Nel 2013 gli agricoltori salentini si accorsero che molti dei loro ulivi cominciavano a seccarsi e a morire. Presto la responsabilità fu individuata nel batterio Xylella fastidiosa e si stabilì un piano per eradicare gli ulivi malati, creando intorno a loro delle zone cuscinetto. Ma il progetto fu ostacolato da molti che contestarono il ruolo del batterio nel disseccamento e accusarono scienziati e politici di voler snaturare il paesaggio pugliese in nome d’interessi economici nascosti.

In questo reportage appassionato Stefano Martella, giornalista originario di quelle terre, racconta questa storia complicata: la fine di alberi centenari e millenari, la polarizzazione della società che per molti versi ha anticipato in Italia la guerra sui vaccini. Visita i luoghi, parla con le persone e pur dichiarando le proprie razionali convinzioni fa capire al lettore le ragioni di ognuno, non fermandosi al tempo breve del conflitto irrigidito tra scienziati e santoni, ma risalendo fino al passato di una regione già piegata dai veleni (e dunque poco disposta a usarne ancora) e a quello ancora più lontano della scelta operata dai latifondisti di piantare ulivi in tutte le terre coltivabili e dello sfruttamento del lavoro che l’ulivicoltura ha favorito. Delinea infine le vie di uscita da questa crisi, a causa della quale il Salento è oggi sotto osservazione della comunità internazionale. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1449 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati