L’era Trump è finita. Certo, questo presidente resterà alla Casa Bianca ancora per due anni. E nonostante sia una lame duck, un’anatra zoppa, come sono chiamati i presidenti indeboliti alla fine del loro mandato, conserva una capacità di fare danni, soprattutto in politica estera. Bisognerà quindi guardarsi dall’anatra zoppa arrabbiata.

Tuttavia, la storia ricorderà che l’effetto Trump si è spento il 3 novembre 2026, con “l’onda blu” che ha permesso ai democratici di conquistare sia la camera sia il senato. Per il Partito democratico, ancora scottato dalla vittoria di Trump contro Kamala Harris due anni fa, si tratta di un risultato insperato.

Nel 2016 Trump aveva dichiarato che avrebbe potuto uccidere una persona sulla Fifth avenue di New York senza per questo perdere un voto. Probabilmente era vero, vista la portata dei danni fatti dal miliardario. Ora non è più così. Gli elettori statunitensi hanno punito brutalmente Trump per tutti i suoi errori: la guerra in Iran e i suoi effetti sull’inflazione, la corruzione, la crescita economica che arricchisce pochi senza risolvere le difficoltà della classe media.

Una sconfitta personale

Si tratta innegabilmente di una sconfitta personale. Trump non si è certo risparmiato durante la campagna elettorale. Due mesi fa aveva detto agli elettori: “Comportatevi come se sulla scheda elettorale ci fosse il mio nome”. Ma nella notte tra il 3 e il 4 novembre ha fatto marcia indietro, scrivendo sul suo social media Truth: “Il mio nome non era sulla scheda elettorale, se ci fosse stato avremmo vinto”. Come negare l’evidenza.

L’aspetto più sorprendente, alla luce delle proporzioni della sconfitta repubblicana, non è solo che l’influenza personale di Trump non funzioni più, ma che non siano bastati neanche i soldi. Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, ha investito cinquecento milioni di dollari nella campagna elettorale per sostenere i candidati repubblicani, una cifra senza precedenti per un singolo individuo, ma non è servito.

Trump ha tentato di sovvertire la democrazia statunitense: ha governato per decreto, firmando centinaia di executive order fin dal primo giorno; ha ignorato i contropoteri che Alexis de Tocqueville riteneva l’essenza della democrazia negli Stati Uniti; e ha calpestato senza ritegno qualsiasi etica del potere, arricchendo se stesso e le persone a lui vicine.

Questo tentativo di forzare la mano è fallito. Gli statunitensi sono sembrati a lungo soggiogati da un presidente populista che ha sfruttato temi sensibili come l’identità, la rabbia contro le élite e le difficoltà economiche per poi tradire tutte le sue promesse una volta conquistato il potere. Trump ha creduto di potersi permettere tutto. Si sbagliava.

La lezione va oltre i confini degli Stati Uniti. Nel 2016 la Brexit e la prima elezione di Donald Trump avevano aperto un’era populista in occidente. Quest’era non è ancora finita, soprattutto in Europa, ma di sicuro ha subìto una battuta d’arresto storica.

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