Finché c’è guerra c’è speranza. (Dr)

Sono passati esattamente cinquant’anni da quando al cinema uscì Finché c’è guerra c’è speranza, in cui Alberto Sordi interpreta la parte di Pietro Chiocca, un rappresentante di commercio che si arricchisce vendendo armi italiane in giro per il mondo.

Oggi gli affari di Chiocca andrebbero eccezionalmente bene: tra il 2019 e il 2023 l’Italia ha aumentato dell’86 per cento le esportazioni di armi, più di qualunque altro paese al mondo.

È uno dei dati dell’ultimo rapporto dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri).

I paesi europei hanno quasi raddoppiato le loro importazioni di armi. Sono cresciute le esportazioni verso l’Asia, l’Oceania e il Medio Oriente, regioni in cui si trovano nove dei dieci maggiori importatori di armi, con l’India in testa. Gli Stati Uniti hanno aumentato le loro esportazioni del 17 per cento, mentre quelle della Russia si sono dimezzate.

Le esportazioni francesi sono aumentate del 47 per cento e la Francia ha superato la Russia diventando il secondo esportatore di armi a livello globale. L’Italia è al sesto posto, dopo Cina e Germania.

E ancora. Il 55 per cento delle armi importate nei paesi europei della Nato arriva dagli Stati Uniti. Una percentuale, spiega il Sipri, dovuta all’obiettivo di mantenere buone relazioni transatlantiche e a questioni tecniche, militari e di costi. Al tempo stesso “l’Europa è responsabile di un terzo delle esportazioni globali di armi, a conferma della forte capacità militare-industriale europea”, sottolinea Dan Smith, direttore del Sipri.

L’Ucraina è diventata il più grande importatore di armi in Europa e il quarto al mondo, dopo l’invasione russa del 2022 e da quando trenta governi hanno cominciato a fornire aiuti militari a Kiev.

Tornando all’Italia, il 71 per cento delle esportazioni di armi italiane è diretto in Medio Oriente, in particolare Qatar, Egitto e Kuwait. Non sappiamo, ovviamente, come questi paesi le usino o a chi, a loro volta, le facciano arrivare. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1554 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati