Il discorso sullo stato della nazione che il nuovo presidente Cyril Ramaphosa ha tenuto il 16 febbraio è stato accolto come l’alba di un nuovo giorno in Sudafrica. Dopo un decennio di malgoverno, avidità politica, corruzione e progressivo smantellamento di varie istituzioni dello stato, qualunque alternativa avrebbe suscitato ottimismo. Ma per quanto dobbiamo essere grati ai partiti d’opposizione, alla società civile, ai giudici e ai giornalisti per aver favorito questo passaggio, non dobbiamo dimenticare che, ancora una volta, il vero agente del cambiamento è stato il partito al potere, l’African national congress (Anc). Jacob Zuma, l’uomo che andò al potere richiamando nei ranghi il suo predecessore, Thabo Mbeki, ha subìto lo stesso destino, per mano del partito che ha servito per tutta la vita.
Nel suo discorso, Ramaphosa ha promesso di rimettere in sesto le istituzioni e rilanciare l’economia. Serve uno stato solido per favorire lo sviluppo e ridurre le disuguaglianze e la disoccupazione. Ramaphosa sa di avere un compito enorme davanti a sé, ma ha buone idee e ottimi rapporti con gli imprenditori. Tuttavia i sudafricani non devono abbassare la guardia. Il modo in cui Ramaphosa è arrivato al potere è indice di un problema grave e antico, che difficilmente il nuovo presidente sarà in grado di risolvere. Il sistema politico sudafricano – la legge elettorale, insieme alla separazione e al bilanciamento tra i poteri dello stato – non permette ai cittadini di controllare davvero l’operato degli eletti. Non a caso Zuma ha più volte usato il parlamento per farsi beffe dei cittadini e della costituzione. Se Ramaphosa vuole passare alla storia dovrà agire con coraggio per risolvere questi problemi, permettendo ai cittadini di esercitare efficacemente la loro volontà politica. L’Anc dovrebbe mostrare che non è più un movimento di liberazione, ma un partito. Così forse i sudafricani si renderanno conto che il partito non equivale allo stato. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1244 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati