Il calcolo che ha portato Vladimir Putin ad annunciare i referendum nelle regioni occupate dell’Ucraina è evidente: il presidente russo vuole annettere questi territori nella speranza che tracciare un nuovo confine basti a fermare la vittoriosa controffensiva ucraina. Il suo predecessore Dmitrij Medvedev ha lanciato un messaggio chiaro a Kiev e all’occidente, minacciando il ricorso a “tutti i mezzi di autodifesa”, comprese le armi nucleari.

La fretta con cui si stanno organizzando questi referendum dimostra il panico del Cremlino. A quanto pare la leadership russa non crede più di poter fermare gli ucraini nel futuro prossimo.

Sul risultato di queste consultazioni non bisogna farsi illusioni. La vera domanda sarà come reagiranno l’Ucraina e i suoi alleati. Finora i paesi occidentali, e specialmente gli Stati Uniti, hanno fatto tutto il possibile per evitare che gli ucraini attaccassero obiettivi in territorio russo. È stato uno dei criteri principali della fornitura di armi a Kiev.

Spostando le frontiere, Putin mette l’occidente di fronte a una scelta difficile. Continuare con la politica attuale vorrebbe dire accettare le conquiste territoriali russe, anche senza riconoscerle formalmente. Un cambio di strategia invece potrebbe portare il conflitto a un punto che tutti avevano sperato di evitare. ◆ gac

Questo articolo è uscito sul numero 1479 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati