Una vecchia barzelletta dice che quando due militanti di sinistra si incontrano fondano tre partiti. Anche solo per questo, l’esperimento tentato in Francia da Jean-Luc Mélenchon andrebbe salutato come una novità positiva: per una volta si è cercato di unire anziché dividere.

Il programma della Nuova unione popolare ecologista e sociale (Nupes), così si chiama l’alleanza tra il partito di Mélenchon (La France insoumise), socialisti, comunisti e verdi, non è una semplice serie di slogan gridati dall’opposizione, ma è il risultato di un preciso sforzo di elaborazione, compiuto insieme dai quattro partiti, per definire un progetto di governo fortemente orientato a sinistra.

Mélenchon e La France insoumise non sono esenti da critiche, ma d’altra parte quale partito o dirigente politico lo è? La Nupes è stata demonizzata, in Francia e non solo.

In Italia diversi giornali hanno definito Mélenchon nientemeno che “un incubo” e “una minaccia”. Forse perché effettivamente può avere successo e quindi spaventa alcuni.

Vedremo se al secondo turno, domenica 19 giugno, la Nupes riuscirà a ottenere un numero di seggi significativo e se la coalizione reggerà nel tempo, essendo un’altra caratteristica di ogni recente alleanza a sinistra quella di deludere velocemente, con decisioni platealmente autolesionistiche, una buona parte dell’elettorato faticosamente conquistato.

In Francia quattro partiti di sinistra si sono uniti, senza annacquare il loro programma che è rimasto quello di una sinistra di sinistra, e al primo turno delle elezioni per il rinnovo del parlamento sono andati bene. Dimostrando che le alternative ci sono, quando ci si sforza di costruirle.

Sarebbe bello se qualcuno in Italia se ne accorgesse e prendesse nota. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1465 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati