Oggi in Russia ci sono più di quarantacinque organizzazioni femministe, che si sono unite contro l’invasione dell’Ucraina e insieme hanno diffuso un appello, di cui questa è la parte finale.

“Come cittadine russe e femministe, condanniamo questa guerra. Il femminismo come forza politica non può essere dalla parte di una guerra di aggressione e occupazione militare. Il movimento femminista in Russia lotta per le persone più deboli e per lo sviluppo di una società giusta con pari opportunità e prospettive, in cui non ci può essere spazio per la violenza e i conflitti militari.

Guerra significa violenza, povertà, sfollamenti forzati, vite spezzate, insicurezza e mancanza di futuro. Tutto ciò è inconciliabile con i valori e gli obiettivi essenziali del movimento femminista.

La guerra aumenta la disuguaglianza di genere e mette un freno per molti anni alle conquiste per i diritti umani. La guerra porta con sé non solo la violenza delle bombe e dei proiettili, ma anche la violenza sessuale: come dimostra la storia, durante la guerra il rischio di essere violentata aumenta di molto per qualsiasi donna.

Per questi e molti altri motivi, le femministe russe e coloro che condividono i valori femministi devono prendere una posizione forte contro questa guerra scatenata dalla leadership del nostro paese. La guerra in corso, come mostrano i discorsi di Putin, si combatte anche all’insegna dei ‘valori tradizionali’. (…) Questi ‘valori tradizionali’ includono la disuguaglianza di genere, lo sfruttamento delle donne e la repressione statale contro le persone il cui stile di vita, il modo d’identificarsi e le azioni non sono conformi alle ristrette norme del patriarcato. (…)

Chiediamo alle femministe di tutto il mondo di unirsi alla nostra resistenza. Siamo tante e insieme possiamo fare molto: negli ultimi dieci anni il movimento femminista ha acquisito un’enorme forza mediatica e culturale. È tempo di trasformarla in potere politico. Siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo. Siamo il futuro che prevarrà”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1453 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati