Secondo uno studio condotto su 11.500 quartieri di più di cento città statunitensi, dove gli immigrati senza permesso di soggiorno sono aumentati i reati contro la proprietà e i crimini violenti sono diminuiti.
In un articolo pubblicato sul Journal of Urban Affairs, i ricercatori hanno incrociato le stime dei residenti senza documenti con i dati statistici sulla criminalità tra il 2010 e il 2018.
“Il nostro è il primo studio che analizza questi numeri nei vari quartieri con un campione così variegato a livello nazionale”, spiega la coautrice Charis Kubrin, criminologa dell’università della California a Irvine. “È importante perché i quartieri sono gli spazi più vicini alle persone ed è lì che si costruiscono le percezioni”.
Gli studi precedenti “usavano campioni di una certa giurisdizione”, dice Alexis Piquero, criminologo dell’università di Miami, mentre questo ha “un raggio d’azione molto più ampio”.
I risultati confermano le precedenti ricerche che non avevano trovato alcun collegamento fra immigrazione e criminalità, negli Stati Uniti e altrove. “Un quadro in linea con quello che emerge dagli studi britannici”, dice Ben Brindle, ricercatore dell’Osservatorio sulle migrazioni di Oxford.
Fra gli immigrati irregolari c’è chi è entrato illegalmente e chi è rimasto dopo la scadenza del visto. La percezione pubblica è spesso alimentata dalla convinzione che queste persone tendano a commettere reati più degli immigrati con i documenti in regola o a chi ha la cittadinanza.
Secondo Piquero, però, “è molto difficile contare gli immigrati non in regola, e i ricercatori hanno dovuto fare delle stime”. Kubrin e i colleghi hanno avuto accesso ai dati demografici di 46 milioni di persone attraverso un centro federale di ricerca statistica.
Per fare le loro stime hanno escluso tutti i cittadini statunitensi e le persone nate nel paese, oltre a quelle che avevano un’assicurazione sanitaria pubblica, erano iscritte alle scuole superiori o erano sposate con cittadini statunitensi, perché è probabile che abbiano il visto o siano residenti permanenti. Dall’analisi è emerso che nel 2010 in media il 5,6 per cento dei residenti di un quartiere non aveva i documenti in regola, e che il dato era sceso al 4,8 per cento nel 2018.
I ricercatori hanno poi mappato questa percentuale nei quartieri, confrontandola con i dati sulla criminalità forniti dal National incident crime study. Si sono concentrati sui reati violenti – che comprendono omicidi, rapine e aggressioni aggravate – e su quelli contro la proprietà, come le effrazioni e il furto di veicoli.
Vulnerabili alle rapine
Lo studio ha rivelato che l’aumento degli immigrati senza documenti era associato a un numero inferiore di reati contro la proprietà e di aggressioni aggravate. Le rapine, invece, sono aumentate. “Può darsi che in certi quartieri il tasso di criminalità sia maggiore perché gli immigrati sono le vittime piuttosto che i responsabili”, commenta Kubrin. È più probabile che chi è sprovvisto di documenti venga pagato in contanti e non abbia un conto in banca come gli altri residenti, il che lo espone a un maggior rischio di essere rapinato, per esempio.
Durante il periodo preso in esame la criminalità e l’immigrazione sono entrambe calate negli Stati Uniti. “Se ne potrebbe dedurre che gli immigrati portano criminalità, ma il nostro studio può smentire questa conclusione”, dice Kubrin.
I ricercatori sperano che i risultati possano contribuire a influenzare il dibattito pubblico. “La percezione dell’immigrazione e della criminalità non corrisponde alle conclusioni dello studio”, osserva Brindle. “Può essere molto difficile fare breccia nell’opinione pubblica attraverso la ricerca, perché ci sono tantissimi fattori che influiscono sull’atteggiamento e sulle convinzioni delle persone”, aggiunge.
Secondo Kubrin dato che questo è uno “studio a livello locale potrebbe avere un peso” nelle politiche locali.
“La questione dell’immigrazione non sparirà presto”, dice Piquero, la cui speranza è che la ricerca “possa spostare l’ago della bilancia un po’ alla volta”. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati