attività fisica
Nella luce della sera le sbarre emanano un riflesso metallico; mani bianche di polvere ci si aggrappano. Alcuni restano sospesi, altre si tirano su e fanno trazioni, tutti sono concentrati. Qualcuno ansima, qualcun altro mugugna, il sudore gocciola sul pavimento di gomma.
La piccola area sportiva lungo la riva del fiume Amper a Dachau, in Germania, è molto frequentata dopo il lavoro. Qui si allenano sportivi amatoriali e atleti professionisti, come il campione mondiale di calisthenic (l’allenamento a corpo libero), il bielorusso Maksim Trukhanavets.
La città ha costruito quest’area pubblica più di cinque anni fa su richiesta di consiglieri comunali dell’Spd, un’iniziativa di successo che stanno replicando molte località della Germania.
Quello che un tempo era un percorso fitness oggi è diventato un impianto per fare ginnastica a corpo libero. Richiede molto meno spazio rispetto a una pista da corsa, ed è un vantaggio per tutti quei comuni in cui le strutture sportive, in tempi di espansione urbana e consumo di suolo, non bastano più a soddisfare le esigenze della popolazione.
A Dachau, per esempio, la carenza di aree per l’attività fisica rispetto al numero di abitanti era già stata rilevata nel 2019 da uno studio sugli impianti sportivi. E da quando la pandemia ha costretto le persone a lavorare da casa e allenarsi in salotto, sappiamo quanto sia fondamentale uscire all’aria aperta e muoversi.
I vantaggi sono evidenti: per questa palestra all’aria aperta non serve pagare un abbonamento. È accessibile tutto l’anno, a tutte le ore, richiede poca manutenzione ed è solida. A Dachau gli attrezzi sono disposti a cerchio: due spalliere, una scala da arrampicata, una panca inclinata per addominali, una parete per gli esercizi in verticale, un’area per le flessioni e una piattaforma per i salti, oltre a due postazioni con anelli e molte sbarre orizzontali.
Un atleta si sta allenando senza scarpe, in calzini di spugna, felice di avere un pavimento verde in epdm (un granulato sintetico di gomma). In altre aree sportive della zona, racconta, sotto le sbarre c’è la ghiaia o i trucioli di legno, il che rende impossibile fare gli esercizi a terra. Ma qui è tutto perfetto, dice sorridendo, poi rimette le cuffie e riprende ad allenarsi. Vale un tacito accordo: qui ci si lascia reciprocamente in pace. Venendo spesso ci si accorge che è una delle strutture pubbliche più frequentate della città, e per usarla non serve nemmeno essere iscritti a un’associazione.
Muscoli e picnic
Tra gli affezionati c’è anche Dietmar Fleischer, 44 anni, che un pomeriggio, mentre passava in bicicletta ha deciso di fermarsi per qualche trazione. “Mio figlio fa lezione di pianoforte qui vicino e ho mezz’ora libera in cui posso fare un po’ di esercizio”, racconta Fleischer. Il suo allenamento improvvisato consiste in dieci trazioni, dieci dip e venti flessioni, che ripete per quattro serie. Fleischer non è tra quelli che si allenano qui regolarmente, pratica già aikido, corre, fa trekking e gioca a calcio. Ma dato che il parco è lungo la strada, si ferma per qualche esercizio a corpo libero. “A volte ci sono tipi super muscolosi con facce minacciose, allora preferisco tirare dritto”, dice sorridendo. “Ma se invece c’è un compleanno di bambini, è divertente allenarsi in mezzo a loro”.
Ne sa qualcosa anche Andrea Basfeld, un’abitante di Dachau che una sera di giugno era passata qui con i suoi figli, Julius di tre anni e Johann di cinque. Ora i bambini si appendono alle sbarre, intrecciano le gambe e provano a fare trazioni. “È una bella alternativa ai classici parchi giochi ed è sorprendente quello che anche i bambini di cinque anni riescono a fare”, dice Basfeld. Anche se i suoi figli si allenano nella palestra comunale di Dachau, è felice che esistano spazi pubblici come questo. Il figlio più grande lo frequenta con i compagni di scuola, per muoversi, giocare e fare picnic sul prato.
Dachau ha investito circa ottantamila euro in due impianti di calisthenic – il secondo è stato inaugurato nel 2022 vicino al complesso scolastico di Augustenfeld. Entrambi sono molto frequentati, “tutto l’anno e praticamente con qualsiasi condizione meteo”, racconta l’urbanista Ariane Jungwirth. A usarli sono soprattutto “uomini giovani o di mezza età, sportivi”, che fanno esercizi di forza e cardio.
Per la città l’investimento è valso la pena, anche se con la situazione finanziaria di oggi sarebbe difficile da sostenere. “Il valore aggiunto sta nel fatto che gli impianti possono essere usati gratuitamente in qualsiasi momento. Dal nostro punto di vista sono una buona alternativa alla palestra, perché permettono di allenarsi all’aperto, in mezzo al verde, e si possono raggiungere in bicicletta con la pista ciclabile Ammer-Amper”, spiega Jungwirth.
Naturalmente, sono impianti certificati e conformi alle norme di sicurezza. Una volta alla settimana vengono controllati per verificare che non ci siano rischi, come corde tagliate, vetri rotti o danni causati da atti vandalici. A oggi non ci sono stati incidenti, solo alcuni cartelli sono stati sostituiti. Su un pannello sono riportate le istruzioni per gli esercizi, ma la maggior parte degli sportivi nemmeno le guarda perché sa già cosa fare. Molti si allenano anche seguendo dei video sul telefono.
Robin Wunderlich si allena qui insieme a Oksana Chyslovska due o tre volte a settimana. “È un percorso flessibile e semplice, ed è più vario che in palestra”, dice Wunderlich. La sua compagna è d’accordo: “Allenarsi da soli a casa è molto meno divertente che qui fuori con altre persone”. Chyslovska si esercita da qualche mese per riuscire a fare una trazione. Intanto rafforza le braccia con le cosiddette trazioni negative, eseguendo il movimento al contrario. Anche un elastico la aiuta ad allenarsi senza dover sollevare tutto il peso del corpo.
A pochi metri da lei, il campione Trukhanavets si solleva sulla sbarra come un giocattolo a molla dotato di una carica inesauribile. “A vedere lui sembra tutto facilissimo, ma per un comune mortale è un’impresa impossibile”, commenta con ammirazione Wunderlich. Oksana ride. “Non fa niente. Noi facciamo solo un po’ di sport nella vita, non il contrario”. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati