Per giustificare la riforma delle pensioni, il governo francese insiste usando lo stesso argomento: in Europa i francesi sono dei privilegiati, in molti paesi l’età pensionabile supera i 64 anni. Il presidente Emmanuel Macron si è sentito in dovere, durante un’intervista televisiva, di commentare una tabella del quotidiano Le Parisien che andava in quella direzione. Ma non è detto che il gioco dei confronti europei rafforzi le sue parole. Da mesi in tutto il continente si moltiplicano le rivendicazioni sui salari legate all’inflazione, per esempio durante lo sciopero del 27 marzo in Germania. Ma non tutti i governi europei, compresi quelli di destra, reagiscono allo stesso modo. Non mostrano la stessa intransigenza dell’Eliseo quando sono chiamati in causa dai movimenti sociali. Le recenti mobilitazioni sindacali hanno dato i loro frutti. Lo testimoniano vari esempi.

In difesa della sanità pubblica

In Spagna i medici di base e i pediatri hanno scioperato in difesa della sanità pubblica. Le manifestazioni, tra cui una a febbraio, hanno riempito le strade di Madrid. Le regioni, che gestiscono i servizi sanitari e sono prevalentemente governate dalla destra, alla fine hanno aperto ai negoziati. A metà marzo è stato firmato un accordo nella comunità autonoma di Madrid, governata dalla conservatrice Isabel Díaz Ayuso, che prevede un aumento di 450 euro al mese per gli operatori sanitari e un tetto al numero di consultazioni giornaliere. Altre dieci regioni hanno raggiunto accordi simili.

La situazione è più complessa nel Regno Unito, che dall’estate 2022 sta vivendo la più grande ondata di scioperi degli ultimi cinquant’anni. Le mobilitazioni interessano varie categorie di lavoratori, tra cui ferrovieri, infermieri e postini. “Visto che molti di questi scioperi sono sostenuti dall’opinione pubblica, il premier conservatore Rishi Sunak sta guadagnando consensi scegliendo il dialogo invece dello scontro”, ha scritto il New York Times.

Sono in corso dei negoziati con i lavoratori delle poste, gli insegnanti, gli autisti di ambulanze e gli infermieri, che chiedono di adeguare i loro salari all’inflazione. Lo stesso vale per il settore dei trasporti. In quello sanitario il governo propone aumenti del 5 per cento da aprile, oltre ad alcuni bonus per il periodo precedente: una cifra ancora inferiore al tasso d’inflazione (superiore all’11 per cento alla fine del 2022), ma che è sembrata accettabile, dato che ci sono segnali di un rallentamento dei rincari.

La Germania è il terzo esempio. A novembre il sindacato dei metalmeccanici Ig Metall ha concluso un accordo che prevede un aumento salariale dell’8,5 per cento in due anni per i 3,9 milioni di dipendenti del settore elettro-metallurgico. Più complicate si stanno invece rivelando le discussioni nei servizi e nei trasporti, cominciate a gennaio. Il sindacato dei servizi (Ver.di) e quello degli impiegati pubblici (Dbb) chiedono aumenti di almeno il 10,5 per cento per 2,5 milioni di dipendenti pubblici. Il sindacato dei ferrovieri (Evg) vuole un adeguamento del 12 per cento per i 180mila lavoratori della Deutsche Bahn, la compagnia ferroviaria statale.

Questo quadro è tutt’altro che esaustivo. In Portogallo sono in corso mobilitazioni, in particolare sul diritto alla casa. I confronti sono talvolta azzardati, ma crediamo si possa dire che lo stato del dialogo sociale, fermo in Francia, è molto più vivace in altri paesi europei. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1505 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati