Matteo Corradini si occupa da anni di didattica della memoria. Nel romanzo Irma Kohn è stata qui c’è tutta la sua esperienza e la sua penna levigata, una penna che riesce a raccontare l’indicibile. Un libro di pochi amici e tanti nemici, di chi è costretto a fuggire e di chi per salvarsi la pelle è costretto a tradire. Un libro sul novecento, i suoi orrori, ma anche i suoi spiragli di luce. Siamo nella primavera del 1945, a Königsberg. Due persone misteriose portano una ragazza giovane, vivace, intelligente in uno strano nascondiglio: un bordello. La ragazza si chiama Irma Kohn ed è ebrea. Anzi, è l’ultima ebrea nell’elenco che il Judenrat, il consiglio ebraico, deve presentare alle Ss per i rastrellamenti. Irma è nella lista, ma è scomparsa. Il consiglio va nel panico: se non la ritrovano, dovranno in qualche modo sostituirla. La fuga di Irma s’intreccia alle figure di chi la bracca. Sono tutti vittime, ma alcune vittime si possono trasformare in carnefici. Un libro costruito come un copione teatrale che ricorda da vicino la polifonia di un’orchestra: tanti personaggi, tante situazioni. Ognuna ha una sua voce, un suo stile, un suo tono. Un libro che parla del bene, ma che analizza senza paure le varie sfumature del male. Igiaba Scego

Questo articolo è uscito sul numero 1428 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati