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Questo libro del grande Saul Steinberg, padre geniale dell’avvento (potente) del concettuale nella vignetta umoristica, è un bel volume in grande formato, dalla grafica elegante anche se sobria e dagli ampi risvolti di copertina. Al New Yorker, rivista all’origine nata come testata umoristica, fece fare un salto, prendendo i lettori per più intelligenti di quanto si creda e lavorando a una sperimentazione continua, imperterrita, indomabile. Scorrendo il libro, pubblicato originariamente nel 1945 con grande successo, si vede proprio l’evoluzione sia grafica sia concettuale del lavoro del grande disegnatore, i passaggi cardine, in particolare quelli degli anni di guerra, in Cina, Italia, Nordafrica. Ma sono potenti anche le vignette satiriche (Mussolini, Hitler) e quelle sul piccolo mondo quotidiano. In attesa che Adelphi prosegua con altri titoli, qui si può già cogliere tutta la potenza di quello che può veicolare la bellezza della linea pura che (s)corre dappertutto, indomita e controllata soltanto dall’estro del suo padrone, del tratto grafico che meglio fa risplendere il biancore della pagina, della sottrazione grafica come metodo supremo di astrazione nel figurativo, per far emergere una metafisica sull’assurdità e l’incongruenza del mondo e degli esseri umani. Pur restando sempre molto umano. Una linea esistenziale dai vasti nessi con il fumetto popolare statunitense dei tempi d’oro così come con quello d’autore contemporaneo.

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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati