Matthew Baker (HopeCollege)

Nessuna delle Americhe alternative immaginate dal talentuoso Matthew Baker nella sua nuova raccolta di racconti è inverosimile. Il fatto che i racconti non suonino assurdi si deve al gioco inventivo dell’autore con la forma e al suo profondo interesse per il desiderio umano. A un livello superficiale le tredici storie indagano i diversi orientamenti politici negli Stati Uniti di oggi, ma la loro vera intenzione è quella di trasmettere cosa si prova a essere un individuo, prima e più che un cittadino. In La transizione, un giovane che da tempo sa di non essere a suo agio nel corpo in cui è nato prende una decisione coraggiosa, di fronte alla disapprovazione di suo padre e al dolore di sua madre. L’operazione a cui si sottoporrà, tuttavia, non è per cambiare sesso, è per trasferire il contenuto del suo cervello in un server. In effetti la vita del ragazzo era già tutta su internet. Non ha mai mostrato emozioni, non ha mai pianto tranne una volta che è andata via la corrente. Online, dice, può sperimentare qualunque cosa. In quello che siamo arrivati a chiamare “il mondo reale” non prova più niente. Nemmeno il cibo e il sesso gli interessano molto. Queste storie non sono eccessivamente comiche – sono troppo profonde, complicate e umane per esserlo – ma ci sono molti momenti che scatenano le risate. Baker ha lo stesso tocco leggero con l’assurdo. Non è certo impensabile che un giorno ogni aspetto della vita sia così dominato dalle grandi aziende che anche gli aspetti più intimi richiederanno il sostegno di uno sponsor. Ma Baker non prende mai la via più facile. Non brandisce spade affilate contro il capitalismo o contro la politica della paura. Né costruisce fantocci, per poi chiedere al lettore di applaudire quando gli dà fuoco. Dimostra grande empatia verso i suoi personaggi, che come statunitensi rappresentano la natura prismatica del paese. E sembra amarne tutto, anche le parti meno amabili. Il racconto che dà il titolo al libro è una favola sul patriottismo. Baker immagina una città in cui i cittadini sono sia coraggiosi sia abbastanza sciocchi da tentare la secessione, rifiutando ciò che gli Stati Uniti sono diventati. Ma quello che lasciano gli piace tanto che chiamano la loro nuova nazione America. Ci vivono felici e contenti. Forse.
Melissa Holbrook Pierson, The Washington Post

Questo articolo è uscito sul numero 1449 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati