Da mesi i coloni israeliani imperversano in tutta la Cisgiordania occupata, attaccando impunemente città e villaggi palestinesi. Quello che è successo a Qusra, un villaggio a sud di Nablus, dove dal 9 agosto i coloni hanno assediato tre famiglie palestinesi, ha perfino portato a una rara condanna del comportamento dei coloni da parte del governo israeliano: il portavoce David Mercer ha definito le azioni dei coloni “deplorevoli” e “inaccettabili”, promettendo che le autorità avrebbero indagato e arrestato i responsabili.

Analisti, attivisti e parlamentari israeliani intervistati da Al Jazeera hanno reagito a queste affermazioni con scetticismo e incredulità, sottolineando l’incapacità dell’esercito israeliano di mettere fine all’assedio, durante il quale i coloni hanno interrotto l’erogazione di acqua ed elettricità a Qusra. I soldati sono stati visti socializzare e pregare insieme ai coloni. Secondo Aida Touma-Sliman, deputata del parlamento israeliano con il partito di sinistra Hadash, i tentativi del governo di prendere le distanze dalla violenza sono “ridicoli”.

“Possono dire quello che vogliono, ma sono complici. Se si guarda alla Cisgiordania, non è più possibile distinguere tra l’esercito e i coloni”, ha affermato, aggiungendo che a molti coloni è stato permesso di svolgere il servizio militare proteggendo proprio gli insediamenti illegali da cui provenivano. “Il governo li rifornisce, li protegge e li arma. Non li ferma. Sostenerli è un atto politico”.

Lo stesso obiettivo

“Non c’è nulla di nuovo in quello che sta succedendo a Qusra”, ha confermato Yair Dvir dell’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem. “È una situazione che si ripete da decenni. Quando ci sono critiche internazionali contro la violenza, il governo la condanna, i coloni si ritirano e poi tornano appena l’attenzione si sposta altrove”. E ha aggiunto: “Siamo chiari: la violenza dei coloni è violenza di stato. Entrambe hanno lo stesso obiettivo: sfollare i palestinesi e appropriarsi della loro terra”.

La rapidità e la brutalità con cui il governo israeliano sta invadendo il territorio palestinese, in spregio sia del diritto internazionale sia della sentenza della Corte internazionale di giustizia (Cig) che gli impone di fermare gli insediamenti illegali nei territori palestinesi, sono aumentate negli ultimi mesi. Il monitoraggio dell’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari mostra che la violenza dei coloni sta crescendo di settimana in settimana, man mano che si avvicinano le elezioni israeliane di ottobre, e la potenziale fine del governo di estrema destra del primo ministro Benjamin Netanyahu.

“Senza dubbio c’è un’escalation della violenza in tutta la Cisgiordania occupata, a Gerusalemme Est e in altre aree, come la Striscia di Gaza, in vista delle elezioni”, ha chiarito Neve Gordon, professore di diritto internazionale alla Queen Mary university di Londra. “Il voto è come un grido di battaglia per l’intero elettorato degli insediamenti, che li spinge a fare tutto il possibile finché possono”, ha detto riferendosi ai timori diffusi tra i coloni e la destra radicale israeliana di poter perdere quelli che molti considerano come loro alleati nella coalizione di Netanyahu.

Il governo israeliano ha fatto poco per prendere le distanze dalle azioni dei coloni. Al contrario, esponenti di spicco del partito Likud di Netanyahu hanno partecipato a conferenze di alto profilo sugli insediamenti, comprese quelle esplicitamente dedicate alla pulizia etnica di Gaza. Lo stesso Netanyahu ha risposto alle recenti violenze nel villaggio palestinese di Tal – che hanno spinto le Nazioni Unite ad avvertire che l’intera Cisgiordania era al “punto di rottura” – promettendo di riconoscere un numero ancora maggiore di insediamenti illegali.

Una decisione sbagliata

◆ Il 9 agosto 2026 tre famiglie palestinesi di Qusra, un villaggio a sud di Nablus, sono state costrette a chiudersi in casa e a subire l’assedio dei coloni israeliani degli insediamenti vicini. Da mesi affrontavano minacce, molestie e attacchi. Dal 13 agosto sono stati schierati soldati israeliani per mantenere la sicurezza nell’area, ma nessuno dei responsabili israeliani delle violenze è stato arrestato.

◆Il 14 agosto il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha detto di aver incaricato l’esercito di preparare un piano per trasferire alla polizia il compito di gestire l’ordine pubblico e applicare la legge in Cisgiordania. Secondo Haaretz è una decisione sbagliata perché la polizia “non è in grado di gestire il terrorismo dei coloni” e favorirebbe “l’annessione della Cisgiordania”.


Al centro della politica governativa sulle colonie ci sono state le figure polarizzanti del ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir e del ministro delle finanze Bezalel Smotrich. Quest’ultimo si è dimostrato uno dei politici israeliani più influenti della storia nel promuovere la causa degli insediamenti illegali. Oltre a normalizzare i riferimenti politici all’annessione del territorio palestinese, Smotrich ha preteso che gli fosse garantito un controllo amministrativo parziale sulla Cisgiordania occupata come condizione fondamentale per la sua adesione alla coalizione di Netanyahu.

Da allora ha supervisionato l’espansione degli insediamenti illegali proseguita a un ritmo senza precedenti. Smotrich si è anche vantato di aver reso praticamente impossibile la soluzione dei due stati con l’annuncio, nell’agosto dello scorso anno, del progetto di insediamento E1, che unisce Gerusalemme Est alla colonia di Maale Adumim.

Tuttavia, concentrarsi solo su due delle figure più controverse della coalizione significa perdere di vista il punto fondamentale, ha aggiunto Gordon: “È troppo facile dire che è tutta colpa di queste poche persone e che, se non ci fossero, tutto andrebbe bene. Il problema va ben oltre. La pulizia etnica che vediamo in Cisgiordania, così come quella condotta dall’esercito nei campi profughi del territorio, per esempio quello di Jenin, richiede la complicità della polizia, del procuratore generale, dei militari e, in ultima analisi, dell’opinione pubblica. Senza la copertura che garantiscono, nulla di tutto questo sarebbe possibile”. ◆ dl

Diplomazia
Gli incontri di Kushner

Jared Kushner, inviato e genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha incontrato alcuni esponenti dell’ufficio politico di Hamas al Cairo, in Egitto, il 16 agosto. Il colloquio fa parte di un nuovo sforzo diplomatico per portare avanti il piano di pace statunitense per la Striscia di Gaza.

Il giorno dopo Kushner è andato in Israele dove ha incontrato il primo ministro Benjamin Netanyahu. Secondo alcuni resoconti i due avrebbero concordato di incaricare un generale statunitense di supervisionare il disarmo di Hamas. Netanyahu avrebbe però ribadito il suo rifiuto di ritirare l’esercito israeliano da Gaza prima della conclusione di questa operazione. Inoltre gli Stati Uniti avrebbero concesso a Israele di continuare per ora a bombardare la Striscia, pur affermando di voler portare avanti un piano più ampio per la ricostruzione del territorio. In una nota pubblicata dopo l’incontro l’ufficio di Netanyahu ha fatto sapere che le parti hanno concordato di istituire due gruppi di lavoro, uno incentrato sulla smilitarizzazione e l’altro sui servizi igienico-sanitari nella Striscia.

Alla fine di luglio Hamas ha accettato un piano proposto dal cosiddetto consiglio di pace, l’organismo voluto da Trump per gestire la fine della guerra e la ricostruzione di Gaza, che prevede il disarmo del gruppo e il ritiro dell’esercito israeliano dal territorio palestinese. Ma Israele l’ha respinto, insistendo sulla richiesta che Hamas completi il disarmo prima di qualunque ritiro dell’esercito israeliano, che continua a controllare circa il 60 per cento della Striscia. Diverse potenze regionali, tra cui Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, hanno condannato il rifiuto israeliano con una dichiarazione congiunta.

Secondo il ministero della salute della Striscia, dall’inizio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025 Israele ha ucciso 1.265 palestinesi nel territorio.

Haaretz, The Guardian, Afp


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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati