Sotto la pressione della crisi climatica, negli ultimi anni molti storici hanno incluso l’ambiente tra i loro oggetti di ricerca. Pochi lo hanno fatto con la sistematicità e il rigore di Dipesh Chakrabarty, indiano, formatosi in Australia e oggi professore a Chicago. Questo libro presenta al lettore italiano due tra i suoi saggi più importanti: Il clima della storia: quattro tesi (pubblicato nel 2008) e Clima e capitale: storie congiunte (del 2014).

Al centro di entrambi c’è l’idea che il cambiamento climatico dei nostri tempi metta in crisi la distinzione tra storia umana e storia naturale, che a lungo ha dominato, e quindi che la valutazione dell’epoca dell’industrializzazione e della globalizzazione (gloriosa per alcuni uomini, ma pessima per la natura) richieda un profondo riesame. Per farlo, secondo l’autore, occorre riuscire a tenere insieme la prospettiva del capitale e quella della specie umana senza che l’una domini sull’altra, un processo che scuote alle fondamenta la storia come l’abbiamo pensata finora. Le difficoltà epistemologiche sono molte: la radicale incertezza di anticipare il futuro del clima; la difficoltà di governarlo in modo giusto, la necessità di uscire dall’antropocentrismo. Come dicono i curatori, la forza di questi saggi sta proprio “nel racconto della paralisi del pensiero”, “nella radicalità di uno sforzo giudicato impossibile”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1447 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati