opposizione

La sconfitta referendaria subita da Giorgia Meloni il 23 marzo ha galvanizzato l’opposizione italiana. Si sono riaccese le speranze di tornare al governo ed è emerso un nome nuovo come potenziale contendente alle prossime elezioni: Silvia Salis.

Salis, 40 anni, non ha una lunga esperienza politica e non siede in parlamento a Roma, ma a Genova, nel cinquecentesco palazzo Doria-Tursi, la sede del comune, dove ricopre la carica di sindaca. Per il momento l’ex atleta olimpionica di lancio del martello pensa che contrastare la retorica di Meloni, incentrata sulla guerra culturale, e costruirsi un profilo di rilevanza nazionale, sarà sufficiente a renderla una sfidante credibile. “Sono una candidata progressista che crede fermamente nella possibilità di far coesistere lo sviluppo economico con la giustizia sociale. Questo governo di destra non è stato capace di ottenere né l’uno né l’altra, scontentando tutti. Direi che è un risultato notevole”, afferma la sindaca.

Salis non è iscritta a nessun partito, ma spiega che le sue radici affondano solidamente nella sinistra. È salita alla ribalta politica nel 2025, quando ha saputo compattare l’opposizione e sconfiggere il candidato vicino a Meloni nelle elezioni amministrative. A Genova il no al referendum sulle proposte del governo per riformare la giustizia ha ottenuto il 64 per cento delle preferenze, il 10 per cento in più rispetto alla media nazionale. Risultati come questo hanno portato Meloni sulla difensiva per la prima volta da quando nel 2022 è andata al governo. Nel consolidare la sua immagine politica, non si è preoccupata troppo dell’opposizione, conquistando gli investitori e accrescendo l’influenza dell’Italia su questioni come l’Ucraina e l’accordo commerciale del Mercosur. Senza essere riuscita a realizzare l’unica riforma promessa agli elettori, la presidente del consiglio, il 9 aprile 2026, nel suo primo discorso in parlamento dopo la sconfitta al referendum ha detto solo che porterà a termine il suo mandato.

Atleta olimpionica

In Italia le prossime elezioni legislative sono in programma per la fine del 2027. Secondo un sondaggio Ipsos/Corriere della Sera, Fratelli d’Italia, il partito di Meloni, otterrebbe circa il 26,7 per cento dei voti, l’1 per cento in meno rispetto a prima del referendum. Il Partito democratico, invece, guadagnerebbe circa 1,3 punti, attestandosi al 22 per cento.

L’opposizione – composta da blocchi eterogenei che comprendono il Partito democratico, i populisti del Movimento 5 stelle, l’Alleanza Verdi e Sinistra e altre formazioni minori – è galvanizzata dalla vittoria referendaria, ma resta ancora molto lavoro da fare. Non è stata fissata una data per le primarie e nessun potenziale leader dell’opposizione è emerso in modo chiaro. Inoltre non è detto che tutti i sostenitori del no al referendum voterebbero contro Meloni alle politiche. Attualmente le due figure di spicco dell’opposizione sono l’ex presidente del consiglio e leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte ed Elly Schlein, segretaria del Partito democratico dal 2023.

L’ascesa dal nulla alla vetta del potere non è certo un caso isolato nella recente politica italiana. Conte era un avvocato e un professore universitario senza alcuna esperienza politica prima di diventare capo del governo nel 2018, tanto che i suoi detrattori lo chiamavano il “signor nessuno”. Dopo aver rappresentato l’Italia alle olimpiadi di Pechino e Londra, Salis è stata nominata vicepresidente del Comitato olimpico nazionale, ruolo che ha ricoperto per quattro anni diventando la prima donna ad avere quell’incarico.

Genova, ex repubblica marinara ormai lontana dai fasti del passato, deve affrontare gli stessi problemi che affliggono l’Italia: una popolazione sempre più anziana, una forte emigrazione giovanile e un grave decadimento delle infrastrutture. Per usare le parole della sindaca Salis, la città è “all’avanguardia” rispetto ai problemi del paese.

La ricetta di Salis per Genova per ora si concentra sulla riqualificazione del centro storico, sulla lotta alla criminalità, sul salvataggio dell’azienda di trasporto pubblico, fortemente indebitata, e sul decentramento del processo decisionale. Ma davvero la sindaca è pronta per diventare la prossima presidente del consiglio? Di sicuro può contare sull’appoggio dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi, che in passato è stato anche segretario del Partito democratico dopo aver ricoperto la carica di sindaco di Firenze. Salis ha perfino assunto Marco Agnoletti, l’ex addetto stampa di Renzi, e non nasconde le sue ambizioni.

“È evidente che non posso sfuggire all’attenzione nazionale, non posso eludere le domande. È interessante, mi lusinga”, afferma, precisando che non parteciperà alle primarie. Ma ammette che se le chiedessero in modo unitario di candidarsi “mentirei dicendo di non voler prendere in considerazione la cosa”.

In linea generale Salis propone un programma di centrosinistra: riforma sanitaria, rigore fiscale, controlli mirati sui prezzi dell’energia e sostegno per favorire le nascite, comprese quelle tramite la fecondazione in vitro, evitando al contempo posizioni ideologiche rigide sull’energia nucleare o sul reddito di cittadinanza. Il suo messaggio si fonda su un’idea chiave: le crescenti disuguaglianze e l’impoverimento della classe media sono ormai evidenti anche tra i lavoratori.

Adesso l’attenzione nei confronti dell’ex lanciatrice del martello è forte, al punto che qualcuno ha già cominciato a definirla “l’anti-Meloni”. Alla domanda su possibili somiglianze con la presidente del consiglio, Salis ride e poi risponde: “No, mi chiamo Silvia. Ma sì, sono una madre, sono cristiana e sono anche sposata. Soddisfo tutti i requisiti” . ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati