I sosia sembrano avere in comune ben più della faccia. Secondo i risultati di una nuova ricerca, le persone che si somigliano in modo sorprendente senza essere parenti tendono a condividere molte variazioni genetiche che influiscono non solo sui tratti del viso, ma anche su altri aspetti della loro vita.

L’autore dello studio, il genetista Manel Esteller, direttore del Josep Carreras leukaemia research institute di Barcellona nutre da tempo un forte interesse per quello che ci rende ciò che siamo. Nel 2005 ha pubblicato una ricerca in cui dimostrava che i gemelli identici non sono così uguali come sembra. Pur avendo gli stessi geni alla base, differiscono sensibilmente per l’epigenetica, cioè l’insieme delle variazioni nell’espressione dei geni, causate da fattori ambientali o comportamentali come il fumo o l’età.

Alcune coppie di sosia nelle foto di François Brunelle (François Brunelle (CC BY-SA))

Con il nuovo studio, pubblicato su Cell Reports, l’équipe di Esteller puntava ad analizzare il fenomeno opposto, cioè gli individui che si somigliano come gemelli, ma che non hanno nessuna parentela. Per farlo i ricercatori si sono rivolti al fotografo canadese François Brunelle, che porta avanti da anni un progetto in cui ritrae i sosia in giro per il mondo. Grazie al suo aiuto, sono riusciti a contattare 32 coppie di persone che si somigliano, disposte a donare un po’ del loro tempo e un campione di saliva, per poter studiare il loro dna e, tra le altre cose, la comunità di microbi che vivono nella loro bocca.

Poiché il progetto di Brunelle si basa sull’interpretazione soggettiva della somiglianza, per trovare i sosia più simili Esteller ha affidato le foto a tre algoritmi di riconoscimento facciale. Delle 32 coppie iniziali, 16 sono state ritenute uguali da tutti gli algoritmi, per cui gran parte dello studio si è concentrato su di loro. In generale le coppie condividevano molti polimorfismi a singolo nucleotide, che è il tipo di variazione genetica più diffuso negli esseri umani. Nove su 16 avevano una tale sintonia genetica da essere ritenute “ultra” sosia. Al contrario, però, l’epigenetica e i microbiomi orali avevano relativamente poco in comune.

“Abbiamo concluso che gli individui che si somigliano molto hanno sequenze simili e sono quindi gemelli di fatto, mentre differiscono per epigenetica e microbiomica”, ha detto Esteller. L’aspetto interessante, ha aggiunto, è che la somiglianza genetica non si limita al viso. Rispetto alle coppie di persone dai tratti diversi, per esempio, la probabilità che i sosia avessero in comune istruzione, altezza, peso e perfino l’abitudine del fumo era più alta.

Il sistema si ripete

I ricercatori hanno verificato che i sosia non fossero parenti a loro insaputa. Anche se spesso venivano dallo stesso paese e dicevano di condividere l’origine etnica, l’équipe ha stabilito che non erano più imparentati di coppie scelte a caso nella stessa popolazione. Solo per una c’era il dubbio che avesse avuto un antenato comune negli ultimi secoli, mentre alcune coppie vivevano in continenti diversi. “Pensiamo quindi che certe somiglianze genetiche siano del tutto casuali”, ha detto Esteller. “Sul pianeta esistono così tante persone che il sistema si ripete: le combinazioni del genoma non sono infinite”.

Il fatto che chi si somiglia abbia molte affinità genetiche non sorprende, ma i risultati hanno chiarito anche alcuni punti dell’antico dibattito su natura (ciò che è innato) e cultura (ciò che è acquisito), ha commentato Esteller. Se la genetica sembra avere un ruolo primario sull’aspetto del volto e di altri elementi che ci rendono chi siamo, lo studio e altre sue ricerche indicano che i geni non sono tutto. “La natura è molto forte, ma la cultura modifica un po’ il genoma”, ha spiegato.

Esteller e il suo team sperano ora di poter ampliare il progetto per esaminare più sosia e studiare altri fattori che influenzano la nostra vita, come il trascrittoma (il modo in cui si esprime l’Rna) e il proteoma (l’insieme delle proteine prodotte dalle cellule in base alle istruzioni genetiche). ◆ sdf

Questo articolo è uscito sul numero 1476 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati