O gni volta che pensiamo che l’idiozia abbia toccato il fondo, scopriamo che può andare ancora più in basso. A quanto pare si può andare perfino oltre il negazionismo climatico: oggi siamo al negazionismo dello stress termico. Sui mezzi d’informazione britannici di proprietà dei miliardari nei giorni scorsi gli editorialisti hanno minimizzato l’impatto sulla salute delle ondate di caldo, in particolare nelle scuole. C’è da aspettarsi un’altra dose di questi commenti a breve, quando si prevede che le temperature saliranno di nuovo.
Un editoriale uscito sul Telegraph, intitolato “L’allarmismo sul caldo tratta i cittadini come bambini”, sostiene che “a differenza degli anni settanta, quando si pensava che la gente fosse in grado di badare a se stessa, oggi le autorità sentono il bisogno di dare lezioni alle persone sui rischi delle alte temperature”. Che scandalo! Invece di diffondere avvertimenti, il governo dovrebbe semplicemente confidare nel fatto che le persone “prenderanno le dovute precauzioni”. Dobbiamo tutti “imparare a conviverci”, scrive il quotidiano.
La disparità di classe nel proteggersi dalle alte temperature è particolarmente acuta nel Regno Unito, dove le case e gli edifici pubblici sono inadeguati ad affrontare il caldo
Sempre sul Telegraph, sotto il titolo “Questa isteria sull’ondata di caldo non sarebbe durata un giorno nel 1976”, l’editorialista Ysenda Maxtone Graham si ostina a dire che durante l’ondata di caldo di quell’anno “la maggior parte delle persone usò il senso comune, senza bisogno di qualcuno che gli facesse da baby-sitter”. E chi se ne frega degli adulti non sani. O delle persone con disabilità, degli anziani, dei bambini, tutti più vulnerabili. La giornalista afferma che nel 1976 “le scuole non chiusero per il caldo” e che studenti e docenti sopportarono eroicamente di “soffocare in aule con 30 gradi”.
C’è una vasta letteratura che dimostra come gli avvertimenti e le raccomandazioni possono salvare vite. Nel 2023 la Croce rossa ha scoperto che molte persone hanno una scarsa comprensione dei rischi per la salute legati alle ondate di caldo nel Regno Unito, dove questi eventi sono sempre stati rari. Un sondaggio segnalato dalla rivista Energy Research & Social Science l’anno scorso ha rilevato che il 49 per cento degli intervistati aveva “poca o nessuna conoscenza nulla su come affrontare il caldo estremo”. Tuttavia gli avvertimenti del governo britannico, per la gioia del Telegraph, continuano a essere vaghi, difficili da interpretare e non supportati da azioni efficaci. Ma sì, che saranno mai un po’ di cadaveri.
Non è una novità vedere editorialisti che dalle loro case graziose, dai viali alberati o dagli uffici con l’aria condizionata esortano gli altri a tenere duro. Ma la disparità di classe nel proteggersi dalle alte temperature è particolarmente acuta nel Regno Unito, dove le case e gli edifici pubblici sono terribilmente inadeguati ad affrontare il caldo estremo.
Il sondaggio di Energy Research & Social Science rileva anche che l’82 per cento delle famiglie fa fatica a mantenere fresca almeno una stanza della casa in estate. L’incidenza del surriscaldamento tra la metà più povera del campione “è il doppio di quella riscontrata tra la metà con redditi più alti”. Molti altri studi sono giunti a conclusioni simili. Le temperature stabili sono appannaggio dei ricchi.
Il caldo estremo colpisce più duramente i bambini, che hanno un metabolismo più accelerato e una sudorazione più bassa rispetto alla maggior parte degli adulti. Ci sono numerose segnalazioni di bambini che hanno vomitato o hanno perso conoscenza in aula durante le ondate di caldo. Le temperature superiori ai 25 gradi limitano le loro prestazioni cognitive. Un ulteriore vantaggio per le scuole private, che possono permettersi edifici migliori.
Ma il governo non ha stabilito un limite massimo di temperatura per gli edifici scolastici. Altrimenti sarebbe costretto a fare qualcosa. Invece, si limita a raccomandare alle scuole di aprire e chiudere porte e finestre e ridurre al minimo il calore prodotto dalle attrezzature elettriche.
Un recente studio sulle scuole dello Hampshire ha constatato che il 66 per cento delle classi presenta un “rischio di deterioramento cognitivo”. Se non saranno adottati provvedimenti, questo dato arriverà al 92 per cento entro il 2050. Grazie ad anni di austerità, inoltre, molte aule sono in condizioni pietose e sono ancora in uso edifici che avrebbero dovuto essere sostituiti decenni fa.
Perciò oggi, come sempre, i ricchi danno lezioni ai poveri e chiedono di eliminare le protezioni minime che potrebbero difendere le loro vite. Quando dicono “dobbiamo essere forti” sembra più opportuno tradurre con “loro devono essere forti”, mentre le vite dei ricchi diventano sempre più confortevoli. Fare finta di niente è la normalità per questo tipo di giornalismo. Ma mi sorge un dubbio, e mi chiedo se non ci sia anche un elemento di sprezzante crudeltà. Per la serie: “Io sto alla grande, quindi lasciamo che la plebe abbia quello che si merita”. ◆ fdl
Questo articolo è uscito sul Guardian.
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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati





