Gli australiani vogliono azioni concrete in difesa dell’ambiente. I sondaggi dicono che oggi la preoccupazione per il cambiamento climatico raggiunge livelli che non si vedevano dalle elezioni del 2007. Secondo la Abc vote compass l’ambiente è il tema più importante per il 29 per cento degli interpellati, rispetto al 9 per cento del 2016. E allora perché i partiti non fanno a gara per intercettare queste ansie?

Sappiamo che se una simile apprensione riguardasse i profughi, la campagna elettorale diventerebbe una gara per trovare nuove tecniche crudeli da applicare alle frontiere. È già successo. Nel 2013 il conservatore Tony Abbott mise lo slogan stop the boat (ferma la barca) al centro della sua corsa elettorale. Il laburista Kevin Rudd cercò disperatamente di controbattere introducendo la grottesca “soluzione Papua Nuova Guinea”, che prevedeva la detenzione sull’isola di Manus dei profughi in arrivo via mare, precludendogli la possibilità di stabilirsi in Australia. Eppure allora solo per il 14 per cento degli australiani i migranti erano fra le tre questioni più rilevanti. Se quella piccola percentuale influì tanto sulle politiche di accoglienza al momento del voto, come mai il sostegno del 53 per cento degli elettori a una mobilitazione sul clima non ha rimodellato la gara elettorale del 2019?

Nessuno dei principali partiti promette qualcosa di paragonabile all’azione urgente chiesta dagli australiani. La Coalizione conservatrice mostra più entusiasmo nel criticare gli incentivi per le auto elettriche proposte dagli avversari che per qualsiasi tentativo serio di occuparsi di riscaldamento globale. Le proposte del laburista Bill Shorten sono un passo indietro rispetto alle misure (inadeguate) dei suoi predecessori. La riluttanza dei politici sull’ambiente può sembrare bizzarra, dato che un’azione di questo tipo sarebbe non solo giusta ma anche apprezzata dai cittadini. Ma il paragone con i profughi è utile a capire le dinamiche delle politiche sul clima.

Per assurdo il tema dei migranti è stato così importante proprio perché la sicurezza delle frontiere non è mai stata una questione rilevante in Australia. La Giordania ospita quasi tre milioni di profughi, il Pakistan 1,4 milioni. Proprio perché il numero di profughi che arriva in Australia era poco rilevante i governi sono stati in grado di fornire “soluzioni” (per quanto costose e crudeli). Occuparsi della crisi ambientale non è facile come prendersela con i migranti. Una risposta significativa implicherebbe la messa in discussione di potenti interessi consolidati. In particolare, non si può decarbonizzare un’economia senza avere la meglio su imprese le cui pratiche si fondano sulla spoliazione del pianeta. Secondo il Carbon majors report 2017, dal 1988 cento aziende sono state responsabili di più del 70 per cento delle emissioni di gas serra. Tra queste ci sono alcune delle più importanti imprese del mondo.

Nel sistema australiano i desideri degli elettori non hanno necessariamente la priorità. Pensiamo a come si è trascinata la guerra in Afghanistan, anche se per anni i sondaggi dimostravano che gli australiani volevano il ritiro delle truppe. In quel caso il consenso delle élite a favore della guerra contava più dell’opinione pubblica. Lo stesso si può dire del clima. La gente vuole un’azione radicale, ma l’Australia delle grandi aziende no.

Nel Regno Unito centinaia di persone sono state arrestate per atti di disobbedienza civile organizzati dal movimento Extinction rebellion. Gli australiani sono favorevoli a un’azione per l’ambiente. Siamo in campagna elettorale, il periodo in cui i politici dovrebbero mettersi in ascolto, ma a quanto pare il messaggio sul clima non riesce ad affermarsi. Abbiamo un disperato bisogno di un movimento popolare. Come ha scritto Tim Winton sul Guardian, “basta vigliaccheria. Basta stronzate. È ora di agire”. ◆

Jeff Sparrow è un saggista australiano. Il suo ultimo libro è _Trigger warnings: politically correctness and the rise of the right _(Scribe 2018).

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Questo articolo è uscito sul numero 1306 di Internazionale, a pagina 52. Compra questo numero | Abbonati