Quando l’anno scorso è scattato il lockdown e i clienti della sua agenzia hanno annullato le richieste, il fotografo Yusuf Abdol Hamid ha cominciato a lavorare come rider. Singapore, la città dove vive, è vicino all’equatore ed è calda e umida tutto l’anno, con temperature diurne comprese fra 31 e i 33 gradi. L’aria condizionata è ovunque e mantiene l’aria fresca e asciutta nelle case, negli uffici e nei centri commerciali.

Lavorare all’aperto è un’altra cosa. “L’unico rifugio che hai quando fai le consegne è il centro commerciale dove vai a ritirare i pacchi”, dice Yusuf. “Ma anche lì il brusco cambiamento di temperatura ti mette a dura prova”. Nella zona commerciale, e a Orchard road in particolare, i centri sono eccezionalmente freddi. “Ti vengono i brividi, hai i primi sintomi dell’influenza, poi esci e ricominci a sudare”.

L’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, pubblicato ad agosto, ha ribadito che l’attività umana sta profondamente cambiando il pianeta. Pochi giorni dopo, le apocalittiche immagini degli incendi in Grecia hanno fatto il giro del mondo e hanno confermato l’allarme del rapporto sul moltiplicarsi dei fenomeni meteorologici estremi dovuti all’aumento delle temperature. In tutte le aree urbane ci sono ondate di calore sempre più forti, mentre le città costiere, soprattutto in Asia, devono affrontare l’aumento del rischio di inondazioni dovute all’innalzamento del livello del mare e alle piogge torrenziali.

Singapore è una città costruita a dispetto del suo clima. Il primo ministro che l’ha trasformata in una grande metropoli, Lee Kuan Yew, era convinto che l’aria condizionata avrebbe reso possibile la civiltà ai tropici. La considerava più importante della macchina da stampa e del motore a vapore, l’innovazione più significativa degli ultimi mille anni, tanto che quando arrivò al potere, nel 1959, ordinò immediatamente d’installarla negli uffici pubblici, ritenendo che fosse “essenziale per garantirne l’efficienza”. Quell’approccio all’ambiente è diventato la metafora della democrazia controllata di Singapore. Il politologo Cherian George l’ha definito “il paese dell’aria condizionata”, una società con una “miscela unica di benessere e controllo centralizzato”.

Oggi, insieme ai principati del golfo Persico, l’isola del sudest asiatico è una delle poche nazioni ricche che si trovano sulla linea del fronte del cambiamento climatico. Lo stile di vita tranquillo e agiato dei singaporiani è stato un modello in tutto il mondo in via di sviluppo, e oggi il modo in cui il paese affronta il cambiamento climatico potrebbe costituire un esempio per le megalopoli asiatiche in continua espansione.

Combinazione fatale

Mio padre è cresciuto a Singapore e durante la mia infanzia ci andavamo molto spesso. Nel 2015 ci sono tornato con mia moglie e i miei figli come corrispondente del Financial Times. Faceva più caldo di quanto ricordassi, in parte perché stavo fuori di casa in alcune delle ore più torride della giornata, invece che comodamente seduto sul divano da qualche parente, e in parte perché le temperature erano davvero più alte. Secondo i consulenti scientifici del governo, dagli anni cinquanta la temperatura di Singapore è salita di circa 0,25 gradi ogni decennio, più o meno il doppio dell’andamento medio nel resto del pianeta. Questa rapida impennata è dovuta a una combinazione tra il riscaldamento globale e il cosiddetto effetto isola di calore, un fenomeno che si verifica nelle aree urbane e le rende più calde delle campagne circostanti a causa delle attività umane e dell’accumulo di calore. Di notte, quando gli edifici in cemento irradiano il calore solare assorbito durante il giorno, nelle zone altamente sviluppate l’aria può essere fino a sette gradi più calda che negli spazi verdi della città.

Ho imparato ad andare a fare jogging solo con il fresco del primo mattino, scivolando fuori dal nostro appartamento mezz’ora prima dell’alba e percorrendo sentieri ombreggiati. Al lavoro, ho copiato l’uniforme da ufficio degli uomini di Singapore, la camicia bianca: a metà pomeriggio, su qualsiasi altro colore, si vedrebbero le macchie scure di sudore. Mentre la maggior parte degli spazi in cui gli adulti si riuniscono al chiuso sono tenuti al fresco, tradizionalmente nelle scuole non ci sono condizionatori, forse a causa dei costi proibitivi. Nella scuola dei miei figli, le finestre delle aule erano spalancate per lasciar entrare la brezza, e il pranzo veniva servito in uno spazio aperto con il tetto di paglia.

Singapore ha attraversato una delle trasformazioni urbane più veloci della storia. Negli anni sessanta più di due terzi dei suoi 1,89 milioni di abitanti vivevano in case occupate o in baraccopoli. Nel 1985 non c’erano più occupazioni abusive e tutte le baraccopoli erano state sgomberate.

Il ritmo del cambiamento ha diviso le comunità tradizionali e fatto allontanare i singaporiani da uno stile di vita che era più vicino al territorio. Nei villaggi informali conosciuti come kampong, le famiglie integravano i guadagni del loro lavoro in fabbriche e magazzini coltivando verdure e allevando maiali e polli. C’erano officine affollate nei cortili accanto alle abitazioni. L’illuminazione di notte veniva da lampade a cherosene e l’acqua si prelevava da fontane o pozzi. “Non chiudevamo mai a chiave le porte”, ricorda Tan Cheng Earn, che è cresciuto in un kampong negli anni sessanta. “Non ce n’era bisogno, perché tutti si conoscevano. C’erano alberi di cocco tutt’intorno e allevavamo polli, anatre e maiali, coltivavamo ortaggi e alberi da frutto come guaiava e giaca”. Le botteghe, formate da un negozio che si apriva sul marciapiede e un alloggio familiare sul retro, erano costruite in uno stile adatto al clima tropicale, con verande e cortili ombreggiati che garantivano la ventilazione e rinfrescavano l’intero edificio. Nel centro della città, molte di queste costruzioni sono state abbattute per far posto a uffici e alberghi.

Questi cambiamenti hanno favorito la trasformazione economica di Singapore da porto coloniale a polo produttivo e centro finanziario internazionale. Oltre ad aumentare la produttività dei dipendenti, l’aria condizionata mitiga gli effetti del caldo sulla salute e riduce il rischio di malattie trasmesse dagli insetti. I sistemi di raffreddamento che riducono l’umidità e il calore sono essenziali anche per il buon funzionamento della tecnologia: l’aria umida, per esempio, deforma la carta, facendo inceppare le stampanti.

Vicoli deturpati

Per affrontare il cambiamento climatico è stato necessario anche modificare l’architettura della città, rendendola un luogo meno umano. Invece di disporre le stanze intorno a un cortile, l’aria condizionata ha incoraggiato la costruzione di appartamenti e uffici accatastati l’uno sull’altro. Ma scaricando l’aria fuori dagli edifici si intensifica il caldo nelle strade, e si spingono le persone a cercare riparo al chiuso. Questo deturpa anche il volto pubblico della città. I vicoli di Singapore sono spesso rivestiti di unità di condensazione, file di ingombranti scatole grigie o bianche fissate alle pareti esterne dei palazzi.

Il raffreddamento rappresenta un decimo del consumo mondiale di elettricità

Secondo Richard Hassell, uno dei fondatori dello studio di architettura Woha, la città è come il “canarino nella miniera di carbone” per un’umanità che sfida i limiti del pianeta. “Si è scontrata con ostacoli di ogni genere molto prima di altri posti”, afferma. “Singapore è un laboratorio per quello che sta succedendo in altre parti del mondo”.

Il primo limite della città è la mancanza di terra. L’Indonesia ha in progetto di costruire una nuova capitale per sostituire Jakarta, una città congestionata dal traffico costruita su una palude, mentre la capitale della Malaysia, Kuala Lumpur, può estendersi nella campagna circostante. Per Singapore, le opzioni si limitano a costruire verso l’alto, scavare o sottrarre le terre al mare, un’impresa sempre più costosa.

Ma oggi è il clima — e la necessità di affrontare le conseguenze del riscaldamento globale – il problema centrale per gli urbanisti di Singapore. Nel 2019 il primo ministro Lee Hsien Loong, il figlio di Lee Kuan Yew, ha avvertito i suoi concittadini che il paese stava già sentendo l’impatto dell’innalzamento delle temperature. “Fa chiaramente più caldo”, ha detto. “I temporali sono più devastanti. E la situazione molto probabilmente peggiorerà nei prossimi decenni, cioè nel corso della vita di molti di noi”.

Modelli per il futuro

La storia d’amore di Singapore con l’aria condizionata è necessaria per rendere il caldo umido sopportabile, ma rischia di alimentare ulteriori cambiamenti climatici. Secondo i dati ufficiali, nel 2018 quasi l’80 per il cento delle famiglie di Singapore aveva un condizionatore, con un aumento del 75 per cento rispetto al 2008. Nelle case statunitensi e giapponesi il numero di condizionatori è più alto (circa il 90 per cento delle famiglie ha un impianto), ma i singaporiani usano i sistemi di raffreddamento tutto l’anno. In India solo l’8 per cento delle famiglie ha l’aria condizionata e il governo indiano prevede che nei prossimi sei anni arriveranno al 21 per cento.

Oggi il raffreddamento rappresenta un decimo del consumo globale di elettricità, e l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) prevede che l’uso dell’aria condizionata, e la relativa domanda di energia, aumenteranno ancora nei prossimi decenni. “È difficile dire alle famiglie, il cui reddito è in continuo aumento, che non possono accedere a un servizio legato all’idea di sviluppo”, spiega Radhika Khosla, docente alla Smith school of enterprise and the environment dell’università di Oxford. “In India e in Indonesia nel prossimo decennio il numero dei condizionatori d’aria aumenterà notevolmente”, aggiunge, riferendosi a una proiezione dell’Aie secondo cui nei prossimi trent’anni nel mondo si venderà l’equivalente di dieci nuovi condizionatori d’aria al secondo.

Del resto in determinati luoghi l’acquisto della tecnologia di raffreddamento è una questione di sopravvivenza, non solo di status. “C’è un legame reale tra l’accesso al raffreddamento dell’aria e la disuguaglianza in termini di reddito e di professioni”, afferma Khosla. “Se il tuo lavoro ti richiede di stare all’aperto, avrai tassi di mortalità e malattia legati al calore molto più alti”.

Edifici come la scuola di design e ambiente dell’università nazionale di Singapore, completata nel 2019, sono il modello di un nuovo stile architettonico che unisce il passato e il futuro dell’Asia. Un grande tetto a sbalzo offre ombra, proprio come le verande che davano riparo dal sole nell’architettura tropicale tradizionale, e raccoglie energia tramite una serie di pannelli fotovoltaici. L’aria viene raffreddata ma poi arriva alle stanze a una temperatura più calda e con una maggiore umidità rispetto a quella di un impianto di condizionamento convenzionale. Le finestre possono essere aperte per far entrare la brezza e i ventilatori da soffitto muovono l’aria.

South Beach, un complesso di uffici e negozi nel centro di Singapore, è una delle costruzioni moderne con un design adatto al clima tropicale. Mentre andavo a un incontro con i dirigenti di Facebook in un grattacielo di uffici del complesso, ho apprezzato l’ombra creata dalla gigantesca tettoia in acciaio e alluminio intorno all’edificio, che mi ha permesso di rinfrescarmi un po’ prima di entrare.

Questo cambiamento nella progettazione edilizia deve però inserirsi in un più ampio rimodellamento della città, che include un aumento del riciclo e una diminuzione dei consumi. “Perché Singapore sia autosufficiente non basta che gli edifici funzionino meglio, devono diventare componenti di una città autosufficiente”, afferma Hassell. “Dove produrremo energia e generi alimentari?”. Ogni nuovo edificio in posizione centrale ora deve rimpiazzare il verde al “100 per cento”, cioè il costruttore deve usare una combinazione di giardini, terrazze e altri elementi verdi per garantire la stessa quantità di vegetazione che ci sarebbe se lì non ci fosse nessun edificio. “Qui ai tropici siamo fortunati, le piante crescono velocemente”, dice Khoo Teng Chye, direttore esecutivo del Center for liveable cities, un istituto di ricerca di Singapore. “Dobbiamo imparare a sfruttare questo vantaggio per rendere la città più accogliente e abitabile. Dobbiamo imparare a vivere con meno aria condizionata e progettare edifici che sfruttino il vento. Questo è il prossimo grande tema su cui dobbiamo lavorare se vogliamo essere sostenibili. Stiamo affrontando il problema in diversi modi”, aggiunge Khoo. Molti palazzi residenziali hanno i pannelli solari sul tetto. “Stiamo usando la dinamica dei fluidi per collocare gli edifici in nuove cittadine dove arriva il vento, che fa abbassare la temperatura”.

È probabile che il passaggio a un’architettura più sostenibile venga accelerato dall’impatto del covid-19. L’epidemia non sembra aver scoraggiato la costruzione di edifici ad alta densità (la maggior parte delle persone a Singapore vive in condomini), ma dovrebbe favorire l’abitudine a passare più tempo all’aria aperta. A Kampung Admiralty, un complesso che ospita alloggi per anziani e un centro medico, lo spazio pubblico principale ha un soffitto alto ed è aperto su tre lati, creando un quadrato coperto con ventilazione naturale.

In posa davanti al Marina Bay Sands hotel, Singapore, 2015 (Paolo Woods e G​abriele Galimberti, Institute)

Da quando sono stati inaugurati nel 2012, i Gardens by the bay, il parco naturale sul lungomare di Singapore costruito su un terreno bonificato dal mare, sono diventati l’emblema del rinnovamento urbanistico della città. I giardini sono una distesa di verde di 101 ettari aperti al pubblico al centro di Singapore: mostrano le piante degli ambienti più esposti alle conseguenze dei cambiamenti climatici e funzionano come una spugna, assorbendo e rilasciando lentamente l’acqua piovana.

L’attrazione più famosa, i “Superalberi”, sono sculture verticali alte fino a cinquanta metri decorate con orchidee, felci e altre piante rampicanti. Il nucleo di ogni albero è di cemento ricoperto di acciaio e poi di vegetazione viva. Nella parte superiore, una serie di rami d’acciaio a forma d’imbuto punta verso il cielo. I giardini sembrano voler dire che Singapore è scientifica e razionale, una città in cui la volontà dell’uomo ha trionfato sulla natura selvaggia, ma è anche una città che attribuisce importanza al rapporto tra gli esseri umani e il mondo naturale.

Nel quartiere di Bishan, un canale che un tempo scorreva dritto lungo il bordo di un parco è stato spostato per serpeggiare al suo interno. Il nuovo corso d’acqua brulica di pesci e nel parco è stata avvistata altra fauna acquatica, dalle libellule alle lontre.

La recente enfasi di Singapore sulla sostenibilità sta attirando l’interesse di altri paesi asiatici. La Grant Associates, lo studio di architettura del paesaggio che ha ideato i Gardens by the bay, sta progettando anche un Parco dell’amicizia nella cittadina costiera cinese di Tianjin, che s’ispira a Singapore. I progetti tengono conto del rischio di precipitazioni estreme e di un aumento del livello del mare.

Il Terminal 5 dell’aeroporto Changi di Singapore, il cui completamento è previsto per gli anni trenta, sarà costruito a 5,5 metri sopra il livello medio del mare, come precauzione contro lo scioglimento del ghiaccio polare.

Un clima più estremo enfatizzerà la necessità di un’architettura capace di adattarsi all’ambiente. Nel complesso residenziale municipale SkyVille @Dawson, completato nel 2015, tutti i corridoi sono illuminati dalla luce del giorno e ventilati naturalmente. “Sono edifici semplici e resistenti, dove puoi scendere a piedi se succede qualcosa all’ascensore, e diventeranno importanti per la tranquillità delle persone”, dice Hassell (il progetto è del suo studio).

Gli sbalzi di temperatura sono una sfida per la capacità dell’aria condizionata di mantenere freschi gli edifici. “Singapore è una città che ha adottato l’aria condizionata, e non si può non tener conto dell’effetto che questo ha avuto sulla sua economia”, afferma Adam Rysanek, docente di sistemi ambientali alla University of British Columbia, che ha sperimentato con successo una tecnologia di raffreddamento alternativa a basso consumo, usando pannelli riempiti di acqua refrigerata per assorbire il calore piuttosto che raffreddare l’aria. “Ma se l’India e l’Indonesia seguiranno quella strada, incideranno negativamente sulla situazione climatica. Trovare alternative è un imperativo globale”.

Ritorno al passato

Gli architetti stanno sperimentando case di lusso ventilate naturalmente, puntando sull’idea di tornare a un passato “più sano”. Un modello di questo passato sono le case “in bianco e nero”, le tanto ricercate abitazioni di epoca coloniale famose per i loro muri esterni imbiancati. “Si dice che in futuro bisognerà cambiare le abitudini”, spiega Rysanek. “Ma in quest’ultimo anno abbiamo visto che non è bastato modificare l’uso dell’energia. Le persone vogliono le comodità. Se non gli diamo il senso del lusso non ce la faremo mai”.

L’approccio di Singapore è, in sostanza, improntato a un’ottimistica fiducia nel fatto che la tecnologia possa mitigare le conseguenze peggiori della crisi in arrivo. Questo va contro la visione condivisa da molti esperti, secondo cui la combinazione di alte temperature e aumento del livello del mare ridurranno la porzione abitabile del pianeta. Alcuni scienziati raccomandano il ritiro strategico dalle coste che non possono essere difese, e dalle ricerche emerge che le città del Medio Oriente potrebbero diventare inospitali nel giro di pochi decenni. Ma Singapore non se lo può permettere. Deve necessariamente adattarsi per sopravvivere. ◆ bt

Jeevan Vasagar è stato il corrispondente da Singapore del Financial Times. Questo articolo è un estratto da Lion City: Singapore and the invention of modern Asia (Little Brown 2021).

Questo articolo è uscito sul numero 1435 di Internazionale, a pagina 72. Compra questo numero | Abbonati