Questo edificio è l’essenza di Cordova, dice Miguel Santiago, 69 anni. “Senza la Mezquita è impossibile capire la città, e senza Cordova è impossibile capire la Mezquita”. Santiago, pieno di entusiasmo, si aggira a lunghi passi per il monumento. Si stenta a stargli dietro mentre fa lo slalom tra i turisti. La lunga serie di archi a ferro di cavallo, bianchi e rossi, che i visitatori ammirano a bocca aperta e che rappresentano la spina dorsale della Mezquita, lui li ha già visti “tantissime volte”.
Più che la storia di Cordova, questo edificio, altamente simbolico, racconta la storia della Spagna. Fino dall’ottavo secolo è stata la moschea più importante di Al Andalus, sotto la dominazione musulmana. Nel 1236, dopo la riconquista dei cristiani, la Mezquita (che in spagnolo significa moschea) diventò una cattedrale. Il risultato è un edificio che ha l’aspetto di un luogo di culto per due religioni diverse e che dal 1984 è patrimonio mondiale dell’Unesco. È proprio il miscuglio di islamismo e cattolicesimo e di architettura arabo-ispanica a rendere unico questo monumento, afferma Santiago. Secondo lui, però, l’amministrazione ecclesiastica locale sta facendo di tutto per far passare in secondo piano il patrimonio islamico.
“Ed è proprio questo che raccontiamo ai visitatori”, spiega. Il collegio di sacerdoti della diocesi può fare ciò che vuole con la Mezquita? È questa la domanda al centro dell’audioguida alternativa, lanciata il 23 aprile di quest’anno da Santiago e da altri abitanti che la pensano come lui.
La loro organizzazione, la Piattaforma Mezquita-Cattedrale, è nata nel 2014 in segno di protesta. Quell’anno la diocesi, che ha in mano l’amministrazione dell’edificio, aveva deciso di eliminare il nome Mezquita dai depliant e da altre forme di comunicazione. All’improvviso i cordovani, che nei secoli avevano preso l’abitudine di dire “vado a messa alla moschea”, avrebbero dovuto chiamarla formalmente la cattedrale di Cordova.
Rimozione illegale
La Piattaforma ha lanciato una petizione contro il cambio di nome, raccogliendo quasi 400mila firme. La pressione sul collegio di sacerdoti della diocesi è diventata talmente forte che sono stati costretti a ritirare la decisione. Nonostante si sia trattato di una vittoria importante, dice Santiago, in realtà non hanno sostanzialmente cambiato direzione. La simbologia cattolica continua a essere predominante, a scapito di quella che un tempo era la più grande moschea d’Europa.
L’audioguida è stata sviluppata da storici e giornalisti e si può ascoltare su piattaforme come Spotify. Il racconto dedicato alle critiche alla diocesi è diviso in dieci punti, tutti accompagnati dalle note di un liuto arabo. Durante la visita si viene a sapere che la grata in legno in stile andaluso, che si trovava nell’antica porta della moschea, è stata rimossa nel 2017 per permettere alla processione di Pasqua di attraversare la Mezquita. Nonostante nel 2021 una sentenza del Tribunal supremo, il più importate tribunale amministrativo spagnolo, abbia giudicato illegale la rimozione, la diocesi non ha ripristinato la grata. Altre sezioni dell’audioguida raccontano degli esami imposti dalla diocesi alle guide turistiche che vogliono accompagnare gruppi nella visita della Mezquita. Sono i sacerdoti a decidere cosa può essere detto e da chi. Una pratica vietata, secondo il difensore civico regionale.
Poi c’è la versione della diocesi, diffusa attraverso cartelli e video nella Mezquita, secondo cui prima della costruzione della moschea c’era già una chiesa. Ma nonostante una serie di scavi, non è stata trovata traccia di nessuna chiesa in grado di dimostrare che l’eredità cristiana fosse più antica di quella islamica.
Santiago fa più esempi. Una cosa che gli dà particolarmente fastidio è il modo di gestire il muro della quibla, che indica ai musulmani la direzione della preghiera (che a Cordova non è rivolta alla Mecca, ma verso sud). Dal 2013 su questo muro è stata posizionata una grande immagine di san Giovanni d’Ávila. “Fanno di tutto per infilare simboli cattolici in ogni angolo della cattedrale”.
Poco più in là Santiago si ferma davanti a una mostra. Dalla fine di aprile sotto gli archi dell’antica moschea è stato ricavato uno spazio di circa 200 metri quadrati per esporre decine di dipinti che raffigurano Gesù. “E questa non è neanche la mostra più grande che ho visto qui”, dice Santiago. Non vuole essere frainteso e spiega che per la sua piattaforma va benissimo che nella Mezquita si celebri la messa, “ma vogliamo che la storia del luogo sia rispettata”.
Rispettare la sua storia islamica
Un portavoce della diocesi risponde commentando che la piattaforma “può dire quello che vuole, ma non ha senso rimproverare alla diocesi di rendere cristiana una cattedrale”. Eppure le critiche arrivano da più parti. Per esempio un rapporto del 2024 di World heritage watch, una ong che vigila sul patrimonio mondiale, afferma che “l’autenticità della moschea-cattedrale è a rischio” a causa “dell’inserimento di statue, dipinti e simboli cattolici” in spazi originariamente islamici. Secondo il rapporto, la diocesi presenta al visitatore “una versione fuorviante” del passato dell’edificio, e conclude che il governo spagnolo dovrebbe obbligarla a “rispettare, promuovere e proteggere” la sua storia islamica. Per adesso il governo guidato da Pedro Sánchez sta cercando di evitare un conflitto con la chiesa.
L’audioguida alternativa al momento è solo in spagnolo, ma l’obiettivo è registrarla presto anche in inglese e francese. “E in arabo, naturalmente”, dice Santiago. ◆ oa
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati