Nicole è alla sua prima gravidanza. Persa tra i consigli di amiche e familiari, decide d’informarsi online su quale potrebbe essere il modo più adatto per affrontare il primo parto. I social media continuano a proporle degli estratti dal pod­cast di Emilee Saldaya, fondatrice di Fbs, acronimo per Free birth society. Il pod­cast promette “di svelare l’inganno e rimettere al centro l’istinto”. Fbs non è solo un pod­cast, ma un ecosistema di servizi a pagamento per donne incinte secondo il quale ognuna di loro ha tutto quello che serve per poter partorire a casa da sola senza alcuna assistenza sanitaria. Secondo Saldaya, non solo è importante stare lontane dagli ospedali e dai centri che medicalizzano un gesto naturale come la nascita, ma bisogna evitare anche le ostetriche che seguono le gestanti in casa, perché danno troppa importanza al loro ruolo. Quando Nicole s’iscrive, su Fbs ci sono altre 600 donne che come lei pagano 499 dollari al mese per accedere alla consulenza. Dopo mesi di corsi, letture e chat online, Nicole si ritrova a casa da sola ad aspettare un’ambulanza dopo una ritenzione placentare e un’emorragia post partum. Questa inchiesta del Guardian connette 48 interruzioni involontarie di gravidanza con le attività di Fbs e della sua fondatrice, che ancora oggi respinge le accuse e continua ad adescare donne in gravidanza.

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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati