Sappiamo tutto sui reati compiuti dalle persone. Sappiamo se i crimini sono in aumento o in calo, se ci sono più o meno furti, omicidi, dove si spaccia, dove ci sono più aggressioni, qual è la classifica della criminalità per città. Ogni giorno sui quotidiani una o due pagine sono dedicate alla cronaca nera e intorno al true crime prospera un’industria di podcast, trasmissioni televisive, documentari e libri. Tutto questo, infine, entra nel dibattito pubblico e viene usato dai partiti di destra (ma non solo, ultimamente) per invocare più “sicurezza” e giustificare il rafforzamento degli strumenti repressivi.
Incredibilmente, invece, non sappiamo quasi nulla dei crimini commessi dalle aziende. E questo non solo in Italia, dove le società private sono cinque milioni, ma neppure negli Stati Uniti, uno dei paesi con il maggior numero di aziende: più di trenta milioni, tra cui molte delle più grandi multinazionali. È come se le aziende fossero entità astratte, sempre buone e corrette, e non governate dagli stessi esseri umani capaci di commettere rapine e omicidi.
Ne parlava qualche tempo fa un articolo di Elise Hansen su Knowable Magazine. “La cattiva condotta delle imprese può avere conseguenze enormi: dalla contaminazione delle falde acquifere alla distruzione dei risparmi pensionistici, fino alla crisi degli oppioidi. Eppure c’è una grande differenza tra le informazioni disponibili su questi reati e quelle sui reati individuali come il furto o l’aggressione. Di conseguenza è difficile rispondere anche alle domande più elementari sui crimini d’impresa. Quante sono le vittime? Qual è il costo per i consumatori? Che tipo di aziende hanno più probabilità di commettere reati? Quanto sono efficaci gli interventi del governo?”.
Alex Piquero, ex funzionario del dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, racconta che se gli chiedessero per esempio quanti arresti per accordi illeciti sui prezzi sono stati fatti nell’ultimo anno, la risposta sarebbe: “Non lo so e non lo sa nessuno”. Ed è una vergogna, dice Piquero, che questa domanda sia senza risposta. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 3. Compra questo numero | Abbonati