Nel 1934 si tenne in Italia la seconda edizione dei Mondiali maschili di calcio. Il partito fascista stava consolidando il suo potere e dopo le elezioni plebiscitarie di marzo, seguite a un incremento delle operazioni capillari dell’Ovra, la polizia politica, il paese era pronto a ospitare una manifestazione sportiva internazionale. Negli anni precedenti Mussolini aveva già messo in piedi un’imponente infrastruttura facendo costruire in tutti i principali capoluoghi degli stadi enormi. Ma per dimostrare la propria supremazia sul mondo la nazionale, guidata da Schiavio, Meazza, quattro oriundi argentini e uno brasiliano, aveva l’obbligo di vincere. Quest’anno l’Italia non si è neppure qualificata, ma la tensione politica della manifestazione rimane intatta. Il torneo si giocherà negli Stati Uniti di Donald Trump, quando la dichiarazione d’indipendenza compie 250 anni, con la fase finale che comincerà proprio il giorno dell’anniversario, il 4 luglio. Oggi come allora, il Mondiale parte con un rapporto ambiguo tra il paese ospitante e la Fifa, dopo la consegna a Trump di un grottesco “premio per la pace”. In Our copa un giornalista sportivo e due ex calciatori della nazionale maschile e femminile degli Stati Uniti raccontano le edizioni dei Mondiali più segnate dalla politica.

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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati