Quando Ksenia Coffman ha cominciato a correggere i testi su Wikipedia, era come una turista a Buenos Aires negli anni cinquanta. Era arrivata per imparare il tango, ammirare le architetture della città e sorseggiare mate, senza sapere che da quelle parti c’era un problema con il nazismo. Però Coffman, che è nata nell’Unione Sovietica e oggi vive nella Silicon valley, è una persona attenta. Così, mentre leggeva una voce dopo l’altra sulla seconda guerra mondiale, ha capito che era di fronte a un tentativo combinato di minimizzare le atrocità commesse dalla Germania durante il conflitto.

Non ricorda con esattezza quando ha cominciato a preoccuparsi: forse quella volta che ha letto una pagina sulle Ss – la struttura paramilitare del partito nazista – accompagnata da immagini che sembravano foto in posa. Ufficiali con l’aria di persone d’azione che guardavano cartine geografiche o sfilavano in una parata e altri scatti “molto inquietanti”. O forse è stato quando ha visto le pagine dedicate ai cannonieri dei carri armati tedeschi, agli assi dell’aviazione e a chi aveva ricevuto una medaglia. Centinaia di pagine in cui il numero impressionante di vittime che quegli uomini avevano causato e le loro imprese giovanili erano sempre presentati come estranei al genocidio nazista. Cosa stava succedendo? Wikipedia si sarebbe dovuta basare su un consenso generale, e non c’era forse consenso su Adolf Hitler? Una persona qualunque avrebbe semplicemente potuto pensare: “Ancora robaccia su internet, peccato. Passiamo ad altro”. Ma Coffman è una che legge un romanzo di mille pagine sulla shoah fino alla fine. A qualunque cosa si dedichi – sollevamento pesi, collezioni di profumi o denazificazione – affronta sempre il compito come una studente da dieci e lode.

E, visto che Wikipedia tiene un registro pubblico di tutti i cambiamenti apportati da ogni editor, si può fare un viaggio a ritroso nel tempo e vedere com’è cominciata l’attività di Ksenia Coffman.

Ai primi di novembre del 2015 si trova il nome utente K.e.coffman in una pagina sulla “Congiura del 20 luglio”, il piano, fallito, di alcuni ufficiali tedeschi per assassinare Hitler. Una frase salta all’occhio di Coffman. La pagina dice che certi congiurati consideravano il complotto “un gesto grandioso, benché futile” che avrebbe salvato “il loro onore e quello delle loro famiglie, dell’esercito e della Germania tutta”. Ma la tesi non è supportata da nessuna fonte: è evidentemente una congettura. E a Coffman suona stranamente lusinghiera.

Quindi passa dalla pagina che parla di uno dei congiurati: Arthur Nebe, un ufficiale di alto grado delle Ss. A parte il ruolo svolto nella congiura del 20 luglio, Nebe è noto soprattutto per aver inventato il modo di trasformare i furgoni in camere a gas mobili, convogliando all’interno i gas di scarico. Entrambi i fatti sono citati nella pagina di Wikipedia, con l’aggiunta di un dettaglio: Nebe collaudò il suo sistema sulle persone con disturbi mentali. Ma il testo dice anche che tentò di “ridurre le atrocità commesse”, fino al punto da fornire ai suoi superiori cifre gonfiate sul totale delle persone uccise.

A piè di pagina

Coffman è “completamente disorientata”. Non riesce a credere che una persona responsabile di simili massacri volesse proteggere gli ebrei. Allora controlla le note a piè di pagina e scopre che quell’affermazione è tratta da War of extermination (Guerra di sterminio), una raccolta di saggi scritti da vari studiosi, pubblicata per la prima volta nel 1995.

Coffman sa che il libro è affidabile, perché per combinazione ne ha preso in prestito una copia dalla biblioteca. Allora va alla pagina citata e trova un capoverso che sembra confermare tutte le frasi senza fondamento presenti nella pagina di Wikipedia. Ma subito dopo nel libro c’è un’altra frase: “Questa è, ovviamente, una sciocchezza”.

A quel punto si rende conto che per distorcere la memoria storica basta poco, serve solo un computer. “Fa paura l’influenza che possono avere poche persone su tutte le altre”, pensa. È allora che comincia a guardare Wikipedia con un occhio molto più critico. Corregge le due voci. Torna sulla congiura del 20 luglio e va alla pagina delle conversazioni, quella dove gli editor discutono i cambiamenti fatti. Copia e incolla le parole che non le tornano: “Vorrei rimuovere questa parte. Commenti? Obiezioni?”. Un altro redattore è d’accordo. Con un clic il paragrafo sparisce.

All’inizio per lei Wikipedia doveva essere semplicemente un nuovo hobby. Ma poi ha cominciato a fare modifiche ogni giorno

Nella pagina su Nebe, Coffman aggiunge il tag “[citazione necessaria]” all’affermazione falsa. Identifica altre due fonti discutibili, una citata in modo fuorviante, l’altra forse inventata. Per capire meglio come stanno le cose legge il libro The Ss: alibi of a nation. Rivede più e più volte il paragrafo “Legacy”, quello che spiega l’influenza culturale di Nebe. Prima scrive che alcuni storici “lo giudicano molto più severamente” di altri. Poi che “hanno di lui una visione meno generosa”. Poi che “malgrado la sua partecipazione alla congiura del 20 luglio, gli storici hanno una visione negativa di Nebe e delle sue motivazioni”.

Coffman capisce che in realtà la storia è una guerra di editing dove la verità è appesa a un filo.

Dopo qualche settimana di revisioni realizza che è arrivato il momento di compilare la sua pagina utente (l’equivalente di un profilo personale), quella in cui ogni editor dell’enciclopedia inserisce le sue opinioni personali. La aggiorna per la prima volta un sabato sera, scrivendo: “Sono una nuova editor di Wikipedia. Mi piace dare il mio contributo e scambiare idee con gli altri”. Un’ora dopo, a mezzanotte, aggiunge: “Il mio stile di revisione è tendenzialmente audace”.

Il silenzio del nonno

Ksenia Coffman è figlia d’ingegneri ed è cresciuta negli anni del declino dell’Unione Sovietica. A Mosca aveva ricevuto quella che definisce “un’educazione privilegiata”. Visitava musei e gallerie, andava a teatro. Nel suo quartiere c’era un chiosco dove la gente portava materiali da riciclare e per premio otteneva romanzi. “Per alcuni chili di carta”, racconta, “potevi ricevere in regalo un classico: Puškin, Tolstoj. Eri incoraggiato a leggere”.

I suoi genitori non le avevano trasmesso certo un’immagine romantica della guerra. Tutt’altro: suo nonno, ingegnere anche lui, aveva prestato servizio nell’Armata rossa ed era sopravvissuto all’assedio di Leningrado. Ma non le aveva raccontato quasi niente delle sue esperienze. All’università Coffman si era laureata in linguistica computazionale, una materia in cui s’incontravano i suoi interessi per il linguaggio e la scienza. Era una studente modello e aveva vinto una borsa di studio in amministrazione aziendale nella Bay area della California, dove era arrivata durante il periodo d’oro della new economy. Non è più andata via.

Spalle larghe e caschetto biondo, Coffman parla in modo deciso. Abita in una casetta in un quartiere moderno di San Jose. Ora ha meno voglia di andare nei musei e nelle gallerie d’arte di San Francisco, quindi cerca stimoli nei libri e nei suoi hobby .

Quando sono andata a trovarla a casa sua, mesi fa, mi ha fatto vedere la palestra che si è fatta costruire al piano terra.

Se il suo campo di specializzazione è la seconda guerra mondiale, nel 2015, mi dice, ha cominciato a interessarsi alla guerra civile americana. Quell’estate un giovane suprematista bianco aveva ucciso nove fedeli in una chiesa frequentata da neri a Charleston, in South Carolina. La sparatoria, ricorda, le ha fatto capire che al di là della sua esperienza c’era anche “l’altra America”, profondamente segnata da un passato a lei quasi sconosciuto. Così ha reagito come sempre: si è messa a leggere. Siccome in quel momento aveva lasciato un lavoro, era libera d’immergersi nei libri di storia. Studiando la guerra civile americana si è resa conto della sua influenza sulla storia contemporanea statunitense.

All’inizio per lei Wikipedia doveva essere semplicemente un nuovo hobby. Si limitava a scrivere qualche sporadico suggerimento. Ma poi ha cominciato a fare modifiche quasi ogni giorno: c’erano tante cose da correggere. Del sito le piaceva la complessa burocrazia, con le sue linee guida e le regole sull’affidabilità delle fonti, i saggi eruditi e le pagine di discussione che gli editor citano come fossero testi di giurisprudenza.

“La disciplina di Wikipedia somiglia a quella militare. E io sono brava a seguire le istruzioni”, dice.

Burocrazia e disciplina

“’Giorno”. Si apre così la nota dell’utente Peacemaker67 rivolta a K.e. Coffman. È la fine del 2015, e l’autore non ha gradito le recenti modifiche a una pagina di Wikipedia su una divisione corazzata delle Ss composta da volontari nazisti dei paesi scandinavi. “Scusa ma mi sembra che tu abbia frainteso un po’ come funziona la cancellazione di articoli su Wp e vorrei chiarirti le idee prima che la cosa vada troppo in là”.

Coffman riconosce lo username: è un redattore australiano. Sulla sua pagina utente si legge che ha partecipato alla missione di pace nell’ex Jugoslavia. È lo stesso tizio che qualche tempo prima l’ha invitata a far parte di un WikiProject sulla storia militare: un gruppo in cui gli editor chattano, seguono lezioni, si confrontano e scrivono articoli insieme.

Non è la prima volta che le capita di cancellare qualcosa dall’articolo sulla divisione corazzata, giudicandolo pieno di fancruft (così si chiamano sull’enciclopedia online le descrizioni con troppi elogi) e privo di fonti attendibili. L’articolo spiegava che la divisione si era “comportata onorevolmente” nonostante “una resistenza sempre più agguerrita”, “tenendo le posizioni” e guadagnandosi il “rispetto a malincuore” dei più scettici tra i comandanti delle Ss. Inoltre agli editor era sfuggita una frase usata da un soldato e riportata più in basso: “E poi abbiamo ripulito una tana di ebrei”. Per Coffman quelle espressioni di esaltazione erano un chiaro indizio di finzione storica.

La conversazione all’inizio è educata. “IMHO (in my humble opinion, secondo me) è un bene che tu stia cancellando le citazioni da fonti inaffidabili, per lo più dai blog”, ha detto Peacemaker67. “Ma di per sé, il fatto che il materiale provenga da un blog non significa che sia sbagliato”.

Ufficiali nazisti durante la seconda guerra mondiale (f. Hoffmann, Ullstein bild/Getty Images)

K.e.coffman risponde in meno di un’ora. “Grazie per la tua nota”, scrive. “Devo dire che mi ha sorpreso riuscire a salvare così poco di quell’articolo”. E gli fa un elenco puntato di diciassette casi di espressioni tendenziose, glorificazione del nazismo e affermazioni false.

“Wikipedia non sarebbe meglio, senza contenuti del genere?”, chiede.

“Be’, la gente va su Wp per tante ragioni diverse”, replica Peacemaker67. “Io non vado in giro a cancellare roba solo perché mi sembra sospetta”.

Coffman risponde: “Perché far circolare informazioni false quando possiamo rimuoverle, e perché legittimare la glorificazione del nazismo? Credo che Wikipedia dovrebbe avere standard più alti”.

La risposta finale di Peacemaker67 arriva dopo nove minuti ed è brusca: “Se fai una cosa del genere su un articolo della mia watchlist, sappi che le tue correzioni saranno annullate e ti verrà chiesto di fornire fonti affidabili che ne smentiscano il contenuto”. Peacemaker67 – ma lo stesso vale per altri redattori in cui Coffman si imbatterà in seguito – vede qualcosa di dannoso nel suo modo di lavorare.

Il suo bersaglio successivo Coffman lo trova nelle note a piè di pagina di un articolo sulla divisione anticarro delle Ss. Il nome del soldato Franz Kurowski sembra spuntare dappertutto.

Kurowski era un aviatore della Luftwaffe, l’aviazione militare tedesca, che dopo la seconda guerra mondiale si cimentò in tutti i tipi di scrittura popolare. Ma la fama arrivò con le storie sulla seconda guerra mondiale. In quei racconti, Kurowski non usava certo toni moderati. Come si legge in un saggio dello storico tedesco Roman Töppel, “ha rappresentato la guerra come una prova del destino e anche un po’ come un’avventura, glissando sui crimini tedeschi ma non su quelli alleati”. Per capire meglio, Coffman va su Google e s’imbatte in un libro intitolato The myth of the eastern front. Il testo racconta che nel dopoguerra personaggi come Kurowski cercarono di riabilitare l’immagine dell’esercito tedesco, la Wehrmacht, sostenendo che poche mele marce avevano contagiato tutto il cesto: del resto era facile scaricare tutte le colpe su uno come Hitler.

Il museo dei crimini

Il cosiddetto “mito della Wehr­macht pulita” si era affermato su entrambe le sponde dell’Atlantico, perché da una parte la società tedesca aveva bisogno di credere che non tutti i suoi soldati fossero malvagi, dall’altra gli statunitensi corteggiavano chiunque potesse aiutarli contro il comunismo. Poi però, alla metà degli anni novanta, un museo in Germania allestì un’esposizione in cui si presentava un catalogo dei crimini di guerra commessi dalle forze armate al tempo del nazismo. La mostra fu portata in giro per tutto il paese, e allora successe un fatto strano: i tedeschi si misero a parlare delle atrocità della Wehrmacht più apertamente degli stranieri.

Biografia

1970 Nasce in Unione Sovietica, figlia di due ingegneri.

1994 Si laurea in linguistica computazionale all’università di Mosca.

1998 Finisce un master in economia alla California state university. In seguito si trasferisce nella città di San Jose, negli Stati Uniti.

2015 Comincia a editare articoli sull’enciclopedia online Wikipedia.

2016 Viene assunta della Netscout, un’azienda informatica.


Quando Coffman ha scoperto queste cose, nella sua mente è scattato qualcosa. Ha pensato: siamo di fronte a una pianta velenosa. Non si tratta di gettar via qualche frutto, ma di tagliarla alla radice. Così ha deciso di spostarsi dalla storia, cioè dai fatti, alla storiografia, la metodologia della ricerca storica. Ha cominciato a usare Wikipedia per documentare le falsificazioni dei fatti e chi le mette in giro. Fa una lotta non tanto su specifiche voci di Wikipedia, quanto sulle fonti discutibili.

E così alla vigilia di Natale del 2015 è tornata sulla pagina di Arthur Nebe e ha aggiunto una parola: “Gli storici hanno una visione uniformemente negativa di Nebe e delle sue motivazioni”. Nella primavera del 2016, Coffman ha passato in rassegna centinaia di articoli sulle persone che avevano ricevuto varie onorificenze naziste, compresa la Croce di cavaliere della Croce di ferro. Ha rimosso le fonti troppo di parte e ogni informazione che si basava su quelle fonti. Di solito, quando finiva il suo lavoro, dell’articolo non rimaneva nulla se non il fatto che quell’uomo aveva ottenuto una medaglia. Ma lei insisteva: non basta vincere un premio per avere una pagina di Wikipedia. Senza una fonte affidabile che racconti la storia della tua vita, non puoi essere un personaggio degno di nota. E così un’altra leggenda nazista si è sgonfiata come un palloncino.

Il periodo prolifico

Quando è arrivata alla pagina di Kurt Knispel, ha letto che fu “uno dei più valorosi carristi di tutti i tempi, se non il più grande in assoluto”. La foto mostrava un giovane artigliere sorridente con capelli biondi arruffati e un pizzetto. Purtroppo per lui, la sua fama si fondava quasi per intero sui resoconti di Kurowski, oltre che su una citazione nel corso della trasmissione di propaganda nazista Wehrmachtbericht, “bollettino delle forze armate”.

Coffman ha eliminato tutti gli aneddoti apocrifi di azione e d’avventura, come quello secondo cui a Knispel fu negata una promozione per aver aggredito un suo superiore. Il suo intervento riduce la voce di Wikipedia ad appena quattro paragrafi, e tre riguardavano la morte del ventitreenne Knispel, colpito da un carro armato sovietico.

Le modifiche che Coffman faceva alle voci di Wikipedia sono balzate da 1.400 a cinquemila al mese. Stava entrando nel suo periodo più prolifico. Riempiva la sua pagina utente di ricerche e guide, ma il suo tono si era fatto più coraggioso. I nomi delle sezioni andavano dall’asciutto (“Revisionismo delle Waffen-Ss”) all’allegramente sprezzante (“Distaccamento nobili tempre morali”).

“’Giorno”, si legge in un messaggio ricevuto nell’estate del 2016. Era di nuovo Peacemaker67, con un ultimo avvertimento: “Ho notato che dopo aver cancellato molto testo e possibili fonti da certi articoli sui destinatari della Croce di cavaliere della Croce di ferro, hai proprio chiesto di cancellare le voci”, scriveva Peace­maker67. “È un comportamento inopportuno su Wp”. Il messaggio si chiudeva così: “Ti consiglio di smettere. Saluti”.

È seguito un altro scambio di messaggi fra i due, dopodiché Coffman si è appellata alla comunità di Wikipedia perché decidesse chi aveva ragione. “La questione è complessa, quindi sarei felice di leggere altri interventi”, ha scritto lei. Il dibattito ruotava attorno ad alcuni temi politici, oltre che alla questione di come confrontare le onorificenze militari di Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Germania. I membri del WikiProject dedicato alla storia militare erano tanti, ma Coffman ha raccolto consensi importanti.

La questione è andata avanti per mesi. In autunno, Peacemaker67 ha scritto che era “sinceramente stufo” della “campagna” portata avanti da K.e.coffman. Dopo sei mesi di dibattito, il 22 gennaio 2017, Coffman è stata scagionata da un amministratore di Wikipedia che ha scritto questo commento, tipico del modo di pensare dell’enciclopedia: “Nel caso della Croce di cavaliere, la comunità ha raggiunto un consenso: per molti decorati, le fonti affidabili non sono ancora sufficienti”. In altre parole, essere stato decorato con la Croce di cavaliere della Croce di ferro non ti rende abbastanza importante da meritare un articolo su Wikipedia. Al massimo ti spetta una riga in un lungo elenco.

Coffman si è segnata tutte le accuse che riceveva: quelle di fare “propaganda”, di “saltellare da un forum di discussione all’altro”, di “accanirsi”. Quando il dibattito è finito, Coffman e i suoi avversari più agguerriti si sono ritirati ciascuno nel suo angolo. Ma è saltato fuori un irriducibile, chiamato LargelyRecyclable, che da un account troll continuava a criticare i suoi interventi, finché la donna l’ ha segnalato all’arbitrato, che sulla versione inglese di Wikipedia è l’equivalente della corte suprema. Il comitato non è entrato nello specifico, anzi ha scritto esplicitamente: “Non spetta a noi risolvere controversie fra editor sulla veridicità dei contenuti”. Ma quando il comitato ha deciso di bandire LargelyRecyclable a tempo indeterminato dalla revisione delle voci di Wikipedia, Coffman l’ha presa come una vittoria.

Manutenzione costante

Sono pochi quelli che possono tenerle testa: 97mila correzioni, 3.200 pagine create, innumerevoli dibattiti sostenuti e vinti. Oggi, K.e.coffman fa saldamente parte dell’élite degli editor della versione inglese di Wikipedia: mentre scrivo è il numero 734 su 121mila. La sua watchlist (la lista delle pagine osservate speciali) contiene circa duemila voci. Ogni volta che qualcuno prova a fare un cambiamento, accanto alla lista appare una notifica. Perché le guerre di editing hanno una particolarità: non finiscono mai. Ma naturalmente Coffman evita le espressioni marziali. Per lei Wikipedia non è un campo di battaglia, è una proprietà immobiliare: “Come in casa tua, la manutenzione dev’essere costante. E devi installare un allarme”.

Sulla sua pagina utente compaiono sezioni dedicate al “fancruft nazista” e ai “soprannomi apocrifi”. Ci sono elenchi di fonti che fanno apologia del nazismo e di editori di estrema destra. E poi c’è un’intera pagina intitolata: “Il mio presunto comportamento problematico”, dove Coffman aggiorna di continuo le accuse ricevute. Per il suo lavoro si è addirittura attribuita un’onorificenza: la Croce della vandala della Croce di ferro con spade e losanghe. ◆ ma

Questo articolo è uscito sul numero 1438 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati