici. Inoltre ha tagliato le spese dedicate alla pubblicità della città e i sussidi ai partiti.

Linea d’emergenza

Kurt Hohensinner, il nuovo capo dell’Övp di Graz, ha definito questi sforzi più simbolici che concreti. Ha previsto che sotto la guida di Kahr “Graz non soffrirà di comunismo, ma d’immobilismo”. La sindaca ha anche cancellato diversi progetti ambiziosi, tra cui la costruzione di una linea della metropolitana, proposta dall’Övp. La città avrà invece presto un nuovo ufficio per i servizi sociali e abitativi, e più appartamenti sovvenzionati dal comune.

Kahr dice che la questione abitativa le interessa particolarmente. Alla fine della guerra fredda i comunisti di Graz avevano aperto una linea telefonica d’emergenza per chi viveva in affitto, fornendo consulenza legale gratuita in caso di contratti d’affitto irregolari, sfratti incombenti e mancata restituzione dei depositi cauzionali versati ai proprietari. Chiamavano poveri e ricchi, di destra e di sinistra, e il passaparola diffuse un messaggio: i comunisti hanno a cuore i cittadini. Spesso a rispondere al telefono c’era la stessa Kahr. Ora che è sindaca, cerca di essere una presenza familiare nelle strade.

Quando scende dall’autobus a Triestersiedlung, uno dei quartieri più poveri della città, sede di 1.200 appartamenti di edilizia popolare, Kahr si complimenta con la proprietaria di una rara auto Lada di fabbricazione sovietica e poi si dirige nel cortile di alcune case popolari. Le facciate sono state appena dipinte e, in un pomeriggio di sole, i residenti si affacciano sui balconi costruiti di recente. È un lusso che manca alla maggior parte degli appartamenti di Graz e per la cui costruzione Kahr ha fatto pressione quando era consigliera comunale. Mentre distribuisce delle aiuole prefabbricate per permettere ai residenti di coltivare pomodori ed erbe aromatiche, una donna si avvicina e loda “Elke” perché “viene ancora a trovarci, ora che è sindaca”. Kahr le ricorda che anche lei è cresciuta lì.

Data in adozione alla nascita, Kahr trascorse i primi anni della sua vita in un istituto per l’infanzia. Poco prima del suo quarto compleanno fu accolta da una famiglia. Pare che avesse chiesto a una coppia in visita all’istituto una banana che usciva dalla busta della spesa; colpita dalla scarsa timidezza della bambina, la coppia la prese con sé. Lui era un saldatore e lei una cameriera diventata casalinga. I due affittarono una baracca a Triestersiedlung, in cui portavano l’acqua da un pozzo e allevavano galline, anatre e conigli. Il bagno era all’aria aperta. “Se cresci in questo ambiente, non puoi che lottare per un mondo più giusto”, dice Kahr.

Eppure non le è mai mancato niente: ricorda che divorava i libri della biblioteca delle case popolari. Da grande è andata a concerti rock in tutta Europa (le piace la maggior parte della musica, dice, anche il rap impegnato) e ha rintracciato la sua madre naturale, una contadina. Il padre era uno studente iraniano. Con quell’incontro non voleva far nascere un legame, ma solo “dirle che, a prescindere dai motivi della sua decisione, per me andava bene”, dice.

Da piccola fu rimproverata per aver “parlato come una comunista”. A diciott’anni decise di scoprire perché: cercò l’indirizzo del partito sull’elenco telefonico e andò alla sede locale.“È stata una manna dal cielo”, dice Ernest Kaltenegger, suo mentore e predecessore come segretario locale del partito. “Non era come gli altri giovani la cui stella brilla un po’ e poi si spegne. Lei era seria”.

Quando a 24 anni la filiale della banca in cui Kahr lavorava chiuse, Kaltenegger la convinse a diventare la seconda dipendente del Kpö di Graz. Nel 1989, durante un soggiorno di sei mesi a Mosca, in Russia, seguì gli appassionati dibattiti sulle riforme nel paese, credendo che “avrebbe voltato pagina”. Due anni dopo, l’Unione Sovietica si dissolse. Kahr consolò i suoi compagni più anziani e si concentrò sul suo giovane figlio, Franz.

Biografia

1961 Nasce a Graz, in Austria.

1964 È adottata da una famiglia che vive nel quartiere popolare di Triestersiedlung.

1979 Comincia a fare politica con il Partito comunista d’Austria (Kpö).

2005 È eletta consigliera comunale a Graz.◆ 2016 Diventa vicesindaca di Graz dopo le dimissioni della socialdemocratica Martina Schröck.

settembre 2021 Vince a sorpresa le elezioni con il 29 per cento dei voti e diventa sindaca della città.


Negli anni novanta Kaltenegger si è impegnato per far costruire bagni in tutti gli appartamenti di edilizia popolare di Graz e ha trasformato i comunisti in un pilastro della politica locale. In seguito ha spostato la sua azione a livello nazionale, ma a condizione che Kahr assumesse la direzione dei comunisti a Graz. Lei ha accettato, ma all’inizio è stato difficile.

Come segretaria del partito alle elezioni locali del 2008 ha perso la metà degli elettori. Ma nel giro di cinque anni ha trasformato i comunisti nel secondo partito più forte della città. Uno dei probabili motivi della vittoria nel 2021 è stato il crescente malcontento di Graz per il boom edilizio. In un referendum organizzato dal Kpö nel 2018, un’affluenza alle urne insolitamente alta ha bloccato la cementificazione dei terreni di una scuola di agricoltura, una vittoria memorabile per il partito.

Indice di gradimento

Spesso le critiche a Kahr non riguardano le cose che fa, ma la sua ideologia. L’ammirazione per la vecchia Jugoslavia, uno stato multietnico e non allineato gestito da un dittatore, per esempio, dimostra tutta la sua “testardaggine storica”, secondo Christian Fleck, professore di sociologia all’università di Graz.

Ma agli elettori queste cose non importano: a giugno del 2022 il suo indice di gradimento era del 65 per cento. Kahr continua a incontrare regolarmente persone che hanno bisogno di aiuto, come faceva quando era consigliera comunale e riceveva più di tremila visite all’anno di madri single, disoccupati o persone senza casa.

Mentre fuma una sigaretta, un vizio a cui non riesce a rinunciare, Kahr riflette su perché il comunismo ha fallito in altri paesi. “Dipende solo da quanto i politici lo mettono in pratica”, dice. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1476 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati