L’importanza del risultato che l’Irlanda ha appena ottenuto non va sottovalutata. Non solo Dublino ha ridotto al minimo i rischi della Brexit per l’isola, ma ha radicalmente modificato la traiettoria della Brexit stessa.

Al termine dei quindici giorni più insidiosi nella storia recente dei rapporti anglo-irlandesi, l’Irlanda ha fatto al Regno Unito un favore di portata storica. L’ha salvata dalla follia di una hard Brexit. Per ironia della sorte il problema che i sostenitori dell’uscita dall’Unione europea hanno sempre ignorato – quello del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda – ha finito per condizionare il loro intero progetto. Opponendosi a chi cercava di intimidirla e colpevolizzarla, l’Irlanda ha reso possibile una Brexit più moderata. Oggi è infatti probabile che il Regno Unito rimanga nell’unione doganale e nel mercato unico. E forse anche che non esca più dall’Unione.

Un manifestante anti Brexit a Londra, l’8 dicembre 2017 (Toby Melville, Reuters/Contrasto)

Con la sua fermezza, e con il sostegno dei paesi dell’Unione, Dublino ha scongiurato il rischio di una frontiera rigida tra il nord e il sud dell’isola. A questo punto il progetto della Brexit deve tener conto di un punto che, solo pochi giorni fa, sembrava improbabile: la necessità che, uscita dall’Unione, Londra continui a rispettare le regole dell’unione doganale e del mercato unico. Questo solleva un dubbio cruciale: se bisogna rispettare le regole del mercato unico, allora che senso ha uscire dall’Ue?

Il bluff degli unionisti

La grande sorpresa che emerge dal testo del comunicato congiunto dell’8 dicembre è che i termini dell’accordo sono molto più favorevoli all’Irlanda rispetto al testo che era trapelato qualche giorno prima. Nel documento che aveva fatto infuriare gli unionisti protestanti del Dup, contrari a ogni concessione a Dublino e all’Europa, si parlava di “un allineamento normativo” tra le due parti dell’isola. Il testo definitivo è molto più netto e fa riferimento esplicitamente all’unione doganale e al mercato unico: “In mancanza di soluzioni concordate, il Regno Unito rimarrà pienamente allineato alle norme del mercato interno e dell’unione doganale che, oggi o in futuro, garantiranno la cooperazione tra nord e sud dell’isola”.

Da sapere
Un passo avanti

◆ L’8 dicembre 2017 il Regno Unito e l’Unione europea hanno raggiunto un accordo di massima sulla Brexit, necessario per avviare la seconda fase dei negoziati. L’intesa riguarda i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito, la cifra che Londra dovrà pagare per il divorzio e la frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. The Irish Times


L’espressione “in futuro” è cruciale, perché significa che ogni cambiamento delle norme europee dovrà essere applicato anche in Irlanda del Nord. Se, quindi, si vuole evitare che l’Irlanda del Nord abbia uno statuto speciale, l’intero Regno Unito dovrà applicare le regole che valgono per Belfast. La conclusione è semplice: se A è uguale a B e B è uguale a C, anche C è uguale ad A. A è la posizione dell’Irlanda nel mercato unico, B è il pieno allineamento dell’Irlanda del Nord a quella posizione e C è l’impegno del Regno Unito ad avere le stesse regole dell’Irlanda del Nord. Londra è praticamente prigioniera di Belfast. Qualunque sarà l’esito dei negoziati commerciali che si apriranno adesso, il Regno Unito non potrà comunque discostarsi troppo dalle norme doganali e commerciali esistenti.

Dal punto di vista politico, l’accordo ha smascherato il bluff del Dup. La contraddizione di fondo insita nelle richieste degli unionisti (nessuno statuto speciale per Belfast e uscita totale dall’unione doganale e dal mercato unico) gli si è ritorta contro. E alla fine il partito è stato costretto ad ammettere che i due obiettivi si escludono a vicenda. L’accordo ottenuto dall’Irlanda non impone al Regno Unito di rimanere nell’unione doganale e nel mercato unico, ma lo costringe a comportarsi come se ci restasse. E potrebbe segnare l’inizio della fine della Brexit stessa. Se l’intesa tiene, infatti, il sogno di un distacco netto, l’idea di liberarsi dai ceppi delle norme europee e di navigare a vele spiegate nel grande mare dell’Impero 2.0 crolla, a meno che Londra non decida di annullare i colloqui e di andarsene senza un accordo. Ma se il distacco non è netto, ha senso uscire dall’Unione? L’Irlanda ha appena indicato ai suoi vicini la risposta più ovvia a questa domanda. ◆ bt

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1235 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati