Nel 2016 i due artisti keniani Ngartia e Abu Sense hanno concepito un format televisivo sulla storia recente del Kenya, basandosi su materiali diversi, come il blog dello scrittore Morris Kiruga (noto come Owaahh), che racconta vicende poco conosciute della storia keniana, o il lavoro del drammaturgo Ogutu Muraya sul libro di Al Kags Living memories, che raccoglie testimonianze di chi ha vissuto il periodo coloniale e l’indipendenza del paese.

Hanno presentato la trasmissione a diverse emittenti televisive nazionali, senza successo. “Continuavano a risponderci che era un’idea geniale ma forse un po’ troppo intelligente per i keniani. Una cosa senza senso”, afferma Ngartia. Così hanno deciso di portare la loro idea a teatro. Storie come quelle tratte dal blog di Owaahh sarebbero diventate la base dello spettacolo Too early for birds.

Un passato sterilizzato

In poco tempo sono riusciti a coinvolgere brillanti performer, musicisti, scrittori e produttori che, oltre a creare ed esibirsi, volevano avvicinarsi di più alla tradizione africana della narrazione orale e fare luce sulla storia del Kenya. Tutti stanchi, tra l’altro, di sentirsi ripetere che non esistono “storie keniane” che meritano di essere raccontate.

“Il sistema educativo nazionale ci ha tolto la nostra storia, sterilizzata per adattarla alla narrazione colonialista e a quella dei regimi che si sono succeduti dopo l’indipendenza”, aggiunge Ngartia.

La selezione delle storie da portare in scena e la scelta degli aspetti da mettere in evidenza sono nati dalla curiosità e dalla riflessione su come quelle storie erano insegnate nelle scuole. In più occasioni gli autori hanno scoperto circostanze e personaggi completamente cancellati o tenuti ai margini, al punto di dubitare che fossero realmente esistiti. “Il carburante è sempre stata la curiosità, accompagnata dalla sensazione che molte storie nascondessero più di quello che è stato rivelato”, afferma Ngartia.

Too early for birds (@tooearlyforbird)

Il 17 maggio 2017 Too early for birds ha debuttato al Kenya national theatre di Nairobi con un tutto esaurito. Era solo l’inizio del suo successo. La prima versione dello spettacolo è stata intitolata Unsung heroes edition, poi sono seguite la Dissent edition, la Badassery edition, la Brazen edition e la Tom Mboya edition. Sono state tutte entusiasmanti e ricche di informazioni, ma secondo Ngartia e molti fan di Too early for birds la Brazen edition è stata particolarmente significativa, perché ricerca, scrittura, regia e recitazione hanno visto come protagoniste le donne.

È stato un atto rivoluzionario, come ha sottolineato la giornalista keniana Maureen Wambui nella sua recensione: “Se c’è una lezione da trarre dalla Brazen edition è che le donne sono state cancellate e lasciate fuori dalla storia del nostro paese. Queste sono storie di donne che hanno osato cambiare lo status quo, che sono andate oltre ciò che ci si aspettava da loro. Donne che hanno travalicato i confini della loro epoca”.

Ma ci sono molti momenti cruciali nella storia keniana che hanno avuto come protagoniste singole persone che hanno lottato per il cambiamento e sono riuscite a ottenerlo. Uno è stato Tom Mboya. Mboya era un sindacalista, un panafricanista e un leader politico che ha svolto un ruolo essenziale nella lotta del Kenya per l’indipendenza. Il suo carisma e le sue capacità di leadership lo hanno fatto diventare uno degli statisti più rispettati del continente. I sogni che aveva per il suo paese si sono infranti quando, il 5 luglio 1969, a 39 anni, fu assassinato a Nairobi. La vita e la morte di Mboya rappresentano un capitolo importante della storia keniana. È considerato un eroe e un rivoluzionario. Ma cos’altro sappiamo davvero di lui?

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Gli autori di Too early for birds hanno deciso di raccontare la sua storia. “Era la prima volta che ci concentravamo su un singolo personaggio”, racconta Ngartia. “Abbiamo messo insieme una squadra di ricercatori, scrittori e tecnici molto più grande e un nuovo regista, Mugambi Nthiga”, dice Ngartia. “E ci siamo anche spostati al Visa Oshwal community center, che ha il doppio dei posti rispetto al Kenya national theatre”.

L’incredibile successo della Tom Mboya edition si deve ai dialoghi brillanti, all’accuratezza della ricostruzione storica e al grande lavoro svolto dietro le quinte. In gioco, però, c’era qualcosa di più. “Un personaggio quasi mitico della storia keniana è stato umanizzato. Ed è diventato evidente che i nostri libri di storia grattavano a malapena la superficie”, ha scritto Wambui.

Un futuro diverso

Too early for birds ha dimostrato come il teatro e il racconto sul palcoscenico siano in grado di sfidare a diversi livelli la narrazione istituzionale. Queste rappresentazioni hanno la libertà di raccontare storie senza la censura imposta ai mezzi di informazione ufficiali e presente nel sistema educativo.

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Tutto questo succede attraverso il racconto delle storie, ma soprattutto attraverso il modo in cui sono presentate. Gli autori hanno scelto consapevolmente di farlo “alla keniana”. Queste produzioni non sono state fatte per compiacere lo sguardo dei bianchi, ma sono state pensate per rivolgersi direttamente ai keniani, dal punto di vista della lingua, della musica, dei riferimenti culturali e anche dell’umorismo.

L’ascesa di editori, scrittori, registi e musicisti africani ha fatto emergere nuove storie, e il teatro fa sicuramente parte di questo processo. Da scrittore e performer, Ngartia ritiene che il teatro possa avere un ruolo importante nel raccontare, riesaminare e diffondere la storia africana. Ci sono però delle sfide che il settore deve affrontare, sia in Kenya sia in altre parti del continente.

“Dobbiamo superare una miriade di ostacoli economici. L’auditorium più grande del Kenya national theatre può ospitare poco più di trecento persone. I teatri privati hanno dimensioni simili e spesso prezzi inaccessibili”.

Idil Ahmed, uno degli autori di Too early for birds, concorda: “I problemi economici, la mancanza di sale sufficientemente grandi, l’assenza di sostegno da parte del governo e un sistema scolastico che non coltiva in nessun modo il talento rappresentano una sfida all’evoluzione della scena teatrale in Kenya”.

Eppure, alla luce degli spettacoli che registrano il tutto esaurito, dell’abbondanza di talenti e di un pubblico in crescita costante si può dire che il futuro di Too early for birds e, forse, del teatro in Kenya, sia roseo. Cosa ancora più importante, spettacoli come questo hanno il potere di creare nuovi modi di pensare, decostruendo il passato per creare un futuro diverso. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1451 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati