Nel 1932 lo stato di New York aprì un carcere femminile a Manhattan, a pochi passi da un prato in cui di solito si eseguivano le impiccagioni. Il penitenziario era destinato a detenute che andavano “ricondotte alla normalità”, colpevoli di reati come “portare i pantaloni senza autorizzazione”, essere “troppo mascoline” o, nel peggiore dei casi, essere “lesbiche”. Il carcere fu soprannominato “House of D”, per l’usanza di cucire sulla divisa alle lesbiche e agli uomini trans una “D” che stava per degenere. Nei decenni successivi quel quartiere di Manhattan sarebbe diventato il Greenwich Village, e quel prato per le impiccagioni Washington square, il centro della rivolta di Stonewall del 1969 e del movimento di liberazione gay e queer della città. In questa puntata di Fresh air, programma culturale della radio Npr, lo storico Hugh Ryan ricostruisce il ruolo del carcere nei movimenti di liberazione, svelando, per esempio, che il primo bar per lesbiche di New York fu aperto nel Village proprio per accogliere le fidanzate delle detenute che, escluse dalle loro famiglie, si trasferivano lì accanto per urlare il loro sostegno e per passare illegalmente beni di conforto dalle finestre. La prigione fu chiusa nel 1972 dopo aver ospitato, tra le altre, anche l’attivista Angela Davis.

Jonathan Zenti

Questo articolo è uscito sul numero 1466 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati